• Biografia
  • articoli
  • rubriche
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > Il badante > articoli > Salvateci dalla comunicazione politica
    19
    giu.
    2013

    Salvateci dalla comunicazione politica

    Condividi su:   Stampa
    silvio-berlusconi-ue

    Sarà forse per deformazione professionale, oppure per il “magone” quotidiano che ti comunica questo Paese ai tempi dello spread, ma sempre più spesso mi capita di pensare che la comunicazione politica abbia ingoiato la politica. E’ probabile che questo ragionamento si possa fare mediaticamente un po’ per tutto, per la realtà sostituita dalla sua rappresentazione. Ma poiché dipendiamo dalla politica, questo aspetto specifico grava, eccome. Ci pensavo per esempio per la faccenda dei “saggi”. Come in un racconto di Buzzati (a proposito, avete visto in giro per il Premio strega qualche suo lontano erede?), prima Napolitano ne nomina 10. Utili, preziosi, indispensabili? Boh, forse non lo sapremo mai. Poi il governo ne nomina altri 35, a cui ne seguono altri 7 “redazionali” non senza la coda di 2 “osservatori”: stanno lavorando, appunto come in un racconto di Buzzati. Ma temo che come per i primi 10 non conti tanto ciò che fanno, quanto il fatto che “siano”. Essi esistendo rappresentano una sorta di comunicazione politica che non è ahimè funzionale alla politica ma ne diventa mediaticamente una supplenza. La loro politica, o meglio le intenzioni politiche di chi li ha nominati sono già tutte esaurite sul piano della comunicazione.

    Campione della comunicazione politica è stato da sempre Silvio Berlusconi. Con il suo affermare e negare e poi affermare ancora una cosa e il suo contrario, ha polverizzato il significato e la responsabilità degli intenti politici per ossificarli nella loro comunicazione: niente polpa, tutto guscio, costringendo tutti gli altri ad andargli dietro. L’ultima uscita sullo sforamento del “tetto” europeo del 3% ne è una meravigliosa riprova. Al di là della considerazione che possa avere ragione nella sostanza ma torto nella tempistica e nei modi (che sono però quelli che lo hanno promosso da imbonitore a leader), l’importante non è ciò che afferma perché in altri tempi ha detto il contrario ma il fatto che lo affermi: raggiunge l’apice della sua politicità nella comunicazione che magari con la politica ha poco o punto a che vedere.

    In questo paradosso in cui stiamo affondando tutti chi più chi meno, uno come Berlusconi si ritrova vicino a uno come Grillo, apparentemente nei contenuti il diavolo e l’acqua santa. Solo che mentre Silvio lo fa scientemente, utilizzando la politica per la comunicazione e la comunicazione per sé, Beppe sta rischiando di venir stritolato tra le contraddizioni della comunicazione stessa dopo averla elevata a totem supremo attraverso il web. Nel suo caso non è tanto o solo questione di democrazia, come ci viene detto: per carità, c’è anche quello ma il rischio anti-democratico viene usato per lo più strumentalmente da chi farebbe bene a interrogarsi sul proprio livello di democrazia interna ed esterna: partiti, giornali, sindacati ecc. non credo che possano oggi dare grandi lezioni di democrazia a chicchessia. Ne esaltano l’importanza e le smanie, certo ma sempre riferite agli altri. Così per un Movimento di liberazione al momento in crisi di crescita (o di decrescita) invece che di politica si parla di comunicazione politica. E’ come se chiedessero a Grillo di duellare con la pistola disponendo lui dell’arma bianca, mentre Berlusconi se la gode obbligando chiunque si misuri con lui a imbracciare la carabina. Della comunicazione. E grazie che vince…

    Postato da Redazione
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook