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  • Oliviero Beha
     
    27
    gen.
    2015

    Tutto cominciò con Zaza. Michele

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    Simone Zaza è l’obiettivo di questo mercato invernale per la Juventus
     
    Simone Zaza è l’obiettivo di questo mercato invernale per la Juventus

    Con l’inaugurazione dell’anno giudiziario sono fioccati gli interventi su “calcio & criminalità”, modello “s’ode a destra uno squillo di tromba…”. Da Roma il Procuratore generale, Antonio Marini, ha affermato che “crea forte preoccupazione l’infiltrazione della criminalità organizzata nel mondo del calcio come emerge da una serie di episodi e di inchieste giudiziarie avviate di recente”. E da Lecce il presidente di Corte d’appello, Marcello Dell’Anna, ci ha fatto sapere che “i gruppi criminali acquisiscono, attraverso una modifica del rapporto con la società, una sorta di legittimazione sostitutiva degli organi dello Stato. In tal senso vanno interpretati i segnali di infiltrazioni della criminalità in squadre di calcio che si pongono come canali di riciclaggio dei proventi di attività illecite. Si spiega così, ad esempio, l’acquisizione da parte delle associazioni criminali del ruolo di recupero crediti…”.

    Bah… se dovessi dirvi che tali esternazioni mi hanno lasciato sbalordito, mentirei per la gola. E c’è un motivo per questo, che ha un cognome preciso: Zaza. Lo so, specie l’anagrafe recente vi fa immediatamente pensare al centravanti del Sassuolo oggi così desiderato dalla Juventus, un talento già nel giro della Nazionale di Conte che fa di nome di battesimo Simone. Trattasi però di pura omonimia. Lo Zaza a cui mi riferisco è o meglio era perché defunto da vent’anni in carcere per il cuore debole è Michele, boss camorrista degli anni 70 e 80, che giocò un ruolo decisivo nell’“affaire Camerun” dei Mondiali di Spagna 82. Quando andai a intervistarlo a Regina Coeli, quattro anni dopo, mi disse testualmente davanti a un testimone allora segretario di un partito politico: “Pertini doveva fare cavaliere a me, non a Sordillo, ho fatto tutto io”.

    Nota per chi non sa o non vuol sapere o semplicemente preferisce non ricordare: l’avvocato Federico Sordillo cui si riferisce Zaza, detto “Michele o’ pazzo” per il cuore e tutto il resto, era il suo legale e per una meravigliosa coincidenza astrale anche l’allora presidente della Federcalcio. Sul pasticcio-Camerun, che permise all’Italia di passare il primo turno di quel “favoloso Mundial”, poi vinto, rinvio ad articoli e libri dell’epoca, con abbondanza di mistificazioni da parte di quasi tutto il sistema massmediatico, rintracciabili via Internet. Ma almeno concedetemi di dirvi che dopo quello scandalo, di corruzione e scommesse già all’epoca, adesso avrei tanta voglia di sedermi a un tavolo con i Marini e i Dell’Anna nell’anno di grazia 2015 per chiedere loro dove fossero trent’anni e più fa. Tutto quello che è successo dopo, intendo la miriade di scandali che sembra sempre travolgere un pallone che invece, in mancanza d’altro nel nostro meraviglioso sistema-Paese, si flette soltanto ma non si spezza mai, è una conseguenza di allora, e di prima di allora. Alla faccia del binomio “calcio & criminalità” periodicamente resuscitato.

    Il nodo vero è che di Zaza Michele nessuno voleva né vuol sentir parlare, saturo com’è di cattive notizie. Mentre di Zaza Simone, di calciomercato e calcio giocato, tutti sembrano sentire il bisogno, in una tossicità rotondolatrica che commuove. Dunque Simone, e non Michele… La volontà di acquisirlo già ora da parte della Juventus permette e invoglia a parlare di club, della loro salute, del loro modus operandi. Ebbene, la Juventus in questo senso, tifo a parte che non mi pertiene, è indubitabilmente un modello almeno tra le mura di casa.

    Non si vincono tre scudetti dopo la tempesta di Calciopoli (fidatevi, tutta interna alla Juventus stessa in un pro e contro Moggi che si è tradotto in un’inchiesta colabrodo, sia sportiva che ordinaria), non ci si avvia a vincere il quarto senza una società fondamentalmente sana, base di una filiera che porta allo staff tecnico e poi ai singoli giocatori. Certo, lo stadio proprio, certo, i soldi investiti… ma che non fosse solo Conte oggi è una realtà e ne devono prendere atto tutti. Il discorso sugli arbitraggi lo lascio da parte perché viene a noia. Si aiuta il potere, cioè chi guida in politica sportiva societaria, per sudditanza logica e non psicologica, e ovviamente chi vince ha più occasioni per essere favorito essendo più forte.

    Tornando ai club, credo che la Juve domini per la qualità dei campioni cfr. Pogba ma solo come componente della filiera che ho richiamato, perché si allena di più e magari meglio, perché ha una base di giocatori italiani, perché non si stanca di primeggiare ecc. È esattamente il contrario di due club che le contendono i palmares nazionali e la sopravanzano in quelli internazionali, Milan e Inter: è inutile attaccarsi a Inzaghi o alla sfortuna, è quella benedetta filiera di una società coesa e forte che trasmette sicurezza e non si inventa campagne acquisti da figurine come sta accadendo al Milan di Cesano Boscone/Milanello e all’Inter indonesian-morattiana, in cui tecnici e giocatori fanno sfoggio di “sliding doors”.

    Il bello e la fortuna del pallone è ancora la sua fondamentale semplicità: se funziona l’azienda, si va in gol, tutti. Naturalmente a parte le parentesi con gli Zaza Michele…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    27/01/2015 alle 23:48
    Il sistema perverso che porta certi giocatori a valutazioni astronomiche con la complicità di nicchie e giornalisti, i giri continui di casacca e le tarantelle con gli allenatori finirebbero se solo nessuno si abbonasse a stadi e pay..ma chi rinuncia al cornetto al mattino pur sapendo che è una merda surgelata?

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