• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    18
    mar.
    2015

    Lupi e lupetti affamati

    Condividi su:   Stampa
    alfano-lupi-

    Ma di che cosa ci meravigliamo? E’ la fotografia del Paese e delle sue storture, tra raccomandazioni e nepotismi. Sarebbe stato strano il contrario.
    o.b.

    NCD, NUOVA COMPAGNIA DEGLI AMICI – UN’AZIENDA VICINO A LUPI PERDE IL CERTIFICATO ANTIMAFIA? ALFANO LA AFFIDA AL CARO AVVOCATO GEMMA, E IN DUE GIORNI IL TAR GLI DÀ RAGIONE – LE CHIAMATE DI LUPI PER IL FIGLIO E LE ACCUSE DI TANGENTI IN SVIZZERA PER INCALZA E PEROTTI
    Dagospia.com

    L’azienda di costruzioni Rizzani de Eccher se ha un problema giudiziario fa chiamare Lupi, che interviene su Alfano, e Angelino gli “presta” Gemma, avvocato anche di Expo – Non solo il figlio: anche gli amici di Luca Lupi vengono ‘consigliati’ alle aziende vicine al ministro…

    1. E NELLE CARTE SPUNTA IL NOME DI ALFANO: MAURIZIO GLI HA DETTO DI QUELL’AZIENDA
    Franca Selvatici per “la Repubblica”

    «A questo punto te lo chiedo in modo, in modo molto, come dire? deciso. Bisogna che tu ne parli e che ne parliate anche con il ministero degli Interni». È il 16 luglio 2014 e Claudio de Eccher, del colosso friulano delle costruzioni Rizzani de Eccher, si rivolge a Franco Cavallo, “l’uomo di Lupi”, l’uomo che risolve problemi, uno degli arrestati nell’inchiesta sul “sistema collusivo” di favori e mazzette. La Rizzani de Eccher è nei guai. Il prefetto di Udine ha disposto un’interdittiva antimafia nei confronti della società, che ora rischia di perdere tutti i lavori presenti e futuri.

    Secondo il prefetto, l’azienda è a rischio di infiltrazioni mafiose. In una mail inviata a Cavallo, Claudio de Eccher precisa meglio le sue necessità: «Ti chiedo a questo punto il grande favore di informare di quanto sopra il nostro comune amico con preghiera di urgente intervento sul ministero degli Interni». Qualche minuto dopo Cavallo inoltra il messaggio al ministro Lupi, chiedendogli un incontro. Il 18 luglio, dopo aver visto Lupi, Cavallo chiama de Eccher e lo rassicura: «Io ho parlato con lui, aveva già parlato sia con l’avvocato sia con Angelino». Il 21 luglio Cavallo chiama de Eccher e gli chiede un incontro: «Vediamoci un attimo perché si sono mossi, poi ti dico, eh!».

    Continua a leggere su Dagospia.com

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    2
    Lascia un commento
    Salvatore Petrotto .
    18/03/2015 alle 20:36
    Un anno fa ci siamo occupati, a proposito di Angelino Alfano, della gestione, non proprio ineccepibile, dei beni confiscati alla mafia. Prendete, ad esempio, uno degli ultimi parvenu, ‘regolarmente’ plurincaricato, anche e soprattutto da Angelino Alfano, il quarantenne professore universitario Andrea Gemma. Che dire di questo personaggio? Tre cattedre in due Atenei, un avviatissimo studio legale a Roma, un posto nel cda di Eni, attuatore giuridico del Piano Carceri, curatore dei servizi legali di Expo 2015, commissario liquidatore della società Amia, l’azienda fallita lo scorso anno che gestiva la raccolta rifiuti a Palermo. Non solo. Altri dodici incarichi inoltre gli sono stati conferiti dall’Isvap (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo), una delle sedici Autority governative che spesso vigilano, non tanto per tutelare gli interessi della collettività, ma per garantire delle lobby imprenditoriali, finanziarie. Gemma, non ultimo di questa schiatta di personaggi, è anche commissario straordinario del gruppo Valtur, dell’imprenditore Carmelo Patti, indicato dalla DIA quale prestanome di Matteo Messina Denaro. Un anno prima del maxi sequestro di beni per oltre un miliardo e duecentomilioni di euro, disposto dalle autorità giudiziarie, a carico dell’azienda di Patti, l’allora ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, lo aveva nominato commissario straordinario, malgrado, come riportato dal settimanale Espresso l’11 marzo 2013, risultava nipote di un ex amministratore della Valtur. “Fonti interne al gruppo Patti – si legge sempre nello stesso articolo - indicano che Gemma ha presentato parcelle alla Valtur, il che lo avrebbe dovuto rendere ineleggibile come commissario”. Ma Gemma ama la Sicilia in maniera sviscerata! Da presidente dell’Immobiliare Strasburgo, custodisce anche gli ingenti beni del costruttore Vincenzo Piazza, indicato come prestanome di Vito Ciancimino. Egli è, come ben potete capire, una sorta di angelo custode, al servizio di chi lo ha più volte chiamato a ricoprire questi delicatissimi ruoli di guardiano e gestore dei beni confiscati alle varie mafie. A piazzare Gemma, ad esempio, ai vertici dell’Immobiliare Strasburgo, è stato il direttore dell’Agenzia per i beni confiscati, il Prefetto Giuseppe Caruso che, tra l’altro, nei mesi scorsi si è scagliato con inaudita violenza verbale proprio contro gli amministratori giudiziari. Del fatto si è occupata la Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia che ha contestato a Caruso proprio la nomina di Gemma, indicato come collaboratore dello studio di Tiziana Miceli, moglie di Alfano, risultato suo dante causa, o per meglio dire il suo dante incarichi giudiziari. Al termine di un’audizione della Commissione antimafia, presieduta da Rosy Bindi è emerso, in buona sostanza, che la moglie di Alfano, l’avvocato Miceli, ha difeso aziende il cui liquidatore era proprio Gemma. Come è avvenuto per la Sigrec, società in liquidazione di Unicredit, nel 2008, quando Gemma se ne occupò a seguito di uno dei dodici incarichi conferitigli dal presidente della Isvap (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private), Giancarlo Giannini. Poi Giannini, presidente dell’Autorità Nazionale che doveva controllare la gestione delle Assicurazioni private, è stato travolto dallo scandalo Ligresti che a loro volta, col loro gruppo assicurativo FONSAI, hanno coinvolto anche il figlio dell’allora Ministro dell’Interno Cancellieri. Tanto per cambiare, al di là di ogni controllo e di qualsiasi conflitto di interessi, il figlio della Cancellieri aveva ricevuto 6 milioni di euro in poco più di un anno, proprio dai Li Gresti che poi sono stati tutti quanti arrestati (padre e figli), non prima di avere chiesto soccorso alla loro grande amica, Anna Maria Cancellieri, perché intercedesse, nella qualità di Ministro, presso l’amministrazione penitenziaria a favore di una delle figlie di Salvatore Ligresti che in carcere soffriva di anoressia. Cosa che puntualmente Anna Maria fece, se non altro per sdebitarsi con gli amici che avevano ricoperto di milioni di euro il figlio. Il professore Gemma, deve infatti dire grazie, soprattutto, alle solide radici che ha ben piantato in Sicilia. Deve essere grato, in primis, al suo fraterno amico, Angelino Alfano, del quale, malgrado la sua ‘tenera età’, è stato suo tutor ai tempi dell’Università; Andrea ed Angelino sono stati infatti uniti in una sorta di matrimonio politico-istituzionale, da un rinomato cattedratico palermitano, il loro comune professore, Salvatore Mazzamuto, ex preside di Giurisprudenza a Palermo, nonché ex sottosegretario alla Giustizia, nel governo di Mario Monti ed oggi uomo di Alfano. Quando si dice che l’allievo supera il maestro! E dire che, quando parliamo di beni confiscati, ci riferiamo semplicemente, ad alcune decine di miliardi di euro in immobili, società, terreni, fabbricati e denaro liquido, la cui gestione è in mano ad Alfano ed ai suoi amici. Se vi pare poco! Sempre in tema di Beni Confiscati alle Mafie, bisogna precisare e sottolineare che a ricoprire l’incarico di direttore dell’Agenzia che li gestisce è stato chiamato, dal ministro Angelino Alfano, l’ex prefetto di Agrigento ed ex prefetto di Palermo, il campano Umberto Postiglione, il quale, probabilmente riscuote adesso una maggiore fiducia, rispetto all’ex prefetto Caruso che si è lasciato andare, anche davanti alla Commissione Nazionale Antimafia, in attacchi contro gli amministratori giudiziari, alla Gemma; quelli segnalati da Alfano, per intenderci. Postiglione in passato ha ricoperto a partire dal 1995 anche la carica di sindaco di Angri, un paese di 30 mila abitanti nel Salernitano. E’ stato rieletto nel 1999. Poi ha cumulato una serie di prestigiosi incarichi ricevuti dal ministro Alfano o da chi per lui, per i quali è finito al centro di polemiche; ed esattamente quando, da prefetto di Palermo, è stato chiamato, nel 2012, a fare anche il commissario della provincia di Roma. Roma e Palermo: due città distanti 993 km. Il buon senso avrebbe dovuto suggerire che era impossibile, o quanto meno molto difficile, avere contemporaneamente un lavoro nella Capitale e uno nel capoluogo siciliano. La politica, però, è maestra nel fare diventare possibile l'impossibile. E così è accaduto che Umberto Postiglione sia stato, allo stesso tempo, prefetto di Palermo e commissario straordinario della Provincia di Roma. A fare notare la situazione è stato allora Sergio Rizzo, con un articolo sul "Corriere della Sera". Ma anche ad Agrigento, Postiglione ha lasciato più di un indelebile ricordo. Allorquando si stava consumando un passaggio epocale dalla gestione pubblica dell’acqua, ad una società per azioni, adesso quasi del tutto privata, Girgenti Acque, lui ha svolto un ruolo di primo piano. Era proprio Postiglione il prefetto di Agrigento, quando si consumò ‘l’affaire’ acqua nell’Agrigentino, tratteggiata a tinte fosche, a partire dal 2008, da una miriade di organi di informazione. Ad esempio nell’inchiesta a firma di Carlo Ruta “Acqua, un affare che scotta, il business del secolo in Sicilia”, come viene sottolineato in un atto ispettivo presentato da 18 senatori lo scorso anno ed indirizzato ai Ministri dell’Interno, dell’Ambiente e della Salute e pubblicato sulla rivista “Narcomafie”, già nel gennaio 2009, emergono collegamenti fra i Pisante, le cui imprese risultano inquisite dalle Procure di Milano, Monza, Savona e Catania per una varietà di reati tra cui il pagamento di tangenti e l’associazione mafiosa, e la stessa Girgenti Acque. Eppure, l’allora prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione, sembrò non accorgersi di niente, anzi! Risulta infatti agli atti un tentativo di fusione societaria con un’azienda campana in odor di mafia, da parte dell’ACOSET di Catania, la società di gestione dei servizi idrici, il cui ex amministratore delegato, Giuseppe Giuffrida, nonché da parte di Giuseppe Campione, attuale presidente ed azionista di maggioranza della società Girgenti Acque. Entrambe tali aziende private si sono impadronite, malgrado una miriade di denunce penali e civili, della gestione dei servizi idrici nel catanese e nell’agrigentino, imponendo tariffe che sono il quadruplo rispetto alla media nazionale, a fronte di servizi pessimi. Salvatore Petrotto
    Salvatore Petrotto .
    18/03/2015 alle 20:33
    Proviamo adesso a spiegare se invece il nostro Angelino agrigentino si riconosce nelle storie che seguono e che riguardano alcune sue vicende personali e familiari. Partiamo dalla Prefettura di Agrigento. Dopo oltre 20 anni di servizio ad Agrigento, il vice prefetto Nicola Diomede, nel 2013 viaggiava verso Roma dove riceveva la nomina di capo della segreteria tecnica del ministro dell’Interno Angelino Alfano. Quella nomina, una parte della stampa agrigentina gongolante e tutta compiaciuta per il lieto evento, la definì un incarico prestigioso, quanto gravoso, in cui Nicola Diomede avrebbe potuto mettere pienamente a frutto le sue doti di professionalità e le capacità di lavoro che lo avevano contraddistinto, sino a quel momento, nell’espletare la sua ventennale attività alla Prefettura di Agrigento. Quella fulgida parentesi romana vissuta a fianco al ministro, per Nicola Diomede, si consumò in poco più di sei mesi. Così, il valoroso viceprefetto, da capo della segreteria politica, al servizio del capo del NCD, il ministro dell’Interno Alfano, venne ulteriormente gratificato e premiato. Malgrado in Italia, due anni fa, a fronte di un centinaio di prefetture c’erano 200 prefetti già nominati, la metà dei quali, ovviamente utilizzati dai vari ministeri, alla faccia della spending revieuw , il ministro Angelino Alfano ne nomina altri 22 e, tra questi, uno dei suoi preferiti, sarà proprio Nicola Diomede che da Roma se lo porterà ad Agrigento. Nel 2014, il neo prefetto Nicola Diomede, uomo a tutti gli effetti, politici ed istituzionali di Alfano che fa? Affida, direttamente, senza gara ad evidenza pubblica, il centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa che può accogliere un massimo di 300 migranti ma che assai spesso però, arriva a contenerne più di mille. La struttura è del Ministero degli Interni ma è gestita dalla Confraternita delle Misericordie di Firenze . Per ogni profugo l’ente riceve 32,90 euro al giorno, con i quali deve garantire i beni di prima necessità. Ma gli ospiti del centro sostengono che non va sempre così: “Mangiamo poco e non ci danno i 5 euro che ci spettano di diritto ogni due giorni”. Soldi che i contribuenti versano, la cooperativa delle Misericordie incassa ma, ai migranti, a quanto pare, non arrivano. “Qui ci sono mafia libica e mafia italiana associate”, dicono a mezza voce alcuni dipendenti della confraternita. Sembra la stessa storia di Mineo, non vi pare? Dunque per il centro immigrati Lampedusa si stanno spendendo oltre 4 milioni e mezzo di euro affidati illegalmente così come è successo per il centro C.A.R.A. di Mineo?. Anche la Prefettura di Agrigento, retta dal Prefetto Nicola Diomede, uomo del ministro Angelino Alfano, non ha indetto alcuna gara d’appalto ad evidenza pubblica nell'affidare gli oltre 4 milioni e mezzo di euro per la gestione del centro per immigrati di Lampedusa, preferendo fare ricorso ad una procedura negoziata ristretta. Potete leggere quanto segue nel sito ufficiale della Prefettura di Agrigento. Tra l’altro anche il giornale Il Fatto Quotidiano si è occupato della vicenda immigrati di Lampedusa, mandando in onda una curiosa intervista, rilasciata da Lorenzo Montana, suocero del fratello del ministro dell'Interno, l'agrigentino Angelino Alfano, nominato direttore del centro di accoglienza. Leggete adesso come giustifica il Montana questa sua imbarazzante nomina : “non sono stato scelto dal capo del Viminale, ma dalla Confederazione Misericordie per le mie qualità personali, umane, professionali e intellettive. E anche perché sono un lampedusano doc”. E il ministro? “A lui che interessa? Io ho rapporti con il prefetto Morcone e col mio prefetto che è il dottor Diomede”. Il primo è Mario Morcone, da giugno capo del dipartimento Immigrazione del Viminale, il secondo, Nicola Diomede, dirige invece la Prefettura di Agrigento, persona a stretto contatto con il fratello del genero di Montana. Ma lui tiene botta: “Sono idoneo a dirigere in questo lembo di terra, che è l’ultimo d’Europa, una struttura così importante come il Cpsa” . (da Il Fatto Quotidiano). A seguito dello scandalo suscitato da questo incarico maturato in famiglia, il suocero di Alfano jr ha dovuto, purtroppo, rinunciare a dirigere il Cpsa, subito dopo la pubblicazione di queste sue risibili giustificazioni, mettendoci una pezza che non sappiamo se è proporzionata al buco ed uscendosene con la seguente frase di circostanza : "preferisco evitare strumentalizzazioni". Lorenzo Montana, il superdotato suocero del fratello del ministro dell'Interno, obtorto collo, non è riuscito a mettere a frutto, in questa circostanza, le sue qualità ‘personali, umane, professionali e intellettive’; ma a quest’ora, ne siamo certi, avrà già trovato una giusta collocazione alternativa, degna del suo valore. Probabilmente chi fa parte od orbita attorno alla famiglia Alfano deve avere anche delle particolari qualità genetiche. Ad Alessandro Alfano, genero dello sfortunato Montana che per un pizzico non è riuscito a dirigere il centro per immigrati di Lampedusa, gli è andata, ad esempio, meglio del suocero. Non sappiamo se, anche in questo caso, per intercessione del fratello maggiore, Angelino, il ministro, Alessandro Alfano, grazie ai suoi titoli, la cui validità è stata messa in discussione sempre dagli organi di informazione, oltre che dalle autorità giudiziarie, è stato nominato dirigente nazionale delle Poste. Incarico questo che gli consente di sbarcare il lunario discretamente, grazie agli oltre 200 mila euro l’anno che percepisce e che può, tranquillamente aggiungere, come una ciliegina sulla torta, agli altri emolumenti derivanti da varie sue attività professionali.

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Facebook
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio