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    04
    giu.
    2013

    Come funziona l’informazione a Trieste, terminale d’Italia, città europea

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    Riceviamo & Pubblichiamo

    Ieri il Circolo Miani aveva con il consueto preavviso convocato una Conferenza Stampa, spedendone gli inviti via fax ed e-mail all’Ansa, al Primorski, al Piccolo, alla Rai regionale, a Telequattro ed Antenna Tre, tra gli altri. Aveva fissato l’ora dell’incontro alle scomode, per la gente, 12 in modo da favorire le redazioni televisive, come concordato in anticipo con Telequattro.

    Poiché gli argomenti oggetto dell’incontro con la stampa avevano una certa importanza per Trieste, erano presenti pure una quarantina e passa di cittadini, alcuni avevano dovuto prendere apposito permesso sul posto di lavoro per partecipare nella sede del Circolo a quell’infelice ora, in rappresentanza dei Comitati di Quartiere che a Trieste vanno territorialmente da San Vito a Muggia compresa: un’area dove vive oltre un terzo abbondante dei residenti nella provincia.

    Il tema dell’incontro era stato ovviamente annunciato nell’invito spedito alle redazioni e non lo ripeteremo qui ma comunque chiunque può leggerselo sul sito www.circolomiani.it nel pezzo titolato appunto Conferenza Stampa e Somma indifferenza, acclarata incapacità.

    Non si è presentato alcun giornalista o cameramen, gli ultimi in verità e forse perché non pecchiamo di vanità ci interessano poco o niente, senza nulla togliere alla dignità del loro lavoro, e le quasi cinquanta persone presenti hanno fatto come se ci fossero. Ovvero per oltre un’ora hanno ragionato sulla situazione ed hanno deciso le prossime iniziative a partire dalla manifestazione-assemblea cittadina da organizzarsi per la seconda metà di giugno in piazza Unità.

    Questo appena descritto non è altro che un ordinario episodio della più che decennale censura con cui la stampa di ogni ordine e grado, operando in un regime di sostanziale monopolio informativo, ha trattato le iniziative realizzate a Trieste dal Circolo Miani a partire grossomodo dall’anno 2000. Quando invece ne ha parlato è stato praticamente quasi solo per denigrare la credibilità di Maurizio Fogar e del Circolo da lui presieduto, in perfetta sintonia con la politica anche qui di ogni ordine, colore e grado, che ha sempre visto, salvo la lodevole eccezione di Igor Kocijancic e forse uno o due altri, la vasta partecipazione della gente e della nostra comunità, che nessun altro a Trieste, sia esso partito, sindacato o associazione, ha avuto, e la forte credibilità duratura nel tempo di cui il Circolo gode, come un mortale pericolo per la status quo della politica, del sottopotere e degli affari, in città.

    Ma proprio perché è l’ennesimo episodio di questa vergognosa saga esso assume una valenza importante su cui merita ragionare. A partire dall’assoluto silenzio-consenso di tutte, e qui sottolineiamo la parola tutte, forze politiche, intellettuali, istituzionali e quant’altro di Trieste. A cominciare da quelle che si vantano di combattere questa informazione “serva e pilotata”, sono parole loro anzi di più uno slogan; di riaffermare un giorno si e l’altro pure che “bisogna dare voce ai non garantiti” alla “società civile”, che se però non sei almeno rettore, imprenditore o notaio ed avvocato di grido, è meglio che stai zitto tanto ai loro occhi, meno che nei venti giorni di campagna elettorale, non conti un cazzo, e non sei certamente “civile”, un po’ come il voto per censo ottocentesco.

    Per continuare alla belinata strascicata da anni della “partecipazione”, dell’“ascolto” del territorio, dell’apertura alla gente che i partiti, PD in testa, ripetono come un mantra e con una credibilità che il solo dato ultimo della partecipazione al voto alle recenti elezioni regionali FVG basta a distruggere: a Trieste comune ha votato poco oltre il 40% degli aventi diritto ed in provincia il 43,43%. Ovviamente nessuno ne ha parlato se non per un giorno e qualche titolo di giornale, anche qui nel silenzio più globale del mondo informativo italiano, a riprova che Trieste conta meno di niente in Italia non solo nella politica ma anche sulla stampa che invece si scandalizzava perché quasi il 50% degli elettori altrove non votava. E di Trieste dove si sfiorava il 60%? Zitti e cuccia.

    Inoltre gli argomenti trattati nella Conferenza Stampa erano proprio quelli che informazione e politica gradivano di meno. Ma qui bisogna fare un passettino indietro: a quel servizio a firma Adriano Sofri apparso su Repubblica in gennaio e mai, anche qui un’anomalia visti i precedenti, ripreso o citato dal giornale locale del gruppo De Benedetti. Anzi il piccolo giornale ha qui invece pubblicato una smentita, al contrario proprio di Repubblica, spedita dal portavoce del sindacato dei giudici su sollecitazione della Procura di Trieste, piccata per i giudizi, la pura verità dei fatti, contenuti nell’articolo di Sofri. Meraviglioso: si smentisce dunque una notizia mai pubblicata. Ma questa è la deontologia, anzi come la pomposamente declamano, l’etica professionale del giornalismo italiota e soprattutto triestino.

    Dunque il riportare all’attenzione dell’opinione pubblica locale il diverso e conflittuale comportamento adottato sulla Ferriera di Trieste dalla Procura locale, confrontandolo invece con l’operato di Procura e Tribunale di Taranto sull’Ilva, vedi il recente sequestro per 8 miliardi e passa dei beni dei proprietari Riva e gli arresti dei vertici della Provincia pugliese, a cominciare dal Presidente, era per la stampa locale cosa disdicevole assai. E pertanto che fanno, va bene censurano in coro l’iniziativa del Circolo, e all’unisono a partire dalla RAI-servizio pubblico con canone annesso perché se uno ne parla salta tutto, e così evitano di raccontare ai triestini e muggesani che in Ferriera, ad esempio hanno creato da tempo, da quando la dirigeva l’attuale consulente, ma guarda che combinazione, della giunta comunale Cosolini, una vera e propria discarica abusiva di migliaia di tonnellate di loppa, i cui fanghi tossici finiscono regolarmente nelle verdi acque del Golfo di Trieste, e che, sempre ad esempio, l’altoforno in funzione perde quotidianamente 30.000 e più metri cubi del più cancerogeno gas esistente.

    Insomma la censura coglie i classici due piccioni con una fava.

    Ma non pago il piccolo giornale piazza lo stesso giorno della Conferenza Stampa – una semplice e fortuita coincidenza nevvero? – del Circolo una paginata, con foto, di intervista al Procuratore Capo facente funzioni, dopo la dipartita per Treviso del titolare precedente, passato alla storia della Ferriera per le sue due interviste agostane, una ad ogni estate, sulle inchieste e sulle indagini, che oramai da quasi tre anni il suo ufficio aveva in corso sui mancati controlli di Arpa, Ass, Regione, Provincia e Comune, e perché no, aggiungiamo noi, della Procura, e sui controllori “distratti”.

    Una indagine da carta stampata perché a quasi tre anni di distanza salvo le due interviste in fotocopia, nulla di concreto è risultato.

    Dunque

    sul piccolo giornale il Sostituto Procuratore facente funzioni, Federico Frezza, si confessa biograficamente ai lettori. Non se ne avrà a male ma il titoletto dei bigliettini notturni è degno del miglior Cuore di Edmondo De Amicis, come l’implicito invito ad attendere “i venti-trenta anni” per contare i morti dell’eventuale inquinamento da Ferriera, che giurisprudenza e statistiche medico-scientifiche internazionali non fanno testo e magari sono scritte in inglese. Tralasciamo poi l’uscita sulle indagini epidemiologiche che a Taranto i suoi colleghi hanno fatto fare dall’ASS locale a tempo di record, evidentemente. Ed è proprio il magistrato inquirente che porta la responsabilità delle principali e quasi uniche indagini fatte sull’inquinamento, o meglio “imbrattamento” della Ferriera e sui conseguenti processi conclusisi sempre con una oblazione dei vertici, il neoconsulente del Comune per l’appunto e la Lucchini-Severstal, e sempre con il consenso della pubblica accusa, ovvero dello stesso PM.

    Insomma più o meno come a Taranto, neh!

    Ovviamente la grancassa continua anche oggi, sottolineando la salvezza del decreto “crisi complesse” che ha inserito anche la Ferriera, e qui tutti i politici vecchi e nuovi fanno a gara nei commenti a prendersene il merito, salvo dimenticare che se nei prossimi tre mesi non giunge al Governo e all’Europa un progetto completo e finito di bonifica e riconversione produttiva del sito, salta il banco e la festa è finita.

    Ora noi molto sommessamente ci permettiamo di prevedere che ci vorrebbe un vero e proprio miracolo, e lo diciamo per i lavoratori che al contrario di quanto sostiene il Maranzana di turno sul gazzettiere locale non sono “quasi 500” ma invece quasi cento in meno e l’indotto, dopo i tagli a gennaio dei contratti esterni di tutte le ditte appaltatrici, non esiste quasi più, e questa incapacità di precisare anche solo i numeri certamente non aiuta a ben sperare, perché questa classe dirigente, sindacati compresi, riuscisse nell’impresa. Visto che sono gli stessi che con un preavviso ufficiale della proprietà, che annunciava la chiusura della Ferriera già nel 2001, in dodici e passa anni non hanno partorito un’idea che è una, figurarsi un progetto dettagliato in tre mesi, bonifiche comprese. Ah, in merito ai 48.000 euro spesi dal Comune per la consulenza semestrale (scade alla fine di giugno) all’ex direttore della Ferriera, attualmente, non fossero bastate le precedenti sanzioni-condanne tribunalizie, rinviato a giudizio per alcuni reati tra cui lo smaltimento illegale di rifiuti speciali della Ferriera ed il falso, nel processo nato dalle indagini delle Procure di Grosseto e Perugia che lo avevano arrestato per 24 giorni, sotto gli occhi della Procura triestina, forse il Sindaco se il poteva risparmiare. E non solo per la questioncella delle vicende legali del Consulente, ma anche per i risultati. Non occorreva Pico della Mirandola per capire che nessun imprenditore è disposto ad investire un centesimo su di un sito dove ogni centimetro quadrato è talmente inquinato che se uno ci sputa sopra si sente ringraziare, e totalmente da bonificare a costi altissimi. Lo avevamo scritto, noi, fin dall’inizio e senza percepire uno scheo dal Comune.

    E le bonifiche? Vai a vedere che i sessanta-cento milioni necessari e indispensabili li dovrà cacciare il cittadino, ovvero la Stato, anche se una legge stabilisce che “chi ha inquinato paga”.

    Ma qui siamo a Trieste bella gente, mica a Taranto o a Udine.

    Avanti censura!

    Postato da Redazione
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