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    27
    giu.
    2013

    Se la società ruota attorno al globo chiamato pallone

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    La letteratura dentro la letteratura. Non è un gioco di parole, nessun divertissement fine a se stesso. È il percorso compiuto da Oliviero Beha nel volume “I miei libri e quelli degli altri”. Come voce giornalistica accreditata della comunicazione italiana, Beha ci fornisce uno specchio critico della contemporaneità, ripercorrendo le tematiche principali delle proprie pubblicazioni, da “All’ultimo stadio. Una repubblica fondata sul calcio”, del 1983, alle più recenti “Meteko” (2011, premio Laudomia Bonanni), “Il calcio alla sbarra, (2011), “Il culo e lo stivale” (2012). Si confessa al Caffè Italia, Beha, in una conversazione con Gianni Papa.

    Cosa viene investito dalla vis polemica di Oliviero Beha è tutto un sistema, dal quale il giornalista cosiddetto scomodo viene considerato out, perché “oggi, se c’è una persona libera in giro, viene indicata come un sovversivo”. Un sistema italiano svilito dal primato politico di Berlusconi, ineleggibile, sostiene Beha, un sistema deteriorato dal culto per il denaro, elemento che corrode anche una delle più antiche e nobili espressioni dell’uomo, lo sport. “Mi sono quasi nascosto dietro l’etichetta del giornalista sportivo”, racconta Beha, che, come noto, nella sua carriera ha abbracciato con successo la saggistica, la poesia, la conduzione radiofonica e televisiva. Chi non ha presente le inchieste svolte in ogni contrada del mondo per “La Repubblica”, il racconto febbrile delle Olimpiadi, i commenti di Beha sulla pagina nazionale con La Rinascita, con Il Messaggero, con Il Mattino, con L’Indipendente, con il Fatto quotidiano, del quale è cofondatore? Ha voglia di raccontarsi al pubblico ibleo, Oliviero Beha, il suono per antonomasia di “Radio Zorro”, premiatissimo programma di servizio di Radio Rai.

    Sono comunque certo saldi, i legami di Oliviero Beha con lo sport, che ne ripercorre le rappresentazioni lungo la storia novecentesca italiana: “Nel secondo dopoguerra tutto ciò che aveva a che fare con la ginnastica era reputato come fascista. Solo più tardi si cominciò a capire che, attraverso lo sport, si poteva raccontare tanto”. E infatti il volume di Beha racconta e denuncia: il cosmo non sempre nobile che sta attorno al più popolare degli sport italiani, il calcio, con quanto vi ruota attorno, la droga degli atleti, le partite truccate, gli arbitri venduti, le inchieste tante volte insabbiate. L’uditorio si chiede quale sia l’idea originaria di sport, quale l’etica vera del gioco.

    E Beha estende allora il problema ad altri ambiti: “questo Paese non riesce a focalizzare delle reazioni. Negli anni, ho visto poca gente insorgere per l’acqua inquinata, poca gente insorgere per l’aria inquinata, pochissima gente ribellarsi all’informazione inquinata. Marco Travaglio conduce battaglie memorabili sulla difesa della legalità, ma è la legge che bisogna cambiare”. È un’idea che corre trasversalmente tutta la kermesse ragusana, quella di ‘libertà’, che è anzitutto emancipazione dai condizionamenti, autonomia di giudizio: “Sul piano socioculturale, il nostro Paese possiede delle energie da liberare – conclude Oliviero Beha –; ma quanto abbiamo davvero perso è il gusto della libertà”.

    di Elisa Mandarà, La Sicilia 17 giugno 2013

    Postato da Redazione
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