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  • Oliviero Beha
     
    23
    lug.
    2014

    Il Palazzo reagisce alle firme della Piazza

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    riforma-senato

    Mentre fioccano le firme raccolte da questo giornale (Il Fatto Quotidiano) versus una riforma del Senato per nominati e non per eletti, con tempismo, energia e signorilità il capo dello Stato esterna contro i 150 mila fessi che non abbozzano. “Non si agitino spettri di insidie e macchinazioni autoritarie”, afferma senza ambagi, rincarando la dose con “il bicameralismo paritario va superato, è un’anomalia tutta italiana, un’incongruenza costituzionale sempre più indifendibile…”, ecc. ecc. Che parli con cognizione di causa anagrafica e diacronica, e sine ira et studio, è sicuro alla luce di una vita intera passata tra politica di partito e istituzioni fino al “lascio o raddoppio?” del Quirinale.

    Nel frattempo però la detonatrice della legge sulla Riforma del Senato, il ministro Boschi, aveva già dato dei bugiardi e degli allucinati ai parlamentari che discutono la bontà della sua legge producendo emendamenti a ritmi “fordistici”. È difficile dunque non contestualizzare l’insieme nella solita contrapposizione tra Piazza e Palazzo, ma in frangenti in cui la Piazza dà sempre più fastidio al manovratore anche solo con una firmetta e il Palazzo tende a restringersi a poche persone, a una corte, forse a uno.

    Ricordare che si è arrivati a questo sfascio nazionale non per colpa di una Piazza troppo sensibile o partecipe, ma casomai per il suo livello comatoso di indifferenza, “comprata” dall’abitudine al consumo e avvezza a barattare la vita con il tenore di vita, parrebbe l’ennesimo fastidio di memoria. Così come illustrare a caratteri cubitali quanta poca democrazia ci sia stata finora in tutti i settori di questo Paese, anche solo ripartendo dalla legge “porcata” di Calderoli e soci (e sono sempre gli stessi anche oggi…) che consentiva di ridurre la cernita dei candidati elettorali a una sorta di nomina da parte di segreterie ristrettissime, esattamente come starebbe per accadere per il (malaugurabile) Senato prossimo venturo, risulta esercizio sterile, poco interessante per i più.

    Perché in realtà non è questa la sostanza vera del dibattito: coloro che si battono renzianamente e berlusconianamente per il nuovo Senato lo fanno in nome della “velocità e del cambiamento”, come ho sentito dire al vicepresidente del Pd Ricci in tv. La velocità e il cambiamento sono sostantivi che da soli non significano nulla anche se possono riassumere il tutto. E del resto chi si batte politicamente contro l’ipotesi di un Senato così dirigistico svegliandosi al suono della Costituzione molto spesso non ha la faccia per sostenere che nell’era prerenziana ha fatto di tutto per difendere la democrazia: e la faccia conta. Altrimenti come saremmo potuti finire così? Renzi non nasce da sotto un cavolo…

    Molto modestamente, a me pare che non ci sia mai stato in Italia, a memoria di bambino o di uomo maturo, un momento come questo, in cui si combina il massimo della politica politicante & esercente e il minimo di ideali, programmi, valori. Ovviamente a destra come a sinistra, cioè nel deserto. È la somma di questi due fattori che ci ha strozzati: una politica tanto invasiva, in cui chiunque deve raccomandarsi da “cliente” all’ultimo “commis” per ottenere qualcosa, se fosse stata piena di senso avrebbe comunque costruito delle basi sociali accettabili. Se all’opposto la politica non fosse stata quella piovra che è ma solo una nebbia burocratica e invece ci fossero stati nella quotidianità “impolitica” o “prepolitica” valori fondanti per il popolo sovrano, ci saremmo comunque arrangiati come Paese “fuori” e “oltre” la politica stessa. E invece eccoci qua: a Piazza derelitta risponde Palazzo truffaldino. E se la Piazza si sveglia (e firma) o il Palazzo pare meno truffaldino, beh, ammetterete che ha ragione il Santo Vecchio, è un grandissimo casino…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Paolo Francia .
    31/07/2014 alle 18:00
    signor Beha Meglio un "grandissimo casino" che l'apatia degli ultimi 20 anni !!
    FrancoAQ .
    28/07/2014 alle 15:11
    In Italia, "lira più lira meno", votano all'incirca in 45.000.000. Renzi, la cui credibilità come premier è tutta da dimostrare, si ritrova appunto premier grazie a circa 1.700.000 preferenze raccolte in quella sorta di assemblea di condominio che sono le primarie. Con la differenza che nelle votazioni condominiali votano solo gli aventi diritto, mentre alle primarie, se per assurdo fosse passato davanti ad una sede dell'ex PCI un gruppo di estremisti di destra, avrebbe potuto tranquillamente esprimere il proprio voto. Ovvero, contano molto di più i 150.000 che aderiscono all'iniziativa del Fatto, checchè ne dica Napolitano e anche se all'aspirante statista Boschi fa venire l'orticaria.
    John .
    27/07/2014 alle 13:51
    Il problema principale è insito nel popolo italiano stesso. Ci sentiamo italiani solo quando gioca la nazionale di calcio. L'indifferenza, il sotterfugio, perfino il ricorso al tradimento, la ricerca della via più rapida, ma spesso non la più etica e legale, fanno parte del nostro retaggio storico. Certo, generalizzare non è mai corretto, ma è vero che se non ci calpestano il nostro orticello privato, di tutto il resto ce ne freghiamo, fino ad accorgersene quando ormai è troppo tardi.
      Fabio .
      28/07/2014 alle 21:40
      Tutto vero purtroppo. Condivido!
    Emanuele66 .
    26/07/2014 alle 17:54
    Quando la dittatura sarà assai più tangibile occorrerà fare qualcosa di più che firmare (e che si firmi, beninteso, serve a "offrire" un'ultima chance). Questo paese non ha mai conosciuto un "se" se non in forma di vittima (sconfitta seconda guerra) e quando l'ha perso (per un malinteso senso di benessere, peraltro fondato sulla carta straccia del debito pubblico e sulle frottole pubblicitarie, sull'avanspettacolo politico), quando l'ha perso è ritornato "vittima" ma - ovviamente - solo in misura minore: di fatti chi se ne accorge? 170.000 persone? Dieci milioni? Quanti? Occorre sempre una "minaccia" per far emergere un senso civico, un'appartenenza? Se è così - e così mi sembra - non sarebbe il momento di trovare nel nostro vicino, nei nostri figli ed in noi qualcosa in comune "di più" che lo stesso set di "posti" in cui ci si trova, si fa la spesa e si lavora, e si ricominci un pò a parlare di "patria comune": non retorica... ma un'insieme di cose che ci unisca al di là delle vedute politiche e filosofiche, qualcosa che ci renda finalmente "nazione", un corpo saldo impossibile da sellare, irregimentare, imbrigliare: ci sarà una rivoluzione italiana dopo così tanti regimi?
    rosa scarpato .
    25/07/2014 alle 18:35
    E' accaduto qualcosa negli ultimi anni, che i politici di questo paese e tanti cosidetti intellettuali non hanno visto, o forse hanno fatto finta di non vedere: Si è creato uno spazio vuoto fra le istituzioni ed i cittadini , uno spazio in realtà solo apparentemente vuoto, che siè riempito man mano di tante persone perbene e sopratutto di giovani che non hanno accettato compromessi con la politica per conquistare posti in prima fila nella società. Tutte queste persone hanno dovuto subire ingiustizie e non hanno avuto visibilità o aiuti da chi fa o dovrebbe fare cultura. Oggi queste persone hanno deciso che il futuro, pur nel rispetto delle regole, se lo posssono costruire da soli. Quando qualche pseudo intellettuale si chiede,vantandosi della sua capacità di saper leggere la storia, come siamo arrivati ai grillini,dico un grazie forte a Dario Fo che elogia Grillo ed i grillini perchè ascoltano quelli che non hanno voce, mentre questi pseudo intellettuali conoscono solo Narciso. Io mi consolo non poco con il volontariato cattolico, quando vendiamo oggettini e fette di torta fatte in casa e sappiamo con certezza che quei soldi hanno dato acqua e istruzione a tanti bambini africani; però voglio qualcosa di più, una Italia veramente democratica. Dacci una mano. Firmo tutto. ciao, Rosa
    virginia .
    25/07/2014 alle 15:39
    a me sembra che stiano tutti lì a studiare come raccontarci la menzogna più grossa, cercando di infiorettare parole fuorvianti, deconcentrando l'ascoltatore dall'argomento portando la giustificazione per quello che è stato detto, tipico renziano controbattere "ma io non ho detto così, ho detto così, così e così" ma in pratica l'affondamento in una dittatura con queste "corse" è ormai incipiente, danno l'impressione che le corse le facciano per noi poveri cristi, invece no le fanno solo per i loro diritti e stipendi. Vergogna!
    Giuseppe Belfiore .
    23/07/2014 alle 13:48
    Il presidente Giorgio si è assunto tutta la responsabilità di questi tre ultimi governi ( Monti, Letta e Renzi) non eletti ! E' stato un grave errore , mostruoso perchè ripetuto . Dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul "Porcellum" si doveva subito ritornare al voto con la legge elettorale perfettamente proporzionale, come la Corte suggeriva . A noi italiani spettava la giusta riflessione su quella sentenza !! Questo parlamento è illegittimo e non ci possono essere dubbi.Il "porcellum" non poteva generare che parlamenti illegittimi!!2/35
      FrancoAQ .
      28/07/2014 alle 15:17
      Finalmente un pensiero concreto senza giri di parole e senza la "menata" della "colpa" che avremmo tutti noi. Ma che colpa abbiamo se chi viene eletto stravolge il mandato, si rimangia gli impegni e seduto in poltrona si rigira la frittata come gli pare? Beati il Francesi che hanno un 14 luglio da festeggiare.

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