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  • Oliviero Beha
     
    23
    gen.
    2015

    Datemi Rodotà, la mia “cuoca di Lenin”

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    stefano-rodota

    L’unica cosa certa è che il Presidente non lo voteremo né voi né chi scrive, al netto di qualunque dibattito pro o contro il “Quirinalismo popolare”. Lo voteranno i nostri rappresentanti istituzionali, alcuni dei quali entrati in Parlamento grazie a risvoltucci della legge “Porcellum” quali un premio di maggioranza definito incostituzionale prima dalla Consulta e poi dalla Cassazione. Per giunta riproposto dai “canguri” e “supercanguri” balzati sull’Italicum, come a dire che lorsignori se ne fottono.

    Questa premessa banale serve a notificare come e qualmente chi è fuori da questi giochi e non abbia voce in capitolo, la “ggente”, non voglia assolutamente Presidente qualcuno che sia dentro, per cui non sorprende affatto che esploda in sonore pernacchie nei confronti delle elezioni suffragando un Magalli, se non altro dalla fedina a quel che mi risulta immacolata. Come, rovesciando ormai e purtroppo perfettamente questa assurda clessidra, chi sta dentro non voglia certo uscirne (non si dimette mai nessuno per coerenza o dignità se viene fatto a pezzi dalle scelte del partito che non condivide) e soprattutto voglia essere rappresentato al Quirinale da un “animale” di specie simile alla sua.

    Questi due piani rimangono sovrapposti e contrapposti, non si possono unire, non c’è un territorio comune ma non soltanto perché appunto formalmente il Presidente non viene eletto dal popolo, bensì perché tra Palazzo e Piazza non c’è assolutamente comunicazione. Tale contraddizione o cul de sac lo sperimenta quotidianamente il M5S, di lotta e di governo (meglio detto, di intervento istituzionale). L’unica maniera di sanare in qualche modo al momento questa frattura, è eleggere qualcuno che sia fuori ma in qualche modo dentro: dentro la politica, fuori dai partiti, dentro la materia, fuori dai ricatti incrociati. Lenin diceva provocatoriamente che quale esito della rivoluzione c’era l’ipotesi che al governo potesse andare anche una cuoca.

    Bene, la mia “cuoca” personale è Stefano Rodotà. Non è né donna né giovane, pazienza, ma è un intellettuale politico nel senso migliore allegabile a questo aggettivo: oggi che la politica autentica è fuori dalla politica ma deve cercare di rientrarci, pena il disfacimento totale.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    5
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    Dopp. .
    25/01/2015 alle 18:22
    A sto punto direttamente squinzi e non se ne parla più.".altro" e quotato a poco pero siccome bisognerebbe lavorare con una quota non troppo spinta per non dare nell'occhio ( come lotito e Galliani insegnano...)
    giovanna .
    24/01/2015 alle 16:28
    Che non sia nè giovane nè donna, è un punto a suo favore. Serracchiani, Moretti, Picierno, Bonafè, Boschi e loro simili politiche, non sono degne di lucidare le scarpe a Stefano Rodotà: politicamente, culturalmente e moralmente parlando.
      Dopp. .
      25/01/2015 alle 18:17
      Non meriterebbero nemmeno di lucidarlo ad un mandingo senegalese della stazione termini..cul etti mosci e fiche poco avvolgenti..come tutte le troiette di Berlusconi ( ci sono persone stupide in Italia che lo odiano solo perché scopava con una certa sara tommasi..questo fa capire il livello di certe persone..) povera paese
    Lo Smilzo .
    23/01/2015 alle 21:44
    il mio candidato è Nicola Gratteri non voluto, come Ministro delli Interni, dal "sig" napolitano.
      Dopp. .
      25/01/2015 alle 18:30
      " canto nizzare il colle" sarebbe ridicolo..ci vuole un uomo autonomo che non si faccia piegare dal sistema in quanto " vergine" e poco esperto di giochi..ci vuole un sottile ed esperto conoscitore della macchina truffaldina dello stato e non una semplice figurina dei partiti

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