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  • Oliviero Beha
     
    10
    feb.
    2015

    Undici anni dopo è di nuovo Parma cotto

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    parma-chievo

    Domani si giocherà Parma-Chievo, rinviata per neve. Bianca. E invece nero il buco societario del Parma, il cui rinvio di domani suona però come metafora di un più generale rinvio agli inferi. Certo, non c’è paragone con undici anni fa di questi tempi, quando si cominciavano a misurare le dimensioni del crac Parmalat di Tanzi, una voragine truffaldina colossale che riguardava partiti, campagne elettorali, banche, una sequenza interminabile di faccendieri e last but not least, il Parma calcio. Cotto, stracotto, con miliardi di debiti allora conteggiati in milioni di euro. Oggi il valore simbolico con cui un nuovo acquirente s’è preso il Parma club di Ghirardi e Taci è quello di un euro, e appunto siamo lontanissimi come cifre. Ma resta il fatto che di nuovo del Parma si tratta, e che del buco non si sono edotte finora le debite conseguenze, né la domanda in premessa: quando un club si avvita su se stesso finanziariamente in questo modo, la benedetta Federazione e la fantasmagorica Lega di A che tutto comanda, comprese le immagini delle partite (cfr. la relativa polemica buzzurra tra Galliani e la Juventus), dove sono? Che cosa fanno? Che cosa sanno? Quanto sono complici o coinvolte?

    Ricominciamo dalla cronaca, e da quel Ghirardi bresciano che l’anno scorso dopo sette anni di presidenza aveva azzeccato la stagione giusta, con un’ottima squadra, un tecnico capace e un Cassano funzionante. Tanto da guadagnarsi la partecipazione all’Europa League, dopo Fiorentina e Inter. Partecipazione volatilizzata subito da pendenze Irpef che a termine di regolamento hanno favorito il Torino, arrivato subito dietro. Strepiti e schiamazzi da parte del club e soprattutto di Ghirardi, che si dimette sdegnato. Salvo poi tornare sia pure come ben presto si vedrà ad interim, cioè cercando compratori e senza pagare gli stipendi a nessuno dall’estate in poi. Con un altro punto di penalizzazione per una classifica fallimentare, che già oggi spedisce in base a una logica pur non matematica il Parma in Serie B.

    Tra voci, gossip, dichiarazioni e il fallimento sul campo di questi mesi, Ghirardi vende finalmente in dicembre, senza aver più tirato fuori un euro, il Parma a una fantomatica cordata russo-cipriota con un gioielliere papabile presidente poi sparito. Si insedia in quel ruolo un avvocato, in rappresentanza di una società appena fondata che compra dal Ghirardi il pacchetto azionario di maggioranza di una società controllante. Il nome è la “Dastraso Holding Limited”, il capitale sociale è di 1.000 euro. Il resto è storia recente: l’avvicendamento con la cordata del tycoon albanese Taci, il mercato di gennaio con cessioni (cfr. Paletta regalato al Milan) e rescissioni (cfr. Cassano su tutti) e acquisti di un paio di ingenui, ignari che non ci fosse un soldo, e adesso, cioè ieri, il subentro della Mapi Group (società di servizi con sede legale in Slovenia) di Giampiero Manenti, versando un euro e sobbarcandosi debiti per oltre 200 milioni.

    Tutto bene, vero? A parte il destino del club, di giocatori, staff tecnico e dipendenti, e dei tifosi imbestialiti, naturalmente. No, affatto, qui rovina la mandria di asini. C’è il rischio che il campionato “diventi irregolare da qui in avanti”, e non lo dico io ma l’Aic, il sindacato calciatori. Giocatori non pagati, già da lunedì prossimo in condizioni di mettere in mora il club, demotivazione totale e possibile alterazione del campionato se non dovesse disputarlo regolarmente fino alla fine. Per non parlare del fantasma delle scommesse che svolazza sulle prossime partite e che potrebbe tornare (o continuare se non ha mai smesso) a giocare un ruolo più importante dei calciatori in campo. La verità è che in un Paese smidollato e a forte tasso di illegalità è impensabile che un settore politicamente debole come questo della Rotondocrazia non sia di facilissima infiltrazione delinquenziale, e che in essa ci siano i manigoldi, i furbi, come minimo gli omertosi. Se state pensando che collego tutto ciò all’inchiesta della Procura di Cremona, beh, state pensando bene. E sia pure per motivi differenti, se io fossi nel Presidente federale o nel ct che rischia il rinvio a giudizio per frode non sareicosìtranquillo.Qualcunoricordail defunto Capo della Polizia, Manganelli, che anni fa, sul nascere di “Last Bet”, disse: “Qui davvero può saltare tutto ?”.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    10/02/2015 alle 18:57
    Tutti i giocatori sotto contratto del Parma dati in prestito in giro per far girare i ventri dei procuratori come le piccole casse di risparmio che lucrano sui piccoli clienti..alla fine quello che conta e intascare il denaro in un modo o altro..intanto il paese e fottuto, i risparmi stanno finendo, i servizi alla collettività vengono tagliati e la democrazia e un optional..ma che frega "tanto a Roma gioca bene...

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