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  • Oliviero Beha
     
    20
    ago.
    2014

    La Germania: riassunto per i politici

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    euro

    Riceviamo & Pubblichiamo l’articolo di Alberto Bagnai

    Fin dall’inizio della mia attività di divulgazione ho insistito sul fatto che quello che rendeva certa la fine dell’euro non era il fatto che esso danneggiasse i paesi deboli, quanto che danneggiasse anche quelli forti. Faccio solo due esempi:

    1) il 23 agosto del 2011: “la Germania segherà il ramo su cui è seduta
    2) il 23 luglio del 2013: “il menù dei prossimi mesi sarà il crollo dei ‘virtuosi’

    Oggi sono uscite stime pessime sul Pil tedesco, e quindi scrivo l’ennesimo QED di questo blog, ma tengo a precisare che alla Germania non sta andando male perché io porto sfiga, ma perché l’economia è una scienza, una scienza che per bocca dei suoi esponenti più qualificati aveva chiarito che le cose dovevano andare come stanno andando.

    Due atteggiamenti mentali errati hanno impedito al vasto pubblico, ma anche a molti colleghi, di capire il senso e la fondatezza di queste mie osservazioni.

    Il primo è mutuato dalla “cultura” calcistica. Chi ha capito cosa sta succedendo in Europa lo vive come Italia-Germania 3 a 4, cioè come una situazione nella quale siccome noi stiamo perdendo, allora la Germania sta vincendo. Ma l’economia non funziona così: l’economia esiste perché esiste lo scambio, e il creditore che strozza il debitore non risolve nulla.

    Il secondo è mutuato dalla “cultura” geopolitica, in versione vagamente complottarda. Chi ha capito cosa sta succedendo in Europa pensa che dietro ci sia un disegno della “Germania”, che è spregiudicato e potenzialmente autodistruttivo, ma che al redde rationem non ci si arriverà, perché la “Germania” è furba (!), e quindi si arresterà sull’orlo del baratro. Ma la SStoria non funziona così. Già nel secolo scorso la “Germania” non si è arrestata sull’orlo del baratro, semplicemente perché la “Germania” non esiste. La SStoria non è un teatro dei pupi, col pupo “Germania” biondo e cattivo, il pupo “Italia” moro e buono. All’interno della società tedesca opera una pluralità di pulsioni e di interessi scoordinati, la cui composizione dipende da un insieme di fattori spesso aleatori, e non c’è alcuna certezza che la leadership tedesca: (i) avverta l’avvicinarsi del punto di rottura; (ii) disponga degli strumenti per evitarlo; (iii) raccolga in una opinione pubblica che ha contribuito a disinformare (raccontando che la colpa della crisi era solo nostra) il consenso necessario per contribuire a rimediare alla situazione.

    Quindi l’euro finirà, ed è importante capire perché, ma per capirlo bisogna capire perché è stato fatto.

    Caro politico, supponiamo che tu passi di fronte a una vetrina e vedi una cosa della quale hai bisogno, che ti piace, che è di buona qualità. Cosa può impedirti di acquistarla? Due sole cose: o il prezzo troppo elevato, o, se il prezzo è giustificato dalla qualità (e quindi saresti disposto ad acquistare), il fatto che tu non abbia soldi in tasca. Il prezzo potrebbe essere troppo elevato ad esempio perché quella cosa piace a tutti, tutti la chiedono, e quindi il commerciante adegua il ricarico: si chiama legge della domanda e dell’offerta. Gli economisti chiamano questa cosa “teoria della domanda”: la domanda di un bene dipende dal reddito del compratore e dal prezzo del bene.

    Se questo ti è chiaro, caro politico, allora ti sarà chiaro anche:

    1) perché è stato fatto l’euro, e:
    2) perché imploderà.

    Tralasciamo, per favore, la ricca aneddotica (geo)politica (Mitterrand che voleva imbrigliare Kohl, ecc. ecc.): tutto vero, ma anche tutte fregnacce. Mitterrand era un uomo profondamente supponente, ignorante di economia, roso dall’ambizione e da un tumore alla prostata che gli era stato diagnosticato all’inizio del suo primo mandato, il che sicuramente lo rendeva poco lucido. Va ammirato, dal punto di vista umano, per essere riuscito a portarne a termine due, ma dal punto di vista politico, anche trascurando il dato clinico che vi ho ricordato, è stato un demente che ha contribuito al disastro nel quale versa il suo paese. Per favore, lasciamolo da parte.

    Il punto fondamentale è che legando il marco alle valute dei propri principali clienti, la Germania impediva al marco di rivalutarsi quando i beni tedeschi erano molto domandati. Era stato così per tutti gli anni ’80: il marco era stato rivalutato ben sei volte nello Sme, contro le quattro svalutazioni della lira. Ma con l’euro questo finiva, il che significava, in buona sostanza, che gli imprenditori tedeschi potevano in tutta sicurezza intraprendere una politica di compressione dei salari. Che c’entra, mi chiederete?

    La compressione dei salari ha due effetti: aumenta i profitti (se una fetta della torta si stringe, l’altra si allarga), e rende i beni nazionali più convenienti (se riduci il costo del lavoro, puoi tenere relativamente basso il prezzo dei tuoi beni). Questa seconda cosa è molto, molto importante, perché se togli soldi ai tuoi operai, riducendo i loro salari, poi per fare profitti devi vendere all’estero, visto che i tuoi operai i soldi per comprare i tuoi beni non ce li hanno più!

    Vi è chiaro, amici (o nemici) politici? Se vi è chiaro, continuerete a chiedermi: ma cosa c’entra il cambio?

    Continua a leggere qui >>

    Postato da Redazione
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