• Biografia
  • articoli
  • rubriche
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    27
    ago.
    2014

    La Resistenza? Ormai resta solo quella elettrica…

    Condividi su:   Stampa
    resistenza-italiana

    Uno dei pochi vantaggi dell’età è dato forse dalla relativa facilità di calarsi in tempi remoti ma non lontanissimi, come invece riesce difficile fare per un giovane. Ci pensavo mettendo insieme due elementi apparentemente assai eterogenei: l’articolo con cui ieri sul Fatto Quotidiano Travaglio meritoriamente polverizzava la tanto contestata (dagli uomini di buona volontà) Riforma del Senato evidenziandone le deleterie conseguenze pratiche nel cammino legislativo; e la giornata dedicata sabato scorso a Cogne alle “Repubbliche partigiane” del ’44, nel settantesimo anniversario di quell’esperienza. Studiosi e partigiani sopravvissuti, anzianissimi ma energici al punto che scommetterei su di loro in un “braccio di ferro” letterale con il Calderoli di turno, convenuti a raccontare, discutere, ricordare quella pagina di storia patria.

    Perché dunque i due elementi sono solo apparentemente distanti, al di là del lasso di tempo quasi trigenerazionale che li divide? Perché non c’è niente di meglio di una ripassata storica davvero “nostra” per toccare con mano gli effetti nefasti della suddetta Riforma. A giustificazione della quale sono stati addotti paragoni e confronti che farebbero arrossire di vergogna uno studioso o un politico se la vergogna fosse ancora un aspetto fondativo degli studi e della politica. Per esempio è stato detto soavemente dal Circolo Picwick dei Riformatori che anche la Germania ha una “Camera” scelta dai “laender”: ma essa è uno Stato federale mentre costituzionalmente “la Repubblica italiana è una e indivisibile”. Oppure che anche l’Inghilterra ha una “Camera dei Pari” non eletta direttamente dal popolo. Peccato che l’Inghilterra non sia uno Stato, mentre lo è invece il “Regno Unito” di Gran Bretagna (l’insieme di Inghilterra, Galles e Scozia) e Irlanda del Nord. In più dopo la riforma del 1999 questa “Camera” non ha più funzioni legislative ma solo giurisdizionali (che il nuovo Senato non ha) e infine, leggerissima nota a margine, l’Inghilterra è una Monarchia… Torno alle “Repubbliche partigiane”, chiamate storiograficamente così per semplificare, nate e morte nel ’44 dopo settimane o mesi quando i rastrellamenti tedeschi come un’onda di risacca le travolsero.

    In tutto il Nord Italia, e a Cogne e in Piemonte in particolare come la giornata di studi ha sottolineato, queste “Repubbliche” sono state l’alveo della prima Italia del dopoguerra, distinguendo tra il braccio militare dei partigiani e il braccio politico di una società civile in embrione al risveglio, dopo vent’anni di dittatura, una guerra e una guerra civile. La Costituzione italiana oggi in grande pericolo si è abbeverata a queste esperienze. A Cogne partigiani come Saverio Tutino (sua figlia Barbara con l’Anpi e i Musei di Cogne si è fatta carico della manifestazione), Franz Elter, Giulio Einaudi, Giulio Dolchi, Giuseppe Cavagnet, solo per citarne alcuni, hanno contribuito a questa fase storica di cui ormai c’è poca traccia, se non di nicchia. La domanda è come si possa oggi quasi senza colpo ferire buttare all’aria un passato valoroso, un complesso di ideali libertari e democratici, delle formule di governo dal basso che hanno creato la piattaforma per l’Italia della Ricostruzione. Adesso la baionetta della fretta, della superficialità e dell’oblio è rivolta da una pattuglia di “giovani” reificati al potere in quanto tali contro la memoria di come eravamo. Non sfiora – pare – l’interesse di nessuno il fatto che magari allora fossimo/fossero migliori, non un peso da rimuovere sul sentiero di una democrazia autentica e aggiornata bensì una molla in più, da non tradire ma da consegnare anche a questa generazione. Lo so, Calderoli sghignazzerà su questo, ma corre il rischio che secondo le migliori tradizioni della casa una sghignazzata lo seppellirà…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    3
    Lascia un commento
    pietro .
    31/08/2014 alle 17:42
    Quattro giorni fa l'8 agosto 2014 se ne andato per sempre Giuseppe Mosca, classe 1921. Uno di quegli Italiani che hanno avuto la sfortuna di vivere negli anni più bui del nostro passato. A vent'anni militare in Jugoslavia a combattere contro i partigiani di Tito. Due anni di inferno. L'otto settembre 1943 si trova a Pola, dove insieme ai suoi commilitoni viene informato dell'armistizio Italiano. Il loro comandante si rende conto che tenerli ancora li sarebbe un grave errore e li lascia liberi di andare. Giuseppe insieme ad altri due impiegherà tre mesi per tornare a piedi al suo paese dove è costretto a nascondersi tra i monti e non essere arrestato per diserzione. Dopo la guerra emigrante in Francia, dove subisce un grave infortunio sul lavoro, e per questo non più adatto al lavoro che svolgeva. Rientrato in Italia troverà lavoro come manovale edile. In pensione ci arriva senza nessun trattamento pensionistico particolare, nonostante in Italia ci siano ancora in essere associazioni di combattenti e reduci che servono solo a finanziare se stesse. Purtroppo oggi (come nella famosa commedia di Eduardo "Napoli Milionaria") nessuno vuol più sentire queste storie. Due anni di guerra sulle montagne jugoslave e nessun riconoscimento da parte dello Stato che ha servito. Sfortunato quel paese che ha bisogno di eroi, ma ancora più sfortunato quel paese che dimentica i suoi eroi. La libertà che oggi godiamo la dobbiamo a persone come Giuseppe che con il loro sacrificio hanno reso un servigio all'Italia intera. Uno Stato che riconosce buonuscita milionarie a manager pubblici deve vergognarsi di non tenere conto di queste persone. Uno Stato che mantiene la sua amministrazione civile e militare in sontuosi e costosi palazzi (con qualche deficiente anche sui tetti) e che si dichiarano difensori della Costituzione, dimenticandosi di chi la libertà l'ha costruita non è uno Stato giusto. Non è un problema politico è un discorso di coscienza collettiva e culturale. Non sarà possibile avanzare verso il futuro se non si terrà conto del nostro passato. Caro Peppe questo è il modo migliore che saputo trovare per onorare la Tua memoria. Resterai nei cuori di chi Ti ha voluto bene ed apprezzato. Tutti dovrebbero inchinarsi al Tuo cospetto e al sacrificio di quelli della Tua generazione. Pietro INGENITO (tuo cognato) Giuseppe Mosca 1921 - 2014
    Cesare Gasco .
    27/08/2014 alle 16:51
    Mio nonno era fuggiasco già nel 35 e poi partigiano . In passato ho anche usato molta superficialità nel capire la sua vita. Me ne pento tanto , ora vedo con chiarezza lo sfascio che viviamo , il degrado morale e la nostra completa insensibilità davanti alla morte di uno , cento , mille persone...... Come se vivessimo tutti in un videogioco. Se penso alla gioventù persa da mio nonno e vedo quel buffone di Renzi e tutta la sua combricola di cortigiane e ruffiani .... viene veramente voglia di emularlo e tornare alle armi. Fortuna che ora possiamo usare altre forme di lotta , la violenza della guerra ha lasciato troppe ferite e non esistono buoni o cattivi tutti hanno colpe. Sono veramente sconfortato .......... provi a parlare alle persone e loro neanche ascoltano . Sono tutti interessati alle loro piccole cose , al loro denaro ed attenti a non rimetterci a scapito di qualsiasi cosa o persona. La dignità non ci appartiene come popolo , risiede in altre nazioni ...... Ho visto con i miei occhi cosa sono le ragazzine di 20 anni nei locali notturni ed il mio cuore era piccolo come un fagiolo .....ed allegramente si sostiene che la prostituzione minorile non è un reato .... ma dove sono i padri , le madri , le nonne ...i fratelli . Abbandoniamo le persone in difficoltà , i malati , i disabili .....prendiamo delle mode di merda americane , non ci capiamo un cazzo ma fa figo darsi delle secchiate d'acqua sulla testa per vedere quanto siamo popolari . Dei ministri che hanno il potere di fare veramente si danno le secchiate ..... io riempirei di escrementi il secchio per questi buffoni ...... la misura è molto colma , ma pochi ancora hanno fame .....vedremo quanto potremo andare avanti in questa maniera oscena
    Dopp.. .
    27/08/2014 alle 14:27
    Se provi ad alzare una bandiera oggi..vieni arrestato..non è una questione solamente i onori, oneri e gloria da recuperare e mostrare..e che con la scusa che tanto i valori non ci sono più...( e il sistema lo ripete tutti i giorni ..non sia mai che qualcuno provi a fare qualcosa) si autorizzano porcherie immonde in tutti i settori..tanto i terroristi sono quelli che parlano " ancora" di ideali, protestano contro gli abusivismi e le usure di ogni tipo...tanto " devi restare al tuo posto e aspettare le istituzioni" e blablabla...non ci siamo accorti e a furia di abbassare la testa siamo diventati come tartarughe o peggio una lumaca da schiacciare come se niente fosse. Arrivederci

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Facebook
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio