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    dic.
    2014

    Gli AZZURRI fanno il bis: fuori di nuovo al primo turno

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    prandelli-instanbul

    Sta per iniziare il semestre italiano alla guida della Ue. Renzi è gasatissimo e trasmette questa esaltazione alla Nazionale di Prandelli, in partenza per i Mondiali, in Brasile. Oppure è semplicemente l’inverso… Fatto è che si parte in un’atmosfera sufficientemente carica, malgrado la squadra non presenti una rosa inarrivabile e contrariamente ai due titoli vinti, nel 1982 e nel 2006, non ci sia alcun grosso scandalo da coprire alle spalle che faccia da propellente. La Nazionale di Prandelli, perfetto democristiano nelle scelte e nei rapporti che intrattiene con i giocatori, non riesce a fare a meno del “fenomeno” da cover, Balotelli, né dell’artista capovolto, Cassano. E il ct non sembra saper trattare né l’uno né l’altro. Del resto è una Nazionale figlia di un campionato e di un calcio modestissimi, con vertici dirigenziali inadeguati, una politicizzazione del pallone non so se più grave o ridicola e decisioni organizzative che gridano vendetta già prima che si scenda in campo.

    Nell’imbarcata destinata a un remoto luogo di vacanza, il resort di Mangaratiba, latitano solo i parenti lontani, per il resto la missione non si fa mancare nulla in fatto di accompagnatori e accompagnatrici. Il saldo spese risulterà, con 5 milioni, di euro tra i più cari se non il più caro di tutti i Mondiali. Mentre in parte il Brasile della vigilia brucia i suoi fantocci sociali nelle proteste contro il caro biglietti e le montagne di denaro pubblico sperperate negli stadi ultimati in extremis, la Nazionale di Prandelli benedetta dal Quirinale inizia positivamente la sua avventura giocando in piena notte italiana a Manaus, una sorta di forno amazzonico che ricorda più il leggendario film Fitzcarraldo di Herzog che una normale partita di pallone. E invece risulterà l’unica davvero giocata dai Nostri Azzurri, e soprattutto l’unica vinta, contro l’Inghilterra madre del gioco ormai da più di vent’anni male in arnese nelle varie edizioni dell’Evento.

    Il punto paradossalmente è che tale vittoria fa un po’ l’effetto contrario a quello galvanizzante che avrebbe dovuto sortire: diventa parte della famosa “annuncite”, morbo renzianocontemporaneo, e si trasforma in una specie di obiettivo già raggiunto. Appaga, invece che caricare. Balotelli manda tweet alla regina d’Inghilterra e tutto il clima della spedizione sembra già con il cuore oltre l’ostacolo. Che sia ancora ben al di qua lo dimostra il secondo incontro, in cui relativamente a sorpresa basta una vogliosa e organizzata Costa Rica, la Nazionale del “Paese più felice del mondo”, a renderci amaro un giugno cominciato così bene. Si perde per colpa di una lentezza e una pochezza paurose.

    Le polemiche ovviamente trasformano mediaticamente e nell’alone dei commenti rotondo-politici un clima con la V di vittoria in quello con la V rovesciata, di richiesta del WC. Si ritorna a drammatizzare la figuraccia, siamo di nuovo all’ultima spiaggia contro l’Uruguay, una sconfitta contro il quale ci sbatterebbe fuori al primo turno per la seconda volta consecutiva dopo la debàcle del 2010 in Sudafrica, concatenazione mai avvenuta nella storia del nostro pallone nazionale. E invece tra una prestazione fifona e moscissima, l’espulsione di un Marchisio, un morso di Suarez a Chiellini e un gol d’omero a Buffon, si riesce nell’impresa. Vince quasi alla moviola l’Uruguay e si va a casa davvero prematuramente. Né Renzi né le benedizioni quirinalizie del nostro patriottismo in mutande hanno portato bene, a Prandelli è sfuggito tutto di mano da Balotelli in giù, Cassano compreso, e infatti si dimette d’urgenza così come farà Abete, il presidente federale. Si finisce nel ridicolo, reso esponenziale dalla qualità dei resoconti mediatici specie televisivi.Un’altra figura di…, non si torna tra lanci di pomodori solo per la crisi che affetta anche il mercato ortofrutticolo.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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