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    28
    giu.
    2013

    Grazie, Borgonovo: sei molto più vivo tu degli zombies di questo Paese

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    Stefano Borgonovo
     
    Stefano Borgonovo

    Davanti alla mia scrivania c'è una maglia viola, della Fiorentina di un quarto di secolo fa, con dietro il numero 9, senza nome perché allora non usava… E' la maglia di Stefano Borgonovo, scomparso ieri di Sla dopo una lunga battaglia privata e pubblica, è la maglia che mi ha donato Stefano attraverso sua moglie, Chantal, persona straordinaria quanto Stefano, dopo una delle trasmissioni che ho dedicato a questa tremenda e ancora misteriosa malattia. Ne sono morti tanti, non solo calciatori anche se è la categoria che colpisce di più per evidenti motivi, e non ne faccio qui il dolente bollettino.

    Voglio invece inorgoglirmi nel ricordo di Stefano, per Stefano. Questo è purtroppo un Paese che offre sempre meno motivi di orgoglio. Dalle grandi questioni politiche di una classe dirigente che si avvita intorno alle cause e agli effetti di Berlusconi, i cui resoconti giudiziari fanno ridere per non piangere, e che deve rendere conto di come ha ridotto così quest'Italia (degli 8 miliardi di derivati se ne parla poco, pochissimo mi pare: e non è forse un raggiro nazionale?), alle piccole miserie dei comportamenti “a loro insaputa” tra uno Scajola e (ahinoi) una Idem, i motivi per non vergognarsi di essere italiani sono sempre meno.

    Ma Stefano no, non era/non è di questa razza. Ci fosse stata una anche minima sensibilità in questi anni di impegno instancabile contro la Sla, era lui che doveva essere nominato senatore a vita e forse non la Idem ministro dello sport a giudicare da ciò che è venuto dopo ma anche dallo spessore della medesima – senza nulla togliere ai valori sportivi della canoista olimpionica.

    In questi anni Stefano si è “usato” in tutti i modi per stimolare l'attenzione della medicina, della ricerca e della politica nei confronti della “stronza”, come chiamava in modo formidabile (alla lettera, “qualcosa che mette paura”) la sclerosi laterale amiotrofica. Chiunque l'abbia conosciuto direttamente o indirettamente attraverso i media non può non esserne rimasto toccato sul piano emotivo, certo, ma anche “politico” nel senso più vero e originario dell'aggettivo.

    Bisogna continuare la sua lotta in nome suo e di tutti coloro che gli sono stati a fianco, intorno, vicini comunque, e di tutti i malati di questo male perfido e ancora quasi inesplorato anche se arrivano segnali si spera non tanto fiochi di conoscenza e quindi di contrasto della “stronza” dal campo delle cellule staminali. Di certo è stato, o meglio è un italiano meraviglioso, una persona rara, dopo essere stato un calciatore di talento. Uno di cui vantarsi di essere connazionale, uno che è assai più vivo oggi dei tanti zombies che infestano l'Italia, nel calcio e nel resto, uno da rispettare per sempre. Grazie, Stefano.

    (Oliviero Beha)

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    Postato da Redazione
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