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    03
    apr.
    2015

    La realtà, nuda e cruda

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    lavoro

    di Domenico De Masi, www.inpiu.net

    Nel mercato del lavoro alcuni fattori fanno aumentare il numero di persone che cercano lavoro (la cosiddetta offerta); altri fattori fanno aumentare i posti di lavoro disponibili (la cosiddetta domanda). Purtroppo questi fattori non sono in equilibrio e, da alcuni anni a questa parte, l’offerta aumenta molto più della domanda reale.

    Questo aumento di persone che offrono il proprio lavoro e cercano un posto aumenta per molti motivi: perché la vita media si allunga; perché arrivano immigrati da altri paesi; perché è stato eliminato il periodo di leva e quindi molti giovani anticipano la ricerca di occupazione; perché alcune aziende riducono i propri organici e immettono sul mercato disoccupati in cerca di reimpiego; perché molti giovani abbandonano la campagna e i paesi per cercare lavoro nei centri maggiori; perché molti giovani scolarizzati rifiutano la fabbrica per cercare occupazioni intellettuali; perché la salute dei cittadini migliora e quindi ci sono meno malati sottratti al lavoro; perché anche le donne, i giovani, gli anziani, gli handicappati giustamente pretendono un lavoro, tanto più che le nuove tecnologie corrono in loro aiuto; perché aumenta il consumismo e, con esso, la necessità di ulteriori stipendi in famiglia; perché le donne hanno pochi figli e quindi si assentano meno dal lavoro.

    L’effetto congiunto di tutti questi fattori e di altri ancora fanno sì che cento anni fa in Italia lavoravano 15 milioni di persone; oggi ne lavorano 23 milioni. D’altra parte il fabbisogno di lavoro (la cosiddetta domanda) tende a crescere meno velocemente dell’offerta per almeno tre fattori. Il primo fattore è il progresso tecnologico, che sostituisce l’attività umana con macchine sempre più intelligenti: si pensi al bancomat che ha sostituito i cassieri di banca, o si pensi alle tante macchine distributrici automatiche di biglietti che hanno sostituito i bigliettai. Il secondo fattore è lo sviluppo organizzativo per cui abbiamo imparato a organizzare meglio il lavoro producendo sempre più beni e servizi con sempre meno impiego di persone. Il terzo fattore è la globalizz

    Postato da Redazione
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