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    16
    dic.
    2014

    La parabola dell’ombrello

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    kerry-netanyahu

    di Maria Grazia Enardu, fonte InPiù.net

    Il Segretario di Stato Usa, John Kerry, e il primo ministro d’Israele, Benjamin Netanyahu, si sono incontrati a Roma. E un ombrello birichino ha messo Renzi in difficoltà mentre cercava di riparare Bibi dai goccioloni all’ingresso a Palazzo Chigi. Forse un segno dal cielo, ombroso. Pare che Kerry abbia voluto informare Netanyahu di cosa potrebbe succedere in un generico futuro. Non ci sono comunicati, Kerry ha rifiutato la solita foto e sono poche anche le indiscrezioni, il che è segno che neanche loro sanno esattamente come andrà a finire.

    Ma ci sono punti fermi. Prima o poi una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU passerà, e prima o poi gli Stati Uniti, magari nell’ultimo pezzo della presidenza Obama, si asterranno. Cioè niente veto. Che questo avvenga ora, entro dicembre o a gennaio (quando si insedieranno due nuovi membri temporanei del Consiglio, pro-Palestina, ovvero Malaysia e Venezuela) oppure dopo le elezioni di Israele a metà marzo, o dopo ancora, quando Netanyahu avrà rifatto un governo o la sua variopinta opposizione avrà magari vinto, non si sa. Ma i segnali ci sono tutti. C’è una bozza di risoluzione giordana, e filo palestinese, e anche una europea (Francia, ma con contributo di Gran Bretagna etc), che ai palestinesi pare meno favorevole, ma intanto c’è. Tutte vogliono introdurre un minimo di calendario, ricondurre il processo di pace a tempi umani, sia pure calcolati in modi diversi.

    Bibi, prima di incontrare Kerry, ha pronunciato una di quelle frasi che si ricordano a lungo: Israele si aspetta che gli Stati Uniti pongano il veto alla risoluzione ONU. Questo in ebraico si chiama chuzpah, sfrontatezza, e vuol dire pure maleducazione. Un piccolo paese si aspetta che la superpotenza continui a proteggere, e senza discutere, Israele. Inteso come occupazione, non come paese amico. Pochi giorni fa, un ministro israeliano e il portavoce della Casa Bianca si sono becchettati, il portavoce teneva a ribadire che gli Stati Uniti non sono a favore degli insediamenti. In pratica, Bibi vuol tornare a casa e dire ai suoi  (lui spera molti) elettori che solo lui sa parlare chiaro agli americani, solo lui li tiene in pugno, e che il voto deve premiare questa sua saldezza. Speriamo che Renzi, padrone di casa e primo ministro di un paese che non ha ancora espresso un parere ufficiale, abbia spiegato all’ospite umido che il vento sta cambiando, e che anche i migliori ombrelli prima o poi ti si chiudono in testa.

    Postato da Redazione
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