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  • Oliviero Beha
     
    21
    ago.
    2014

    A proposito di terrorismo e Pietro Micca

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    Pietro Micca
     
    Pietro Micca

    Nel mio ultimo articolo su le parole e la polemica di Di Battista a proposito di terrorismo, ho citato Pietro Micca. Vogliamo approfondire?

    “L’eroe Pietro Micca sacrificò la sua vita per impedire il passaggio dei soldati francesi che assediavano Torino, facendone orrenda strage e salvando così la città dall’occupazione nemica. Era il 26 agosto 1706, Luigi XIV il Re Sole mirava ad allargare il suo dominio in Italia. Gli si opponeva l’ Austria, con il medesimo scopo. A quest’ultima dava man forte Vittorio Amedeo II di Savoia che aspirava alla corona regia su Piemonte e Lombardia. Oltre alla consueta riflessione che le guerre le fanno i re per il loro unico interesse e che nella deflagrazione provocata da Micca morirono lui stesso e i soldati francesi, non Luigi XIV né Vittorio Amedeo II né l’imperatore austriaco, mi sono chiesto: Pietro Micca è stato un kamikaze? Kamikaze eroe o kamikaze terrorista? Per chi è stato un eroe e per chi un terrorista? Pietro Micca sapeva che non stava facendo gli interessi dei cittadini torinesi né della categoria dei minatori come lui e neppure della sua famiglia (moglie e due figli) la quale, a compenso del suo gesto, ottenne solo due razioni di pane giornaliere. Quanti accostamenti si possono fare alle vicende politico-militari attuali, non crede? Anselmo Ciaffardoni Rapagnano Pietro Micca aveva 29 anni e non era soldato di professione. Sposato con un figlio di nemmeno un anno, era stato scalpellino e minatore nella valle di Andorno. Quando Vittorio Amedeo II riorganizzò in tutta fretta le truppe, sapeva che la battaglia con i francesi si sarebbe combattuta vicino alla cittadella. Micca, e alcuni altri giovani minatori come lui, furono destinati alla difesa delle gallerie sotterranee della fortezza torinese, che i francesi infatti tentarono più volte di violare durante i mesi dell’ assedio. Nella notte tra il 29 e il 30 agosto, reparti francesi riuscirono a penetrare in una delle gallerie sotterranee dopo aver ucciso le sentinelle e cercando di sfondare una delle porte che conducevano all’ interno. Micca era di guardia a una di queste porte insieme a un commilitone. I due sentono che il nemico s’ avvicina, capiscono di non poter resistere a lungo, decidono di far scoppiare un barilotto da 20 chili di esplosivo. Non potendo mettere una miccia lunga che avrebbe impiegato troppo tempo, Micca innesca la polvere con una miccia corta. Fa allontanare il compagno, dà fuoco alle polveri e corre cercando di salvarsi ma l’ esplosione che fa crollare la galleria, e salva la città, lo uccide. Francamente non vedo alcuna analogia con le azioni dei cosiddetti kamikaze in Medio Oriente e in Iraq. Micca era impegnato in un’ azione di guerra, uccise dei soldati nemici oltre a se stesso. Calcolò il rischio che correva usando una miccia corta e cercò invano di salvarsi dopo aver fatto allontanare il compagno. Se devo dirla tutta non vedo analogie nemmeno tra i cosiddetti kamikaze di oggi e i piloti giapponesi suicidi durante l’ ultima guerra mondiale. Quelli infatti si uccidevano lanciandosi contro le navi del nemico, questi si fanno esplodere in mezzo alla folla di un bar o ristorante, ai turisti di un albergo. La sorte è la stessa, il soldato o il militante muoiono ma il bersaglio è diverso; lì è la differenza tra il coraggio dei primi e la viltà dei secondi”.

    o.b.

    Postato da Redazione
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    Franco Tremul .
    23/08/2014 alle 11:44
    Qualche analogia a mio avviso invece la si potrebbe trovare con Guglielmo Oberdan. Considerato dalla retorica nazionalista un martire dell'irredentismo (di sicuro pagò una pena sproporzionata all'entità del reato) aveva in realtà deciso di attentare alla vita di un capo di stato di una nazione civile e democratica secondo i parametri dell'epoca.
    Michele .
    23/08/2014 alle 08:40
    Non ho letto l'intervento di Di Battista, e nemmeno il precedente articolo dello stimato Oliviero, ma tento lo stesso di esprimere la mia opinione a proposito di terrorismo. É terrorismo maciullare una popolazione inerme, donne,bambini e vecchi. Ora se da tempo immemore ció accade, se mi uccidono i fratelli, le sorelle,i figli nell'indifferenza totale dei cittadini del "civile" e democratico mondo occidentale, credete che io sia disposto a discettare di filosofia su "coraggio e viltá"? Ma io divento l'esatto prodotto del vostro" terrorismo", portando in mezzo alla vostra popolazione gli effetti degli unici atti che veramente possono scuotervi: sangue, smembramento di corpi, teste mozzate, distruzione d'esseri umani e di simboli a voi cari. Perché io, che voi occidentali definite terrorista se mi lascio esplodere in mezzo alla vostra popolazione sono un "vile"mentre chi mi bombarda da oltre settant'anni voi definite difensore della democrazia mondiale,dovrei ragionare?
    Antonio Cacciola .
    23/08/2014 alle 06:54
    Vedo con piacere che la sua ricostruzione dei fatti e le conseguenti deduzioni coincidono ora, direi, fedelmente con le mie fatte sul suo profilo FB qualche giorno fa. Tutti possiamo avere una svista e riconoscerlo è da signori. Da parte mia riconosco di essere andato un poco oltre le righe - un poco focoso come la mia Muntagna. Mi dispiace per il mancato eroe On. Di Battista, dato che se crolla il postulato -Micca terrorista- si polverizza la deduzione -ovvero la montagna di sapone tentata in difesa imprudente "intavolatore di discussioni". O no?
    Marina Brezza .
    22/08/2014 alle 15:37
    Quando si dice che il destino è nel nome! Non avrebbe potuto esimersi, il Pietro Micca -oggi ricordato- dall'accendere la miccia che lo avrebbe distrutto ma che che lo ha fatto passare alla storia,pur minore, aneddotic. E grazie a chi lo ha ripescato ieri (o.b. -forse appositamente- per provocare questa discussione)Pietro Micca si pone come "pietra"- ma viva- di paragone per un confronto etico tra coraggio e viltà, per l'umanità smarrita di oggi. Solo così ha un senso il motto ciceroniano "historia magistra vitae", solo se c'è un magister che "educa" sollecitando l'emergere delle idee e della memoria di ciascuno, anche solo in piccoli eventi circoscritti, profittando di ciò che è disponibile oggi.
    Paola .
    22/08/2014 alle 13:46
    Commento serio e circostanziato. Mi allineo pienamente col giornalista che ha esaminato ed illustrato le due situazioni. Credo che la logica non possa smentire i fatti.

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