• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    20
    gen.
    2015

    I numeri interi di un torneo a metà

    Condividi su:   Stampa
    pippoinzaghi

    Sembrerebbe essere stata soprattutto la domenica della fuga juventina, e quella del “piove governo ladro” sul Meazza malgrado tutti i patti del Nazareno che volete, giacché il Milan ha perso di nuovo, e in casa, tra fischi e ululati di contestazione: tutta colpa del “povero Pippo”, di quell’Inzaghi promosso Mister con enfasi fino a meno di un mese fa? Certamente il cadetto di Arcore e solo poi di Milanello ha le sue brave responsabilità, ma in realtà, come si dice, in campo vanno i giocatori, quelli che ti hanno comprato e non altri.

    Il Milan quest’anno va meglio nei numeri di quello che un anno fa costò la defenestrazione di Allegri, lo stesso che oggi se la diverte, e peggio di quello successivo di Seedorf, pur cacciato a fine campionato senza neppure l’onore delle armi. Apparentemente la classifica non sarebbe definitivamente disastrosa, se le due milanesi ex gloriose sono insieme a sette punti dal terzo posto valevole Champions e a quattro dal sesto che garantisce, Coppa Italia complice, comunque il ridotto dell’Europa League. E invece a leggerli diversamente proprio questi numeri a metà del campionato, con il girone d’andata esalato insieme all’ennesima goleada della Juve al Verona, ci dicono altre cose.

    Ricordo che quel caposcuola senza studenti astuto e colto, mimo minore di Gadda nello stile, che è stato Brera Gianni fu Carlo, nelle sue rigogliose presentazioni delle partite non si esimeva mai dal contare i punti delle contendenti, sostenendo implicitamente che fosse la matematica a rivelarci verità nascoste nelle trame di gioco, nelle tattiche e nelle dichiarazioni pre o post-partita dei protagonisti. Ammetto anche che pur riconoscendo la bontà di tale impostazione spesso rigirarmi questi rosari statistici mi è parso togliere pathos a quella strana cosa, resiliente a tutto, che è ancora il pallone, pur “questo” pallone così acciaccato. Ma quando ce vo’ ce vo’. E adesso un discorso numerologico sulla solitudine dei numeri primi ma anche dei numeri ultimi mi cade a fagiolo. Vediamo perché.

    L’anno scorso, al suo terzo scudetto consecutivo inarrivabile bottino di Conte dagli Anni 30 in poi, la Juventus ha fatto più di 100 punti. Quest’anno non risuccederà: se gira la boa a 46, dovrebbe fare almeno 54 sui 57 a disposizione. Impossibile, tenuto conto del cammino in Champions cui l’Erede rotondocratico della famiglia tiene senz’altro più che al campionato stesso. Questo ovviamente nulla toglie ai macroscopici favori del pronostico per lo scudetto accreditabili a Tevez e soci. Perché solo la Roma numericamente potrebbe sottrarglielo. Ma facendo quanti punti nel ritorno se ha chiuso a 41? Intorno ai 50 su 57, ovvero può permettersi di perderne fino al massimo di 2 e pareggiarne una per arrivare “solo” a 49… Tutto è possibile, ma impietosamente questo sguardo alle cifre ci fa dubitare seriamente di questo esito.

    Riprendendo il filo dei piazzamenti, per arrivare in Champions non è oggettivamente ipotizzabile un numero finale sotto i 70 punti, quota già assai più bassa dello scorso anno. A Napoli e Sampdoria ne servono dunque 37, senz’altro alla loro portata se la Samp regge e il Napoli non si distrae. Anche la Lazio, cui invece ce ne vorrebbero 39, come la Sampdoria non ha l’Europa, ed è anche per questo impresa alla sua portata. Come vediamo gioca bene dopo un inizio stentato. Chiude la sfilza la Fiorentina, a 30, che ne dovrebbe quindi aggiungere 40: sono molti, ma recuperando i giocatori oggi fuori e quelli come Gomez che sono dentro ma è come se non ci fossero, considerati i punti letteralmente gettati nell’andata, forse non è da escludere alla faccia del betting pessimista.

    Ma qui ci fermiamo: né Genoa né Milan né Inter sembrano papabili per rispettivamente 42 o addirittura 44 punti nel ritorno per puntare al terzo posto finale. Non lo dice il recensore rotondolalico, ma i nudi numeri. Quegli stessi che condannano già Parma e Cesena: a 9 punti per arrivare a una quota salvezza che abbassiamo per amore di ipotesi a 38 punti, più giù del solito, dovrebbero farne 29. Cioè più di tre volte tanto quelli miserelli messi insieme finora. Non si scherza con le cifre, anche se adesso le rane si gonfiano con il calciomercato e cercano di restringere il campo di gioco a un puro rettangolo incidentale. Non escludo che questo gennaio infausto di Inzaghi “yes man” paghi pegno anche al campionato parallelo delle trattative, forma di distrazione di massa (dei tifosi spesso bue, quorum ego gratificato dall’arrivo a Firenze di Diamanti…) ma anche di squadra. Il mercato come alibi, e le partite come loro prolungamento. Non è affatto una novità, e stavolta è toccato soprattutto a Pippo. Che avrebbe dovuto saperlo secondo il noto refrain…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Facebook
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio