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  • Oliviero Beha
     
    15
    apr.
    2015

    “1992” in tv, come polverizzare la memoria

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    1992-serie-tv

    Questo è un Paese senza identità, lo si è detto e scritto (ma non ascoltato né letto abbastanza) in tutte le salse. E non possedere un’identità dipende dal non avere memoria di sé. Il tutto smaterializza il senso del futuro, come è sotto gli occhi di ogni italiano di buona volontà preoccupato per figli e nipoti. Questo processo rimette dunque al centro la memoria. Quando si è prefigurata in tv la serie “1992”, anno esiziale per Tangentopoli e una nostra particolare stagione, mi sono detto: qui la memoria è assicurata. Certo, non sarà una serie facile da farsi, niente a che vedere con la regina del genere americana, “House of Cards”, ma via un tuffo in quell’anno, riassuntivo di un periodo ben più denso, sarebbe stato quanto mai opportuno. Sbagliavo, e della grossa: sarebbe stato difficile sì, ma farla peggio questa serie da settimane spalmata quasi quotidianamente sui palinsesti di Sky.

    Certamente l’ultimo dei valori in questione è commemorare, cioè fare memoria condivisa. “1992” è invece un tributo alla smemorizzazione, al non ricordare per chi l’ha vissuto, a non poter decentemente immaginarlo per chi non c’era. E’ un guazzabuglio la cui sceneggiatura al confronto fa apparire un vecchio film di D’Agostino, “Mutande pazze”, un copione da Oscar. Non c’è alcuna attenzione politica, nel senso più nobile del termine, quindi non partitocratica ma rivolta al rapporto tra potere e cittadini, il riversamento della cronaca è maldestro e lo si nota dal confronto con gli spezzoni di repertorio, la resa del clima di allora è senza spessore, senza prospettiva storica, senza profondità. E’ una sverniciatura sul muro di un televisore, una vendita/svendita di una merce qualunque in cui appunto la memoria, la sua necessità, la sua messa in scena mentale non c’entrano nulla. C’è persino, infiltrato tra le sequenze, il paradosso di Epimenide. Ma sì, quello che diceva “tutti i cretesi sono bugiardi e io sono di Creta”. Spiego: magna pars delle vicende illustrate nel pastrocchio (sugli attori stendo un velo, sono umano anch’io…) riguarda la prostituzione di chi vuol entrare nel mondo dello spettacolo, sia la tv o il cinema. Tutto vero, naturalmente, e tutto attualissimo oggi, nel 2015, se è possibile elevato a potenza. Ma la domanda rubata ad Epimenide potrebbe essere: anche chi ha recitato in questa sorta di fiction per farlo è dovuto sottostare agli stessi negozi mostrati? Sono di Creta anche le attrici che smandrappano e smutandano in continuazione? Curioso, eh,  per una serie che avrebbe potuto e dovuto dirci e darci altro, a partire da quella memoria di cui abbiamo tanto bisogno.

    Per tesaurizzare il passato ci sono altri sistemi, è vero. E’ in rete da pochissimo la ricostruzione della vita editoriale di un magazine importante, “La Voce delle Voci”, nato nell’aprile dell’84 e chiuso l’anno scorso dopo una sentenza da brivido del Tribunale di Sulmona con richiesta di danni e pignoramento incredibile per una mini-notizia circa il figlio di Di Pietro, chiusura su cui è sceso immediatamente un silenzio tombale. E’ riuscito miracolosamente a sopravvivere in edicola per tutti questi anni pubblicando inchieste scomodissime, riprese anche da quotidiani, periodici e tv (segnatamente da Report) che fanno esse sì la storia (e la memoria) di questo Paese. Per esempio dal ’91 Falcone e Borsellino lavoravano ai grandi appalti delle big nazionali di costruzioni, gemellate con imprese mafiose, con un’attenzione particolare all’Alta Velocità in fase di decollo. All’inizio del ’92 il mensile lo documenta perfettamente. Di mezzo c’è persino un Pacini Battaglia il cui cognome forse vi suona ed è riemerso giorni fa, ventitre anni dopo, collegato al sistema Perotti-Incalza. Tanto per dire che veniamo da lontano e che non dovremmo essere spiaccicati miseramente sulla sgradevole brodaglia tv…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    6
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    Dopp. .
    17/04/2015 alle 23:34
    Lingue al potere
    Dopp. .
    17/04/2015 alle 16:02
    Il problema di fondo di questo paese...il dovere costante di fare la puttana per andare a cercar finanziamenti, lavoro spazi di visibilità, crearti un avvenire..se tocchi i rami giusti sali sull albero giusto..robusto che ti fa stare su anche per molto..ma quando si avrà il coraggio di creare un sistema dove chi merita fa senza dover aspettare o mediare...son molto curioso di vedere se a questo punto il m5s avrà la forza anche sul territorio di creare queste sinergie positive per smuover un po le coscienze degli italiani
    Dopp. .
    17/04/2015 alle 15:47
    Renzi intanto fa la sputacchina da obama..ora tornerà un grande statista che farà del pd un vero modello del paese da seguire, quando hai il potere il consenso te lo costruisci facilmente...anche se a checco zalone i papaveri di stato per le sue battutine, avessero prospettato una carriera da statista lo avrebbero legittimato con giornali e tv e ingoi vari...
    Dopp. .
    17/04/2015 alle 15:40
    Una porcheria pazzesca..roba da dossier terra dei fuochi in mano a giornaliste coi tanga e tacchi pronte a metterselo in bocca alla prima occasione buona, da pizza surgelate al microonde, roba da Smart fon coi brillantini..roba al cui confronto sorrentino e muccino son due artisti..
    Dopp. .
    15/04/2015 alle 22:54
    Scusate se rosico..ma io che vorrei tanto fare un film ma non mi chiamo ne Nanni o Walter v. Come potrei fare? Astenersi solita retorica risposta...
    marco .
    15/04/2015 alle 13:02
    Curiosa aspettativa se i media sono espressione del potere e la loro funzione é proprio sfigurare la realtà e piegarla..mascherare il presente con la propaganda, mistificare il futuro (lo sviluppo,la crescita),"revisionare" il passato

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