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  • Oliviero Beha
     
    06
    ago.
    2014

    Si fa presto a dire Italicum…

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    renzi-italicum

    Esco da una conversazione con l’avvocato Emilio Zecca, uno dei ventisei autori della causa sull’incostituzionalità del “Porcellum” di Calderoli & soci di cui primo movens è stato un altro avvocato, Aldo Bozzi, del tutto allibito. Per la precisione, con la sensazione che tutto il Paese dovrebbe espatriare (fatto certamente inedito…), ma ovviamente da se stesso. Arrivo a questa sgangherata conclusione mentre il Presidente del Consiglio, entusiasta della piega parlamentare presa dalla Riforma del Senato gestita (ma tu guarda) dal medesimo “porcello” Calderoli, proclama l’assalto alla riforma elettorale per settembre, ossia dal Porcellum all’Italicum.

    Non sto quindi qui a riferire dell’Istat che parla per l’Italia prossima ventura di “crescita zero”, né dell’evaporazione post elettorale dei prima famosi e adesso palesemente famigerati “80 euro”: lasciamo a Totò le quisquillie e le pinzillacchere. Torniamo a Zecca, di cui rendo pubblica la tematica riferita al parere della Consulta del gennaio scorso e alla conseguente sentenza della Cassazione dell’aprile che sancisce l’incostituzionalità della nostra attuale legge elettorale. E’ la prima volta che una cosa del genere accade nella storia repubblicana: la sentenza, in contraddittorio con la Presidenza del Consiglio di allora -il Porcellum è del dicembre 2005 – quindi Berlusconi, e il Ministero degli Interni, quindi Maroni, stabilisce che lo stato ha violato ripetutamente un diritto fondamentale dei ventisei cittadini ricorrenti, costringendoli a votare secondo modalità del tutto irragionevoli di traduzione del voto in seggi parlamentari con “una illimitata compressione della rappresentatività dell’assemblea parlamentare, incompatibile con i principi costituzionali… -art.67-…”.

    Abbiamo votato in queste condizioni nel 2006, nel 2008 e nel 2013, contro la nostra Costituzione e di conseguenza le condizioni di democrazia rappresentativa legittimamente Stato membro dell’Unione europea. Di cui ci ricordiamo solo per il leggendario 40,8 per cento del premier nelle urne. I ventisei, ma a questo punto uguali di fronte alla legge anche io che scrivo, voi che leggete e tutti gli italiani potrebbero intentare una causa per “danno erariale” non solo in veste “patrimoniale” ma come “danno all’immagine delle istituzioni rappresentative”, danni prodotti da una legge “porcellum” pensata e attuata truffaldinamente per il premio di maggioranza alla Camera, il “pasticcio” del voto regionale ineguale al senato e le liste bloccate, senza preferenze. Sono tutte cose che sappiamo, ma che nei mesi ci siamo dimenticati, presi da una crisi economica mostruosa e irrisolta e dall’iter trionfale dell’uomo solo al comando. Che fare dunque, mentre si insiste a manipolare una Costituzione già così oggettivamente bistrattata negli ultimi otto anni?

    Bozzi scrive a Napolitano per due volte chiedendo lo scioglimento di Camere elette dunque illegittimamente, le stesse che adesso stanno mettendo mano all’Italicum in un paradosso appunto da espatrio. Risposte dell’Uomo sul Colle: zero. Zecca più modestamente suggerisce che i due Presidenti, Boldrini e Grasso, che dovrebbero essere consapevoli al mille per mille di sedere su un esproprio, di attivare l’art.66 della Costituzione finché essa è ancora in vigore: esso dispone che “ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e incompatibilità”. Per le ragioni riassunte della sentenza di Cassazione, è evidente che ci sono parlamentari che sono stati eletti incostituzionalmente e illegittimamente se la legge viola la Costituzione stessa. E per gente che è entrata a Palazzo così, ve ne è altrettanta che per ragioni opposte ne è rimasta fuori.

    Ebbene, Boldrini e Grasso, rendete pubblici i nomi di chi non poteva tenervi compagnia alla Camera e al  Senato, e magari anche quelli di chi ha subito una violazione elettorale. Pensate che spettacolo, l’elenco di chi riforma il Senato e punta l’Italicum senza averne alcun diritto… L’espatrio, ci vuole l’espatrio…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Emanuele66 .
    09/08/2014 alle 16:37
    L'azione legale di questi bravi cittadini e professionisti toglie ogni dubbio (o dovrebbe toglierlo, visto il famigerato 40 per cento) ai cittadini elettori: CHI pur visto il risultato dell'esame Costituzionale: ampia bocciatura del Porcellum, del finanziamento pubblico (truffa del rimborso elettorale) e compagnia cantante... CHI INSISTE a tenere in piedi tutto A QUESTO PUNTO o non capisce (e preferisco pensare questo) e dunque VA MESSO SOTTO TUTELA oppure E' CONNIVENTE e dunque GLI VA BENE COSì. Il resto del paese, privsto del premio di maggioranza (e dunque del contraltare della GOVERNABILITA' ovvero LA RAPPRESENTATIVITA') è evidentemete invitato ad uscire dalla comune. Lo spettacolo DEVE continuare recita un antico adagio del mondo del medesimo E DUNQUE la dittatura si FA e si FARA'. Rinnovo il refrain che contraddistingue i miei pochi interventi: quando A CHIACCHERE saremo sazi, cosa faremo?
    giuseppe .
    09/08/2014 alle 08:12
    Ricordo che a scuola, la Storia, mi raccontava di Alessandro e del Nodo Gordiano; dell' Antica Roma che si affidò ai Consoli.

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