• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    займы онлайнкредит онлайнкредитная карта
    Home > articoli > Hai capito che scoperta? Anche in Rete il denaro è se...
    27
    mar.
    2015

    Hai capito che scoperta? Anche in Rete il denaro è senza forza di gravità, va su e non giù

    Condividi su:   Stampa
    andrew-keen

    INTERNET, IL NUOVO CAPITALISMO – IL GURU DELLA RETE, ANDREW KEEN: “IL WEB AUMENTA LA DISPARITÀ TRA RICCHI E POVERI. DEMOCRAZIA E LIBERTÀ DI ESPRESSIONE SONO IPOCRITE SE PRONUNCIATE DA ZUCKERBERG”
    Dagospia.com

    Per Keen, lasciata alle sue regole, la Rete non è un meccanismo di distribuzione di profitti, ma tende a concentrarli nelle mani di pochi fortunati: “È una delle maggiori accumulazioni di ricchezza della storia. Aziende come Google e Facebook vendono la nostra privacy al miglior offerente, con la pubblicità che ci segue ovunque”…

    Bruno Ruffilli per “la Stampa”
    C’è stato un tempo in cui su internet si sprecavano i commenti entusiastici. Evangelisti e profeti del web parlavano nel vuoto, pochi li ascoltavano, pochi li comprendevano. Oggi invece trovano più spazio i sostenitori di un pensiero critico, che mette in discussione il web com’è e com’è diventato.

    Uno dei più famosi è Andrew Keen, 55 anni, londinese trapiantato in California: in The Cult Of The amateur prima, Digital Vertigo poi e ora The internet Is not The Answer ha discusso i lati oscuri di internet, smontando e confutando il paradigma di un ottimismo secondo cui il digitale è sempre sinonimo di benessere e progresso. «Ma non nego che esistano aspetti positivi – spiega – e non penso che si possa o si debba tornare indietro».

    In Italia per alcuni incontri col pubblico (martedì scorso al Circolo dei Lettori di Torino, mercoledì a Milano per Meet The Media Guru), Keen ha ben chiaro che in Europa e in particolare da noi può essere controproducente parlare di aspetti negativi del web quando ancora si fa fatica a percepire quelli positivi: «Il mio è un punto di osservazione privilegiato, in Usa certi processi sono iniziati prima. Ma quando arriveranno anche in Italia bisognerà saperli interpretare».

    Keen insiste molto sul potere che internet ha di rimettere in discussione strutture e sistemi consolidati, cita l’esempio di Uber che ha causato reazioni fortissime tra i tassisti (anche in Italia), di AirBnb, il servizio di affitti di alloggi tra privati che oggi vale la metà della catena alberghiera di lusso Hilton.

    E dedica un capitolo alla cittadina di Rochester, dove quasi tutti gli abitanti lavoravano per Kodak e ora non hanno un impiego, e spesso nemmeno una pensione. Ma sarà davvero colpa di Instagram, come sostiene lui? «È l’equivalente più vicino a quello che faceva Kodak una volta – risponde -. Anche se, come sempre con Internet, il digitale non corrisponde esattamente all’equivalente analogico».

    Molto ricco e documentato, con due capitoli dedicati alla storia del World Wide Web, il libro di Keen insiste sul fatto che le promesse iniziali del web non sono state mantenute. Eguaglianza, libertà di espressione e partecipazione, democrazie sono parole vuote, o addirittura «ipocrite» se pronunciate oggi da uno come Zuckerberg. Perché? «Con il progetto Internet.org dice di voler portare internet ai Paesi emergenti, ma in realtà il suo scopo non è quello di dar voce a chi non ne ha una: dietro i proclami idealistici c’è una strategia commerciale mascherata da filantropia».

    Continua a leggere su Dagospia

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Facebook
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio