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    26
    ago.
    2014

    Oliviero Beha, Gino Bartali, i media e i valori che non ci sono più

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    Intervista a Oliviero Beha di Tommaso Botto per Dovatu.it

    Il libro di Oliviero Beha “Un cuore in fuga” (Piemme) narra di una storia straordinaria che vide protagonista il campione di ciclismo Gino Bartali: parla di Bartali “oltre il campione”, un uomo che aiutò tra gli anni ’43 e ’44, salvando loro la vita, circa seicento persone, per lo più ebrei.

    Il ciclista infatti si prestò a fare da corriere, trasportando documenti, fotografie, tessere annonarie e quant’altro risultasse utile allo scopo, occultati all’interno della propria bicicletta, lungo un percorso di 190 chilometri, tra posti di blocco, pericoli e disagi bellici intuibili, da Firenze ad Assisi: qui era operativa una tipografia clandestina che stampava documenti identificativi falsi, un artifizio umanitario, dimostratosi vitale per sottrarre gli sventurati alla persecuzione antisemita.

    La storia è straordinaria, descrive la semplicità di un uomo che fa una lunga corsa per la vita di altri, mettendo a rischio la propria.

    Bartali rappresenta quindi, come ci ha sottolineato l’autore, un sistema di valori che non esiste più e, aggiungiamo, del quale si sente la mancanza: Beha sicuramente denuncia questo vuoto morale, questa carenza etica che attanaglia drasticamente il nostro Paese.

    E lo fa con questo bellissimo libro che evoca i bei valori andati e con un piccolo approfondimento, a corollario di una delle tante presentazioni che fa lungo l’Italia, che abbiamo avuto occasione d’intercettare, durante un breve incontro a Favignana (Tp).

    Ciò che ha stuzzicato la creatività di Beha, la scintilla che l’ha spinto a scrivere questo libro è stata la notizia di qualche anno fa del riconoscimento a Gino Bartali della menzione di Giusto tra le Nazioni, da parte del Museo della Shoa di Gerusalemme.

    “Una notizia straordinaria”, spiega Beha; “una cosa che non sapevo, io come immagino tutti gli Italiani, ma appena uscì, la notizia venne subito rimessa nel cassetto: era come se non gliene fregasse niente a nessuno di Bartali oltre il campione, di un cristiano vero che fece quel che riteneva giusto”.

    Ma com’è stato possibile che una notizia così importante, così bella, così positiva che sottende un aspetto inedito di un grande del Novecento, venisse subito rimossa dal pensiero collettivo?

    Cosa fa notizia?
    “Teoricamente tutto è notiziabile, seguendo le solite regole del giornalismo”, spiega il giornalista, “nel caso di Bartali, però, probabilmente il tanto tempo passato da quella vicenda formidabile ha fornito un alibi per intraprendere la strada di un rapido oblio. E in quest’oblio il sistema mediatico si è dimostrato compatto. Da qui la mia volontà di scriverci un libro, dopo aver sondato la fitta documentazione che avevo raccolto. C’entra la morale, l’etica, c’entrano i valori che non ci sono più, una mancanza di valori che riscontriamo anche nel sistema dell’informazione, questo sistema italiano molto chiuso -ogni Paese ha il suo sistema d’informazione, non dimentichiamolo, e noi siamo tra gli ultimi – un sistema chiuso che è lo specchio della crisi che sta vivendo l’Italia”.

    Quindi i media influenzano più di quel che si pensi…?
    “Tranne rare eccezioni, il nostro sistema informativo è colpevole, perché non si regola sulla notiziabilità: ci sono notizie che passano ed altre che non passano. L’informazione è un getto continuo ed istantaneo che non distingue tra ieri, oggi e domani. Siamo travolti da un mare mediatico: purtroppo la gente non ha più tempo per selezionare, per distinguere le notizie, con una generale scarsa consapevolezza, nel senso che la gente non sa di sapere. Il giornalismo serve al Paese ma il giornalismo va rivisto come servizio al cittadino, non solo come prodotto. A Il Fatto Quotidiano abbiamo scelto questa strada, il Fatto va bene ed è in attivo, nonostante abbia un quarto dei giornalisti, ad esempio, de L’Unità…”

    Come la vede questa nostra Italia, come sarà il futuro prossimo?
    “Non bene, mi sa. Quando mi chiede qualcuno se vi sia qualche analogia, oltre all’esser fiorentini, tra Bartali e Matteo Renzi, rispondo che Bartali era uno che ha parlato poco e fatto tanto, mentre Renzi parla tanto, parla, parla e parla e non fa niente.”

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    1
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    giorgio .
    01/09/2014 alle 13:34
    Libro eccellente per una storia di straordinaria umanità.

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