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  • Oliviero Beha
     
    25
    mar.
    2015

    Tra la prescrizione e la proscrizione: Moggi & c.

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    Moggi

    La prescrizione su Moggi, Giraudo e più in generale Calciopoli si presta a brevi spunti, dopo fiumi di parole.

    1) Un processo su una vicenda che è cominciata nel 2006 e si prescrive nel 2015  dice a sufficienza che trattasi di una giustizia malata.

    2) Chi non guardi a Calciopoli con le lenti del tifoso, né calcistico né giustizialista/garantista (derby mostruoso che ha finito di affossare il Paese), se informato sia delle sentenze nei tre gradi di giudizio sia dei dintorni di esse (la montagna di brogliacci delle telefonate non sbobinati), dovrà convenire che è stato partorito un monstrum giuridico. Non esce la verità sullo scandalo, ma solo spezzoni contraddittori su Moggi e c.

    3) Il mondo del calcio, arbitri, dirigenti di club e potere politico sportivo, non è cambiato con l’espulsione giudiziaria, sportiva e ordinaria, dei suddetti. Dunque l’assassino o non era il maggiordomo e ce ne erano parecchi altri in circolazione, lasciati proditoriamente in libertà.

    4) Se in appello è stato sentenziato tra i pasticci più incredibili che i campionati in questione hanno avuto uno svolgimento regolare, come minimo significa che l’associazione per delinquere di cui si ciancia  è stata un’associazione per delinquere di stampo incapace. Dunque Barbablù malgrado il castello da lui tirato su non era in grado di condizionare nessuno. Non c’è qualcosa che non torna, o meglio: che cosa torna nell’insieme?

    5) La prescrizione: usciamo dal dibattito colpevole-prescritto o solo prescritto, e godiamoci un’interpretazione di innocenza. Alla prescrizione se si sostiene di essere innocenti ci si può opporre, specie dopo 9 anni di proscrizione pubblica in salsa mediatica. Si obietta,  da parte di Moggi &  company, di essere carne da cannone per “questa” giustizia. Qui, lo ammetto, mi arrendo anch’io. Non voglio pensarlo, non del tutto almeno.

    o.b.

    Postato da Redazione
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    11
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    Dopp. .
    29/03/2015 alle 00:16
    ..l'Italia che fa i fatti...che lascia agli sfigati immaginare e fantasticare, l'Italia meravigliosa dell expo e delle grandi opere di stato per muovere i soliti fondi ...( perché ovviamente lo spread più e basso più gli italiani ci guadagnano...) le solite minchiate autoreferenziali di pupazzi pietosi che si credono Gandhi " mani sulla Rai? Bastava stare fermi...robetta da pinocchio di gionni dorelli
    Dopp. .
    29/03/2015 alle 00:04
    L'Italia dei chicco testa..della banalizzazione di sinistra , del " non si deve generalizzare..non siamo tutti uguali...io so meglio di te ( Roma caput mundi)si ragiona per sentito dire..l'Italia che vuole blindare i propri sporchi enteressi a discapito di quelli di altri..l'Italia che se ne fotte e fa le regole per chi se ne strafotte..l'Italia che non crede più a niente se non a spendere un po' di soldi in divertimento e apparenza facile ( altro che crescita e cazzate varie) tanto ormai le aspirazioni di ideali son roba vecchia...un Italia che va avanti a campare ( stile Parma calcio perché il sistema calcio deve per forza. Tutti i costi continuare per saltare sui carri di questo o quello al momento)..l'Italia dei furbi..l'Italia dei lupi vestiti da agnelli
    Marduk65 .
    28/03/2015 alle 16:55
    Sul punto 1, ci sono tante cose di questo processo (e non solo di questo) che dipingono un quadro del tutto sconfortante rispetto alla giustizia (rigorosamente con la g minuscola) italiota. Vengono meno clamorosamente alcuni di quelli che dovrebbero essere dei capisaldi e che invece si dimostrano solo dei vuoti "slogan" sbandierati così, solo per sparare delle frasi ad effetto. Il primo di essi è quel "la legge è uguale per tutti" che farebbero meglio a togliere dalle aule dei tribunali italioti, perchè per tanti cittadini che hanno la sfortuna di incappare nelle maglie di tale mostro suona come una presa per il c... ehm, per i fondelli. Altra balla clamorosa venuta a galla con questo processo è il principio garantista che per emettere una sentenza di condanna penale a carico di una persona bisogna essere certi oltre ogni ragionevole dubbio che abbia commesso i reati per cui vieni condannato; ebbene per farsopoli mi chiedo dove sia questa certezza, visto che si condanna per una distorsione ai limiti del ridicolo del concetto di reato di pericolo (da lettura del pensiero, direi), aggrappandosi sostanzialmente alla sola teoria delle sim straniere per giustificare la condanna per associazione a delinquere (non ci sono movimenti di denaro, non ci sono partite truccate, non c'è sorteggio alterato, non ci sono ammonizioni mirate, non c'è vantaggio di carriera per gli arbitri presunti sodali, non ci sono arbitri rinchiusi negli spogliatoi). Ora, visto che il possesso di tali sim certamente non è reato, e visto che non esistono intercettazioni di conversazioni con elementi di reato fatte con tali schede, come è possibile essere certi oltre ogni ragionevole dubbio che tramite le sim straniere Moggi, Giraudo (che neanche l'aveva la sim) e gli altri condannati deliquevano??????? Posso capire che il "circolo della caccia" della giustizia sportiva si possa aggrappare al teorema delle sim per IPOTIZZARE a proprio piacimento chissà quale illecito, ma che lo faccia quella ordinaria francamente mi pare del tutto inaccettabile (un po' come se ti condannassero ad un omicidio per il semplice possesso di un coltello da cucina, senza bisogno di dimostrare che effettivamente quel coltello sia stata l'arma di un delitto). Eppure anche il teorema delle sim straniere alla verifica del dibattimento ha mostrato delle crepe grosse come burroni; l'associazione ai presunti possessori fatta a manina, senza l'ausilio di programmi forensi, dal solerte Mar.Di Laroni, partendo da tabulati con centinaia di migliaia di dati, spesso in contrasto tra loro (lui stesso li ha definiti spazzatura), con il risultato che incrociando le chiamate fatte e ricevute tra le varie utenze non c'è praticamente un numero che torna (il numero x ha chiamato 10 volte y, ma poi se vai a vedere i dati di y vedi che risulta che y è stato chiamato da x 100 volte); alcune associazioni palesemente sbagliate, come quella che voleva De Santis a Coverciano quando in realtà era a frequentare un corso a Roma presso la sede dei carabinieri che stavano facendo l'indagine (...e poi si lamentano che gli fanno le barzellette); carenze tecniche rilevantissime, come il fatto di aver considerato esclusivamente la prossimità dei ripetitori alla presunta posizione del presunto possessore, senza effettuare altre indispensabili verifiche tecniche sulla tipologia di ripetitore (puoi anche avere un ripetitore anche a soli 10m da casa tua che se quel ripetitore è monodirezionale e punta nella direzione opposta, non l'aggancerai mai da casa tua) o sul traffico del momento (se il ripetitore di una cella è saturo in un dato momento, la tua chiamata viene smistata su un'altra cella); e last but not least, il fatto che le schede straniere potevano benissimo essere intercettate, cosa che è stata fatta all'inizio senza ricavarne alcun riscontro utile alle tesi accusatorie (per questo si è preferito lasciare il tutto nell'alone della leggenda?). La questione Sim fa cadere il terzo presunto caposaldo, vale a dire il fatto che le prove si dovrebbero formare nel dibattimento. Su quanto sia falso (o quanto meno usato a piacimento, insomma l'ennesima presa per il c...) tale principio, è emblematica la condanna in primo e secondo grado di Dattilo per Udinese-Brescia (per fortuna almeno a questo obbrobrio giuridico i giudici hanno avuto il pudore di mettere una pezza in cassazione); lo si è condannato infatti, per le ammonizioni "dolose" di 3 giocatori diffidati, a detta dei pm, ma che in realtà non lo erano, e per l'espulsione di Yankulowsky, per la quale in aula è stato dimostrato che era stato il guardalinee a segnalargli che il giocatore aveva colpito con un pugno un avversario (la difesa di Dattilo gli ha chiesto "da regolamento Dattilo cosa doveva fare sulla sua segnalazione?", risposta del guardalinee "deve espellere il giocatore"; quindi Dattilo è stato condannato dalla giustizia italiota in 2 gradi di giudizio sulla base di un presupposto palesemente ed indiscutibilmente errato (aver ammonito giocatori diffidati per farli squalificare contro la Juve) e per aver rispettato il regolamento). Altra perla è la condanna di De Santis per Lecce-Parma; qui l'arbitro è stato condannato per aver "pilotato" il 3-3 finale che, secondo i teoremi dei pm, era il risultato deciso dalla "cupola" per salvare la Fiorentina. Anche qui è un mistero come abbia fatto De Santis a pilotare un 3-3 (non uno 0-0 o un 1-1, ma un 3-3; ben 6 gol!!!), visto che non c'è un solo episodio dubbio su nessuno dei gol segnati; e poi anche qui in aula è stata chiamato a deporre un docente della Bocconi con il compito di studiare le varie combinazioni dei possibili risultati di quell'ultima giornata sulla lotta per la salvezza per verificare quante fossero in partenza le possibilità che con un pareggio in Lecce-Parma si potesse salvare la Fiorentina; risultato? probabilità bassissima, e comunque nessuna possibilità se la Fiorentina non avesse vinto la sua partita. L'unica condizione indispensabile, quindi, era che la Fiorentina vincesse la sua partita, e la "potentissima cupola" di Moggi che fa? si preoccupa di Lecce-Parma, lasciando che ad arbitrare la Fiorentina sia l'arbitro più al di sopra di qualsiasi sospetto secondo i pm, vale a dire quel Collina che si incontrava con Galliani nel ristorante di Meani nel giorno di chiusura. All'obbrobrio della condanna fuori da qualsiasi elementare logica di De Santis per Lecce-Parma non ha posti riparo neanche la cassazione, dimostrando che anche lì i giudici fanno quello che gli pare, infischiandosene del diritto e della dignità delle persone (tanto poi delle motivazioni in giuridichese astratto da "azzeccacarbugliare" si mettono su senza problemi). Chi come me ha seguito l'intero iter processuale, penso abbia chiara una cosa; per il Sig.Moggi (ed anche per Giraudo) si è partito dall'assunto che bisognava condannare a qualsiasi costo, non facendosi scrupolo di calpestare qualsiasi logica ed inventandosi delle motivazioni da assoluti azzeccacarbugli che con la Giustizia vera non hanno nulla a che fare, anche se il dibattimento ha avuto un esito favorevole alle difese come credo (e spero) poche volte accada, dimostrando che le indagini sono state svolte inaccettabilmente a senso unico, contravvenendo persino alla legge che prevede che siano svolte anche considerando gli elementi a favore degli imputati (con testi che hanno dichiarato che i carabinieri gli avevano detto esplicitamente che testimonianze di senso contrario ai teoremi accusatori non interessavano, e con telefonate rilevantissime, come quelle degli "associati" Bergamo e Pairetto che si dolgono delle vittorie della Juve, non considerate). Avendo constatato questo, mi sembra logica la scelta di Moggi di non rinunciare alla prescrizione, come Lei vorrebbe al punto 5. Se avesse rinunciato, l'avrebbero senz'altro condannato e non ci sarebbe stato nulla che avrebbe potuto dare un esito diverso (avrebbe continuato a sbattere inesorabilmente contro un muro di gomma), perchè è stato deciso in partenza che la sentenza DOVEVA e DEVE essere di condanna in quanto, probabilmente, troppo alta era la posta in palio, vale a dire, visto il clamore mediatico della vicenda, una figura pessima della magistratura e, non meno importante, il pericolo di dover corrispondere dei risarcimenti molto onerosi per gli ingenti danni cagionati.
    Daniele .
    28/03/2015 alle 11:59
    Grande Oliviero, uno dei pochi giornalisti che davvero ha voluto informarsi. Dovrebbe essere la normalità per un giornalista: la ricerca della verità. Ma anche i vari giornalisti erano troppo obnubilati dal tifo.
      Dopp. .
      29/03/2015 alle 00:18
      L'Italia delle gazzette e delle munnezze
    daniele .
    27/03/2015 alle 17:50
    una cosa giusta è stata detta su calciopoli : è stata possibile perhè l'Avvocato e il Dottore non erano più tra noi.Per il resto il solito pasticciaccio all'Italiana che non cerca ne trova giustizia ma divide sempre e solo il mondo italiota in guelfi o ghibellini.
    Serafino .
    27/03/2015 alle 13:23
    Grazie Oliviero. ce ne fossero di giornalisti come te.... oggi è più facile fare proclami populisti e non leggere e documentarsi bene sulle cose da discutere.
    Clementino .
    27/03/2015 alle 08:58
    Analisi, come al solito, imparziale ed impeccabile di una vicenda tipicamente Italiana. Solo qui da noi, nel Bel Paese, si poteva imbastire una bufala così macroscopicamente basata sul nulla più assoluto. Le intercettazioni che, prima di essere in mano agli inquirenti, passano tra le maglie selezionatrici di Telecom e dei suoi prezzolati tecnici, ne è l'aspetto più grottesco. Quando mai una giustizia che vuole essere "Giusta" affida a persone di parte, in questo caso sia Tronchetti Provera che Moratti sono la "parte" in quanto membri del CDA di Telecom, per intercettare l'ambiente calcistico e poi dà loro la possibilità di "scegliere" cosa fornire in visione o in ascolto, e cosa no? Scremare tutte le migliaia di intercettazioni, oltretutto anche male perché qualcuna è sfuggita alla scelta e non è stata cancellata, e poi consegnare ai PM solo quello che decidevano di dare.....non è stata una malvagia idea. I responsabili delle indagini che, improvvisamente e (secondo me) immotivatamente si trovano lanciati nel mondo della politica mi fanno nutrire seri dubbi sulla loro lealtà alla Giustizia. L'unica pecca che trovo nella sagace analisi è la parte finale, dove si dimentica di dire che la prescrizione è stata invocata dall'accusa, forse non proprio per umana pietà, ma perché c'è il dubbio di poter perdere in toto, al termine del terzo ed ultimo grado di giudizio, oltre che la causa anche la faccia?
    Leevancleef .
    27/03/2015 alle 02:38
    Complimenti per la solita lucidità. E per essere ancora uno dei pochi che non si abbassa a guardare le cose secondo la vulgata comune, anche tra gli addetti ai lavori. Ormai sfugge persino il significato di "sentenza", dato che molti giornalisti non vedevano l'ora di twittare (alè) che "dato che lo ha detto la sentenza è verità"... non accorgendosi di commettere un errore "giornalistico" enorme nell'equiparare qualsivoglia sentenza a "verità"! Oltretutto una sentenza-groviera come questa, giunta alla fine di un processo pieno di buchi neri come questo... Laddove infatti alcuni moti dei tifosi possono essere più comprensibili in quanto "tifosi" (sebbene motivati spesso in modo certosino e inequivocabile, ed è proprio grazie a loro che si è fatta maggior luce sulla vicenda), è l'atteggiamento di certi giornalisti che non può cadere nel ridicolo difronte all'emergere di certe assurdità, alcune delle quali (e ce ne sarebbero parecchie altre), lei ha sintetizzato nel suo pezzo. Da questi "campioni" del giornalismo non una parola per arbitri o addirittura colleghi che sono stati assolti dopo averci rimesso salute, tempo e denaro! Assolti. Erano in 41, ne è rimasto 1... il cui capo d'accusa non è nemmeno collegato alla squadra di cui Moggi era dirigente. Lei stesso, vale la pena ricordarlo, non usufruì propriamente di tappeti rossi quando i suoi editoriali al TG3 iniziarono a porsi domande da Paese Civile! Chissà se riuscirà, prima o poi, a capirlo anche Travaglio! Non che sia obbligatorio, né tantomeno ci si aspettava altro, ma leggere certe conclusioni fa pensare che sia oramai vittima di un contrappasso giustizialista... in pratica un morbo stesso del berlusconismo, un Metodo Boffo di ritorno... Grazie!
      Clementino .
      27/03/2015 alle 09:09
      Le parzialità giornalistiche si sono sprecate, anche ora, con la definitiva assoluzione di quasi tutti gli imputati, certi pennivendoli di dubbia moralità hanno trovato il modo per stravolgere l'esito del processo, dando la loro versione "riveduta e corretta". Pretendere però che uno come travaglio capisca minimamente che ha sempre sbagliato a schierarsi in questo modo................bhè questo è troppo! Ma cosa dire, il giornalismo Italiano è caduto talmente in basso che, pur di scrivere un certo numero di righe per fare "cassetta" con notizie sensazionali....sono anche disposti ad inventarle, senza poi neppure scusarsi con gli interessati nel momento in cui si rivelano delle bufale madornali. I giornali vendono di più se parlano male di chi ci sta antipatico.......questo è il problema! L'onestà intellettuale non è da tutti, purtoppo.
    francesco .
    26/03/2015 alle 09:56
    Uno dei pochissimi giornalisti ad aver trattato l'argomento con obiettività e capacità di analisi.

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