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  • Oliviero Beha
     
    11
    nov.
    2014

    Sopra la panca l’allenatore campa

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    marocco2015

    Le notizie del giorno dopo sono due: la prima è che forse salta la Coppa d’Africa dell’anno prossimo, perché il Marocco l’ha ripudiata causa Ebola, e quindi i club detentori di falangi africane in calzoncini principiano a fregarsi le mani di soddisfazione. La seconda è che dopo l’11ª giornata di campionato l’unico scalpo da panchina in stagione è rimasto quello del tecnico del Chievo, Corini, rimpiazzato da Maran qualche tempo fa. Per ora almeno il Mister dell’ultima in classifica, dal pedigree già illustre oltre che come giocatore anche da rapido Ct della Nazionale, Roberto Donadoni, è rimasto al suo posto. E così ha fatto Walter Mazzarri, all’Inter, ieri oggetto di discussione per un’ora tra il vecchio Moratti e il nuovo Thohir. Certo, tra due settimane dopo la sosta c’è il derby, e lì non si scherza più, ammesso naturalmente che ci arrivi. Mazzarri sembra sempre più ormai un cane in chiesa, nelle dichiarazioni che stavolta prendono di mira la pioggia…

    A essere consequenziali dando un’occhiata alla classifica, ancora peggio dell’Inter starebbe la Fiorentina, che con 13 punti in 11 partite rispetta una media salvezza, sì, ma di una spanna o poco più: dunque a rischio anche Vincenzino Montella? Direi di no, perché in realtà prendersela solo con lui significherebbe spaccare a capocciate uno specchio in cui è riflesso tutto il vertice del club e moltissimi dei suoi giocatori. È vero naturalmente che in situazioni negative da che calcio è calcio paga spessissimo l’allenatore, semplicemente il fusibile di un cortocircuito in cui lui è lì apposta perché qualcuno venga comunque cacciato, non potendo esonerare una rosa o qualche suo petalo, così da dare un segnale forte di cambiamento. Una specie di “sblocca squadra” di renziana memoria (a proposito, le disgrazie calcistiche fiorentine datano all’incirca – infortuni a parte – dalla ascesa politica repentina di un fiorentino della cintura cittadina…), che comunque in teoria almeno garantisce l’ipotesi di una scossa.

    Giocatori trascurati da galvanizzare, moduli di gioco da cambiare, familiarità o all’opposto ostilità da rivisitare nei confronti dell’ambiente ecc. ecc. Eppure non è un gran sistema, e l’idea che il presidente del Parma, ultimo e reduce da una gragnuola di gol contro la Juventus che ha fatto bisbigliare al Mister “mi sono vergognato”, non pensi a sostituire Donadoni è un segno di intelligenza. Perché non può essersi rimbambito in pochi mesi, e casomai se gli hanno indebolito la squadra nel calciomercato oppure il club vive ancora come uno schiaffone stordente l’esclusione dall’Europa League a favore del Torino, certo non dipende da lui. Insomma, se non lo stanno defenestrando mentre scrivo mantenerlo depone a favore di Ghirardi e del Parma.

    Diverso è il discorso a proposito dell’Inter: qui è Mazzarri che forse non ha la caratura da panchina d’oro, né di metallo pregiato. È un Conte minore, assai minore, che non riesce a cavare sangue dai suoi che non sono affatto rape, e comunque provengono da una campagna acquisti avallata da lui. Anche questo stare sempre in panchina come un fachiro seduto sui carboni non è una gran trovata. Peggio di lui, oltre al solito manipolo di giocatori che non rendono in proporzione agli stipendi stellari, fanno però i due tycoons ieri a colloquio: se non lo volevano dovevano cambiarlo alla fine della scorsa stagione quando avevano tutto il tempo e il modo per farlo scegliendo altrove.

    L’idea di un anno di contratto in più sprecato fa sorridere di fronte alla montagna di milioni che ballano per anche solo un terzo posto, tradotto in partecipazione ai preliminari di Champions League. Non è contraddittorio con quello che ho scritto sul Milan di un anno fa, quando venne scioccamente liquidato Allegri sia pure a rate e assunto Seedorf, con i risultati che conoscete. Allora fu assurdo, adesso per l’Inter potrebbe aver una certa logica ma soltanto se fosse comprovato che i giocatori gli remano contro. Per la Fiorentina il discorso è ancora più semplice: ha azzeccato tutto o quasi con le ventate di novità di Montella e gli acquisti dell’estate 2012, senza Coppe europee da disputare. Bel gioco, tattica chiara, perfino spensieratezza anche se la leziosità era sempre pendente: grinta vera non gliel’ho vista mai. L’anno scorso è stato segnato dai gravissimi infortuni di Rossi e Gomez, ma tracce di usura si sono affacciate per tutto il campionato. Quest’anno, con Rossi infortunato prima della chiusura del mercato, c’era comunque da decidere per una onerosa ricostruzione. I soldini sono serviti invece quasi solo per conservare Cuadrado, peraltro irriconoscibile. Nella confusione tra l’anima amministrativa e quella tecnica, oplà, ecco la Fiorentina di oggi. Molto “ina”. Eppure con tutte le sue responsabilità recenti, Montella me lo terrei caro.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    12/11/2014 alle 17:44
    Pagano loro perché così vuole il sistema..qualcuno da usare come pezza da cesso...da usare per fare giochini di borsa, per metterci la faccia in partite chiaramente accomodate( e in questo campionato come negli altri sono palesi alla luce del sole..ma chissà perché nessuno interviene), vengono presi per il culo ad arte(mazzarri viene pagato anche per subire questo) nel momento in cui sui giornali devi creare il caso su cui vendere chiacchiere e copie..tutto questo perché il sistema e incapace di creare società virtuose che sfornino campioni e non mezze seghe peraltro non italiane..

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