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    21
    lug.
    2014

    “Coppi grandissimo, ma Bartali era un’altra cosa”

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    bartali-1938-cuore-in-fuga

    Recensione di “Un cuore in fuga” tratta da www.velobike.it

    Ipotizzando la quindicesima tappa del Tour, Tallard –Nimes di 222 chilometri, come una frazione interlocutoria, che anticipava la seconda ed ultima giornata di riposo, si è pensato di dedicare la puntata di “Velodrome, opinioni a confronto” a tematiche più vaste, coinvolgendo quale ospite, un giornalista della carta stampata, ma anche radiotelevisivo, qual è appunto Oliviero Beha.

    Con Beha si è parlato della sua ultima fatica, il libro edito da PIEMME, “Un cuore in fuga”. Imperniato sulla figura centrale di Gino Bartali, è stato presentato a Palazzo Vecchio lo scorso giovedì 17 luglio, precedendo di un giorno la ricorrenza del centenario della nascita del formidabile personaggio e campione. Alla presenza del Sindaco di Firenze, Dario Nardella, e del rabbino Levi, come ha raccontato lo stesso Beha nel corso della lunga intervista.

    «Una figura straordinaria quella di Gino Bartali – ha voluto sottolineare il giornalista -, non tanto come corridore. Di questo credo si sappia già abbastanza. Anche se sbirciando tra le pieghe della sua vita, si scopre che Bartali ha vinto in effetti la metà di quello che avrebbe potuto vincere. Perché, al di là delle sfortune, delle cadute e di tutto il resto, lui ha corso sempre contro il potere. Negli anni ’30 ha corso contro il fascismo e poi, nel dopoguerra, ha corso contro le angherie della politica sportiva, contro lo strapotere delle case ciclistiche che puntavano su Coppi e che magari erano schierate contro di lui».

    Fin qui, il Bartali ciclista. Nella sua opera Beha ha comunque voluto sottolineare e raccontare le vicende del Bartali uomo: «Il protagonista del libro è una figura capace di realizzare cose straordinarie. Soprattutto nel corso della seconda guerra mondiale; nell’inverno a cavallo degli anni ’43 e ’44. Facendo in modo di salvare oltre 800 ebrei e poi dissidenti, patrioti e partigiani. Con il pretesto di fare allenamento, ha rischiato la pelle tutte le volte che ha portato dei documenti nel tubo della bicicletta, fino ad Assisi. Dove c’era una tipografia clandestina che falsificava i documenti, consentendo a molte persone di evitare i campi di sterminio e la morte certa. Al di là delle imprese che lo hanno visto protagonista sull’Izoard, Bartali merita di essere ricordato soprattutto per questo. Una persona meravigliosa, una sorta di cavaliere dell’anima. Una figura straordinaria».

    Negli ultimi anni sta uscendo fuori una figura molto diversa da quello stereotipo che è stato raccontato soprattutto a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Quando veniva contrapposto il “bacchettone” Bartali al laico Coppi.

    «Un concetto che non corrisponde alla realtà dei fatti – ha precisato Beha -, ma piuttosto a ciò che sembrava e che si voleva far apparire. Coppi passava per trasgressivo, moderno. Bartali invece, da “bacchettone”, democristiano. C’era bisogno di raffigurare così queste due figure così contrapposte nell’Italia dell’epoca. Se poi si pensa che la trasgressività di Fausto Coppi, ipotizzarlo uomo di sinistra o di opposizione alla DC, fossero unicamente le vicende legate al suo rapporto con la “Dama Bianca”, il concetto fa un po’ ridere. Potrei risolvere la questione con una frase pronunciata proprio dallo stesso Bartali: “Coppi era un vero democristiano, io semplicemente un cristiano”».

    Un’affermazione forte, nello stile di una persona che non ha mai avuto peli sulla lingua. Tanto che lo stesso Beha ha più volte avuto modo di ribadire: “Grande Coppi, ma Bartali è stata tutta un’altra cosa”.

    «Certamente – ha confermato il giornalista -. Coppi è stato un grande ciclista, un campionissimo. Bartali è stata una figura straordinaria, al di là dei meriti sportivi».

    Un confronto interessante che si è chiuso argomentando le cronache attuali. Quelle che ci consegnano Vincenzo Nibali saldamente in maglia gialla, ad un passo dal trionfo di Parigi, sedici anni dopo Marco Pantanti. Un altro ciclismo rispetto a quello di allora? Veramente lo sport delle due ruote può finalmente godere oggi dell’opportuna credibilità? «Il passaporto biologico è sicuramente un bel passo avanti – ha evidenziato Beha -. Vorrei però essere certo che si possa andare così veloce e stabilire queste medie con aiuti che siano consentiti e assolutamente sotto controllo. Voglio comunque permettermi il lusso di pensare che il tizio che va forte, vada forte per suo merito esclusivo. Mi sembra che Nibali sia un corridore di grande valore e che vada dunque a conquistare il suo primo Tour de France. Rendendo onore a sé stesso, ma anche a Bartali. Nell’anno così importante del centenario della nascita».

    Nota di servizio: in occasione del secondo giorno di riposo, anche “Velodrome, opinioni a  confronto” si concederà una pausa. Per ritornare domani, sempre alle ore 21:30. In compagnia di grandi ospiti.

    Postato da Redazione
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