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    20
    dic.
    2013

    Favori sessuali e “trasparenza” della casta

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    Assessore De Fanis
     
    Assessore De Fanis

    C’è un nesso tra le manovre per la nostra legge di stabilità (che simpaticamente i giornali inglesi chiamano “stabilità cemeteriale”: che cosa c’è infatti di più stabile di un cimitero?), l’overdose legislativa per il gioco d’azzardo e la vicenda abruzzese dei favori sessuali a contratto per un assessore regionale alla cultura? Apparentemente no: la legge di stabilità, che verrà approvata con l’ennesimo voto di fiducia malgrado la sua riconosciuta (da tutti, in privato persino dai suoi promotori…) pochezza, riguarda una necessità generale e sembrerebbe discutibile solo in chiave politico-economica.

    Il gioco d’azzardo, spaventosamente favorito ormai da troppi anni, dal governo D’Alema sui bingo in poi in una escalation paurosa fino all’ipotesi di “punire” gli enti locali che cercano di arginare un fenomeno “assassino”, è una deriva che ha trasformato la schedina del Totocalcio del secondo dopoguerra (chiamata insieme alle successive estrazioni del lotto la “tassa sulla povertà”) in un’autentica esazione fiscale. Me lo ricordo le volte in cui nella mia trasmissione su Rai Tre, ”Brontolo”, ovviamente chiusa manu militari, si è ammesso dai politici ospiti che “si forzava la mano sul gioco d’azzardo perché era una formidabile tassa che gli italiani non percepivano come tale”.

    Infine l’assessore che “costringeva” per contratto scritto la sua segretaria a far sesso a pagamento 4 volte al mese (si poteva far di più, forse è stato un problema di tasca…) può essere giudicato soltanto come il reato di una persona e la prostituzione di un’altra. No: il nesso che lega l’insieme è la “trasparenza” o meglio impudicizia della casta, intesa come collettività e come singolo assessore. Nessuno si vergogna più di niente, i “segreti” di una volta, i classici “arcana imperii”, sono sotto gli occhi di tutti, sbattuti nelle nostre facce. Nei maneggi di sopravvivenza governativa, nella deriva del gioco d’azzardo, nella “contrattualità” del sesso assessoriale. Basso, bassissimo impero…

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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