• Biografia
  • articoli
  • rubriche
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    11
    mar.
    2015

    L’ascensore sociale è sempre bloccato

    Condividi su:   Stampa
    matteo-renzi

    Si assiste, chi con devozione, chi con preoccupazione, al manifestarsi alla Camera del cosiddetto “partito della Nazione”, ossia il partito di Renzi. Scalfari evoca il rischio di una “democratura”, una sorta di democrazia dittatoriale, equivalente all’ingrosso a quella “dictamorbida” con cui vengono registrati i regimi latinoamericani più inclini al dialogo politico. E questo giornale non fa sconti a ogni episodio tendenzialmente poco democratico di cui il premier si rende protagonista. Ma il discorso di solito si restringe al campo costituzionale, istituzionale, partitocratico. Invece la democrazia reale si declina anche se non soprattutto nella società, nei luoghi di lavoro, nel settore strategico dell’istruzione, nella sfera mediatica. Applicare il metro di misura della democrazia al sistema-Paese parrebbe l’unico modo per non giocare al lego della politologia fine a se stessa, riserva per specialisti. È per questo che quando l’estate scorsa il nostro premier più giovane ha tuonato contro il famigerato “capitalismo di relazione” in parecchi (quorum ego) si sono detti: bene, questa è la volta buona, l’uomo rottama una pesantissima tabe italiana e dà una spallata a un modus vivendi da tempo intollerabile che inficia alle basi la qualità democratica della nostra vita quotidiana.

    Due parole sul “mostro” del capitalismo relazionale, formula non immediata che però si spiega facilmente con qualche dato. Gli ultimi di cui dispongo risalgono a circa un lustro fa. Secondo l’Antitrust (pur eletta partiticamente, secondo i soliti schemi) e qualsiasi istituto di ricerca, in Italia supera l’80% per Banche, Assicurazioni, Imprese ecc. il regime di conflitto di interesse, con grovigli intersecati e incrociati nei vari Cda. Naturalmente in questo siamo leader in Europa, largamente in testa su Gran Bretagna (47%), Germania (43%) e Francia (26%). Il massimo dell’opacità, con la quale di solito media ed esperti convivono serenamente. È capitalismo di relazione per cui ci sono in scala alcune centinaia di persone su 60 milioni di compatrioti che sono contemporaneamente qui e lì, che controllano e vengono controllati, che non escono mai di scena a nessuna età, dando vita alla “crema ” ormai da un pezzo inacidita di una società che risponde al criterio di “familismo amorale” o semplicemente mafiosità diffusa senza alcun riferimento obbligato a Cosa Nostra. Se ci guardiamo intorno, varie forme di questa mafiosità da capitalismo intrecciato allignano in ogni settore della nostra esistenza, senza eccezione: dalla politica all’economia, dalla finanza al terziario, dal mondo dell’informazione a quello dello spettacolo, delle arti, dello sport ecc.

    Tutti invischiati con tutti, laddove per “tutti” dobbiamo leggere “quelli che sono dentro”. E noi fuori, a scannarci. Come tutto ciò si riverberi in una mancanza di democrazia nel pensiero e nei comportamenti di questa società non ha bisogno di ulteriori specifiche. Ecco perché il grido di dolore di Renzi ci aveva fatto sperare in decisioni fattive oltre le intemerate di maniera. Se non lui, chi altri può riuscire in una simile impresa titanica, che cambierebbe davvero i connotati al Paese?, ci siamo chiesti qualche mese fa. Ebbene, sarò vittima di una colpevole distrazione ma non ho ancora colto nessun segnale di cambiamento anti-capitalismo di relazione, ovvero anti-palude italiana. Certo, avvicendamenti ai vertici con amici invece che con estranei, ma la logica è rimasta la solita, e il sistema non è mutato. “Quelli” sono ancora tutti lì, al massimo si sono spostati di casella. E l’ascensore sociale è sempre bloccato, quasi a sconsigliarci di prenderlo per usare invece le scale. Come quando si temono incendi: appunto…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    2
    Lascia un commento
    Emanuele66 .
    11/03/2015 alle 20:42
    È un fatto quello del capitalismo di relazione che ormai assomma a dato: il povero Rino Gaetano con la sua Nuntereggaepiù nominava uno per uno tutti quelli che, in un modo o nell'altro non uscivano mai di scena. Alla fine è morto lui ma loro no e se lo hanno fatto hanno propagato il loro messaggio e la loro progenie al grido fatidico di: noi siamo noi e voi non siete un cazzo.
    Dopp. .
    11/03/2015 alle 16:15
    Il nazareno super militarizzato e super scortato come una fortezza..gli sguardi cattivi delle guardie giurate in borghese e gli 007 per le strade della capitale per controllare che nessuno osi avvicinarsi al tesoro nascosto..medio borghesia deviata con avvocati e finanzieri corrotti che intascano mazzette..vertici di aziende pilotati e clima da far west per le strade..coi cittadini onesti in ostaggio stretti nella morsa tra " la paura dell'altro" e le deviazioni delle istituzioni che perdono le loro funzioni originarie..i democratici la chiamano " realismo sociale" io disfacimento della società..

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Facebook
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio