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  • Oliviero Beha
     
    17
    set.
    2014

    Vergogna e dignità

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    Riceviamo & Pubblichiamo la riflessione di Cinzia

    Domenica ero al Festival dei “gufi” filosofi. I pellegrini del pensiero cercavano là di intercettare qualche idea utile da poter covare con la riflessione. Il tema di quest’anno era la Gloria. Mi sono fermata a Carpi ad ascoltare tra gli altri relatori la Prof. Turnaturi renderci edotti sulle metamorfosi subite dalla vergogna, sentimento che pare bandito dall’interiorità dei politici. A Modena, in contemporanea, parlava Zagrebelsky sul valore della dignità. Entrambe queste emozioni sono estremamente affascinanti da descrivere. Come tutti i concetti astratti dignità e vergogna necessitano di parole che le ancorino nell’esperienza così da divenire intellegibili.

    Mentre il sentimento della vergogna è emozione conosciuta e sperimentata dalla maggioranza delle persone, il vero mistero resta la dignità. Sono così labili ed incerti i suoi confini da farla ritenere quasi un miraggio. Così nel definirla ci si arrangia in qualche nodo. Qualcuno la intende come un valore che preserva la propria coscienza da azioni di cui vergognarsi. Altri la mettono in relazione con il senso profondo di sé. C’è chi la maledice perché lo isola da quelli che scendono sempre a patti con la loro coscienza e chi la sfugge come una peste perché ne intravede una limitazione alla propria voglia di piacere. Così la povera dignità gonfia le bocche, ma lascia spazi vuoti nella mente.

    So per certo sia compagnia necessaria per chi desideri non essere come tutti ed abbia scelto di non confondersi con il pensiero collettivo. Si potrà pure soffrire per una coerenza dettata dalla dignità e allo stesso tempo sentirsi felici di veleggiare verso la propria unica e vera identità.

    Ciao Cinzia

    Postato da Redazione
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