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  • Oliviero Beha
     
    10
    mar.
    2015

    Berlusconi e Pippo, la babele milanista

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    filippo-inzaghi-milan

    In un Paese che ha venduto o messo in vendita tutto o quasi, e che dal privato all’incanto passerebbe volentieri al pubblico allo smercio, figuriamoci se colpisce che anche il Milan sia in vendita. Non è stata forse ceduta l’Inter a un tycoon indonesiano, la Roma a un gruppo bostoniano, il Parma sia pure farsescamente al petroliere albanese poi datosi a gambe velocemente? Ma il punto è il ruolo che gioca il Milan sia nel pallone nostrano che nella politica, giacché da quasi trent’anni è di proprietà della figura dominante del panorama italiota.

    E Berlusconi con Sacchi prima e Capello poi aveva portato il club ai vertici internazionali, come non gli è mai riuscito davvero con Forza Italia… Adesso si ritrova in politica a tossire contro Renzi con un partito eufemisticamente frastagliato, cercando sponde con il secondo Matteo che gli è capitato a tiro, Salvini, e nel calcio a cercare di tappare il buco Milan, come società e come squadra. Partiamo dalla seconda.

    Dopo un cumulo di errori sulle scelte in panchina, dall’aver cacciato prematuramente Allegri all’aver svalutato Seedorf (ancora sotto contratto oneroso) fino alla promozione del parvenu – almeno in serie A – Pippo Inzaghi, adesso si ritrova a doverlo tenere perché non ha denaro abbastanza per un terzo allenatore. E poi perché non c’è sottomano granché, e poi ancora perché riversare tutto il negativo sul capro Pippo è di una comodità sublime. Dimenticandosi che la squadra è stata smembrata già tre anni fa, rabberciata con Balotelli e una qualificazione ai preliminari di Champions a spese della Fiorentina diciamo almeno “balorda”, travolta nell’ultimo anno e mezzo da risultati modesti e polemiche interne al club assai più vivaci tatticamente di quello che si vedeva in campo.

    La biga Galliani-Barbara Berlusconi è ancora lì, che vagola, mentre i cinesi fanno le loro offerte. La conservazione di Inzaghi “a oltranza” da parte dell’ex premier, almeno fino alla prossima partita e all’esaurimento della propria buffa pena nel gerontocomio di Cesano Boscone, è un segno di fenomenale debolezza dopo mesi di diatribe ripetitive interne e pubbliche. Il nocciolo è che – clamorosamente – il patriarca di Arcore non si può o non si vuole più permettere il lusso di una gestione pallonara che risulta troppo onerosa.

    Nocciolo che fa il paio con la situazione più generale dell’eponimo ventennale, in riserva politica dopo l’avvento non tanto di un Monti inutilmente sobrio quanto di un Renzi che si è impadronito berlusconianamente di tutta la scena. Tutte le pezze messe finora sono state a malapena a colori, fino agli ultimi strani scambi come i prestiti di Cerci e Torres con l’Atletico Madrid e quello di Destro, più una perdita della Roma che, almeno finora, un vantaggio per il Milan. Poiché però calcio e politica sotto l’egida di Berlusconi sono andati avanti a treccia per tutti questi anni, è evidente che non di crisi passeggera e pallonara si tratta, come qualche anno fa con i Tabarez e i Terim, bensì di una sorta di fine d’epoca, dentro e fuori da Milanello. Anche se le cronache ci dicono che quando si parlano Berlusconi e Salvini hanno al loro centro tematico non l’intendance tra quel che resta di Forza Italia e la versione lepenista della Lega Nord, ma piuttosto le condizioni del Milan.

    E un grande tifoso come il secondo Matteo, in continua e faticosa espansione nei lidi finora meno frequentati della penisola, sembra quasi più preoccupato del precipizio milanista che dello standard renziano antitetico all’uscita dall’euro. L’ultima sparata è stata quella contro Muntari, un ghanese oggi a scartamento ridotto ma in passato a livelli di più che decenza internazionale, che secondo il felpatissimo Salvini farebbe bene ad andarsene, in quanto “è un immigrato che non lavora bene”. Preso “sorprendentemente” per razzista, ha precisato che lo diceva “per come gioca, potrebbe essere biondo e con gli occhi azzurri e mi sarei espresso nello stesso modo”.

    A tale uscita ha risposto, destandosi dal suo torpore d’oltre Manica, Mario Balotelli criticando con energia le parole del segretario leghista. Nuova replica di quest’ultimo, che gli ha indirizzato una pesante scomunica: “Balotelli più lontano sta dai campi italiani meglio è”, etichettando l’incapacità calcistica anche dell’ex super Mario. Al netto della “casuale” africanità d’origine del primo e del secondo, invece italianissimo, rimanendo a Salvini certo è che l’esposizione mediatica di cui il leghista ha fatto il pieno è una brutta bestia. Si perde qualunque riserva mentale e dialogica, si esterna senza servofreni e il tifo pare garantire una specie di franchigia onnicomprensiva. Si sa improvvisamente tutto di tutto. Essendo ancora da dimostrare che in politica Salvini sia meglio dei due misurati sul campo, forse un po’ di prudenza non guasterebbe. Ma non è il cavallo di battaglia del secondo Matteo (né del primo)… Oppure, semplicemente, è la crisi del Milan che contagia le menti.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    homofaber .
    11/03/2015 alle 12:12
    Tralasciando il Pippo super rapace in area (di 'rigore') e tenero uccellino in panca o le tante figurine comprate dal Milan per compilare albums di edizioni purtroppo andate o lo spessore politico di Salvini (più o meno come quello calcistico di Muntari), preferirei soffermarmi su un aspetto poco apparentemente logico e raramente sviscerato, che potrebbe - simmetricamente ad altra azienda di Berlusconi da tempo altrettanto in vendita e in sensibile reale ribasso (disfacimento) - rigenerare e rivalutare (almeno commercialmente, che è ormai tutto ) persino questo club glorioso ma ormai tremebondo o comunque sconclusionato in campo e fuori: la quotazione in Borsa (peraltro, sottovoce e a fari spenti già recentemente annunciata). Mediaset non produce programma nè acquista contemporaneo format da anni e sta riducendo continuamente i suoi organici; ha perso quasi tutte le stars (o presunte tali) e il livello di informazione è sempre più scadente (al di là di eventuali faziosità) al pari dello share; spesso ripropone e va avanti (o indietro) col vintage o con centesime nuove ripetitive rafferme edizioni di programmi-serial che costano zero e che hanno avuto una loro gloria (d'ascolto, intendo; sul resto mi astengo) ma che adesso stancano poco meno della Corazzata Potemkin o degli alibi di Galliani (prescindendo da quante siano le sue colpe). Eppure, malgrado lo stato quanto meno febbricitante (restando soft e buoni) dell'azienda Mediaset - questa sì quotata - il suo incremento in Borsa, solo negli ultimi quattro/cinque mesi, è stato addirittura più del 60%. Magie, misteri o criteri e parametri superiori (popolarmente, o almeno per me, poco afferrabili) del complicato regno della Borsa? O maliziosamente (ma anche ragionevolmente) altro? In qualsivoglia caso, visto che il Milan versa nello stesso stato (Stato) e con le simili (insospettabili) virtù o potenzialità di Mediaset (ed è oltretutto dello stesso padrone), quotarla in Borsa sarebbe miracolante. E le farebbe vincere nuovi, per ora impensabili, scudetti e coppe: dei mercanti, ovviamente, zero dei Campioni
      Dopp. .
      11/03/2015 alle 15:47
      SIM salah pink
    Dopp. .
    10/03/2015 alle 16:58
    Vedo molto migliorato tavecchio..il modo con cui democristiana mente gestito (tenendolo a bagnomaria sui media) l'affare Parma facendo credere che il problema del calcio italiano fosse appunto cercare una mediazione per salvare la regolarità del campionato( come se fossimo scemi renziani e non sapessimo che tutte le altre squadre della serie a stanno come il Parma o peggio nonostante presidenti megalomani che intascano soldi da televisioni e giocatori per rifarsi verginità..)..almeno ci risparmia di lezioni di etica o tattica..per questo bastano e avanzano l'altra parte malata del pallone..i " commentatori" televisivi che hanno l'obbligo di fare il lavaggio dei cervelli dei tifosi parlando di " mentalità di allenatori" e cazzate varie..
    Dopp. .
    10/03/2015 alle 16:48
    Ma quali crisi,,questi continuano a vendersi tutte le partite,,con la crisi ci guadagnano sempre..a proposito di crisi..la Lazio del presidente super contestato lotito dall'anno scorso ad a oggi si è trasformata in una macchina di consensi( e soldi..) per magia..il pd due anni ( o nani) fa sembrare crollare e all'improvviso si reinventa con Renzi ( resuscitando gli zombie)..un pEse che sta sempre sull'orlo di crollare ma resuscita sempre rifacendo le fondamenta sui resti

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