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  • Oliviero Beha
     
    17
    mar.
    2015

    Cosa resterà della pareggite

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    Inter-Cesena 1-1
     
    Inter-Cesena 1-1

    C’è in giro in Serie A una malattia contagiosa che finisce in “ite”, ma non è la leggendaria “annuncite” di Renzi. È la pareggite. Sono passati vent’anni abbondanti da quando la Lega Professionisti introdusse per la A e la B la formula dei 3 punti a vittoria, già adottata dalla C sulla scorta di ciò che accadeva da 14 anni ormai nella Premier. Il motivo non era arduo da decifrare: troppi pareggi annoiavano il colto e l’inclita, gli stadi (più popolati di oggi, comunque…) e i telespettatori, i sospetti di “combine” erano manifesti e insomma un incentivo a giocare sempre e comunque per vincere pareva indispensabile. Anche solo per rendere leggermente più opaca la vita agli scommettitori.

    Doveva ancora cominciare l’autunno del 1994, Berlusconi non era poi così saldo in sella del suo primo destriero di governo se di lì a pochi mesi tra Bossi, soprattutto, e il discusso avviso di garanzia si sarebbe prodotto il governo del rigoglioso Dini, di Renzi si parlava poco o niente. Già, Renzi. Che stava facendo, che cosa aveva già fatto? Aveva vinto 48 milioni di lire alla Ruota della Fortuna con il signor Mike e in quell’inizio di stagione calcistica veniva accompagnato dal padre in automobile sui campi di seconda categoria toscana dopo aver superato brillantemente gli esami relativi a Coverciano, sempre con padre al seguito. Gli esami di che? Da arbitro, perbacco, e da arbitro decisionista/rottamatore: fischia in Saline-Guardistallo e zacchete, ne caccia due con due “rossi” diretti che farebbero ingolosire Landini. Rifischia in Serrazzano-Sasso Pisano e zacchete, estrae di nuovo il cartellino più pesante, lasciando di sé un’impressione precisa, di marcata personalità. Quella che oggi gli allisciano un po’ tutti, cercando i suoi beneplaciti.

    Certo è che uno che voglia fare l’arbitro, da che mondo è mondo, suggerisce alcune riflessioni sulla sua sagomatura psicologica: perché, se è vero che da bambini tutti vogliono fare il centravanti e nessuno vuole andare in porta tra due felpe o due zainetti, e l’arbitro è vissuto agli inizi come una specie di superfetazione ambientale quasi innaturale? Perché? Perché aveva già la tempra del leader, commenterete voi con ragione…

    Ma eravamo alla pareggite e non all’annuncite. I numeri sono chiari, si pareggia sensibilmente di più in confronto alla stagione scorsa e in assoluto ci si avvicina parecchio a come starebbero le cose in classifica con i vecchi 2 punti, quelli rottamati allora per debellare il pareggismo. Il dilagare del segno x non dipende solo o tanto dalla sfilza della Roma o dalla vocazione dell’Empoli, per dire. C’è in generale un livellamento accentuato verso il basso che spegne le partite e sviluppa i pareggi. Non direi neppure che sia cambiata la mentalità, no. Con la verifica del telecomando e dei campionati esteri, ovviamente in primis quello inglese, salta all’occhio la differenza soprattutto di ritmo che da noi viene mascherata dalle sottigliezze tattiche. Non sai mai se servono a ridurre i difetti o più in generale a evitare di sfiatarsi.    Del resto siamo sempre in debito di ricostruzioni serie su come e quanto ci si allena in Italia: chi fa due allenamenti quotidiani, oltre alla Juventus così organizzata da Conte per due giorni a settimana quando non ci sono le Coppe in mezzo? All’estero le due sedute diarie sono quasi la norma, e forse il motto più ti alleni più corri non è così peregrino. In ogni caso i pareggi stanno svuotando di punti la classifica. La Juventus vincerà questo campionato da “ciapanò”, ovvero da “tressette a non prendere” oppure ancora a chi rallenta di meno, ben distante dagli oltre 100 punti contiani di un anno fa. La seconda, sia essa la Roma o chi altri, finirà lontanissima dalla montagna di punti della Roma stessa nella scorsa stagione, e con tutte le partite europee infrasettimanali non si fatica a prevedere che per il terzo posto utile ai preliminari di Champions League basteranno 70 punti o poco più.

    Si sono infoltite le squadre nella terra di mezzo della graduatoria, e in questo la pareggite ha fatto il suo. Si aggiunga che di solito l’ultimo mese di campionato è stato troppo spesso foriero di accordi sottobanco, di armistizi taciti, di applicazione dell’adagio di Buffon, gran scommettitor degli scommettitor di Omero, in base al quale è “meglio due feriti che un morto”, e si avrà il quadro di ciò che ci potrebbe aspettare. Il tutto a favore del solito alone di scommesse di cui si parla sempre come fosse un fiume carsico, quando risale – Procure alla mano – in superficie. Insomma stiamo riuscendo nella pratica ad annullare gli effetti benefici che la regola dei 3 punti a vittoria aveva promosso in teoria. Certo, poi il tifo continua e giustifica, specie in un Paese che si trova ad avere poco altro intorno a sé. Ma siamo sempre nelle vicinanze di Renzi… A lui converrebbe un calcio oppiaceo e distraente, che riempia e non svuoti gli stadi e gli studi tv (anche se basta un Inter-Cesena a fare più ascolti di programmi dalla buona reputazione). Ma Renzi non può fare anche il presidente della Federcalcio, pur se probabilmente gli andrebbe. Così si tratta di aspettare e di vedere se “si inverte il trend” oppure ci invertiamo da noi per raggiunta saturazione.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    marina brezza .
    17/03/2015 alle 23:11
    certo che lo scout Matteo, da imberbe o glabro boy, sicuramente a sua insaputa, stava costruendo il suo sogno di dominatore, se è vero che arbiter in latino vuol dire signore assoluto... basti pensare a Petronio "elegantiae arbiter" appunto! altro che garante delle regole del gioco!
    Dopp. .
    17/03/2015 alle 17:57
    La sensazione e che anche il calcio che era materia una volta di sentimentalismi e gioie vere oggi finga più da un surrogato di " qualcosa che deve andare avanti" più che un vero e proprio gradevole passatempo.certo magari gli juventini continuano aesser orgogliosi del loro vincere a prescindere..ma fino a quando si andrà vanti con questo stato di cose mediocri dove anche una passione così vera e viscerale finisce impantanata dalle logiche meschine del sistema e dai bordelli creditizi e delle scommesse( come se fosse una giustificazione il fatto che se una partit e brutta tanto poi è combinata..) ..insomma si vive il calcio più come una violenza, guerra di religione dove imporre i propri pregiudizi sugli altri
    Dopp. .
    17/03/2015 alle 17:39
    Una Lazio così renziana e plebiscitaria non si vedeva da anni, un meraviglioso bordello di sistema che vuole accontentare sempre tutti per far sentire con la coscienza a posto il tifoso medio( chi arriva terzo avrà vinto il suo scudetto comunque come chi vincerà la coppa Italia)..un paese che alla fine arriva a mediare su tutto, dalle mafie alle lobby dei venditori di armi e clandestini per finire alle partitine del nostro calcio del cazzo

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