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  • Oliviero Beha
     
    29
    apr.
    2015

    Moretti, niente Renzi e “tutto su sua madre”

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    mia-madre-nanni-moretti

    Di fronte all’avanzata tambureggiante di Renzi e delle sue truppe cammellate sull’Italicum, alle scene in Parlamento, all’ipocrisia a tonnellate, alle minacce del Premier e alla palese deduzione che in realtà questa riforma della legge elettorale è solo un pretesto per misurare muscoli e aderenza dei glutei al seggio ma in realtà dell’Italicum non frega nulla a nessuno, prima da cittadino mi sono cascate le braccia e poi da spettatore mi sono detto: ci vorrebbe un Moretti, ma sì quello de “Il Caimano” e dell’ultima folgorante scena tra i fuochi fuori da un Tribunale. Basterebbe e avanzerebbe, Nanni, per le nostre odierne miserie. Ma lui al momento è su un’altra strada, quella di Cannes con il suo film da poco nelle sale, “Mia madre”.

    Su di esso si è schiuso un “dibbattito” i cui spunti principali sono due, Moretti e il film. Sarebbero tre, con l’interrogativo sul perché il cineasta ha lasciato ad altri, cioè a nessuno, la politicità visiva del Paese oggi. Ma al di là del mio disappunto, veniamo al “dibbattito”. Quanto a Nanni, non mi piace affatto e quindi non partecipo proprio allo sport da “tre palle un soldo” che consiste nell’abbattimento degli idola tribus dell’epoca, di cui certamente e a buon diritto fa parte Moretti. Sport da baraccone nel Luna Park Italia dove a fianco si pratica la complementare ignobile disciplina dell’incensamento e della leccaculaggine ai livelli più sfrontati. Così o ti adorano o ti tirano addosso qualcosa, senza più alcun filtro critico. Questo tocca anche a lui, Nanni.

    La sua cinematografia ha lasciato di sicuro un segno, e profondo, nelle ultime due generazioni ed è davvero il minimo che gli va riconosciuto anche da chi non lo ama. Mi ritrovo invece tra quelli che lo stimano molto, ma non per tutto quello che fa: a posteriori, insomma, non per forza a priori. Dunque “abbattere Moretti” come forma della mente non mi riguarda. Veniamo al film. A piene mani si è saccheggiata la meravigliosa battuta di Dino Risi, quando gli intimò “Nanni, spostati, facci vedere il film”. Ebbene, qui Nanni si è spostato eccome, defilandosi e casomai emulsionandosi in altri personaggi, a partire dalla protagonista, la solita, brava e assai buiesca Buy. Ma lasciandoci l’autore e regista campo libero da sé, vanamente abbiamo cercato di “vedere il film” seguendo Risi. E’ piuttosto un insieme di scene slegate, alcune riuscitissime, esilaranti così come dolorose nel loro acme di normale umanità, giacché il tema di fondo/sfondo è fortissimo, la perdita di una madre, altre bozzettistiche e all’apparenza scritte, sceneggiate e girate con mano non ferma.

    Niente a che vedere, per intenderci, con quel capolavoro su sentimenti e mancanze che è stato “La stanza del figlio”. Qui il film non c’è, non si tratta di definirlo brutto o meraviglioso, non c’è, se ne affaccia ogni tanto l’idea, un po’ appiccicata un po’ fallata, ma senza quella continuità autorale che fa di un film un film riuscito, anche solo per essere criticato o detestato. Forse Nanni era troppo “dentro” emotivamente per tenere insieme in modo omogeneo il tutto, forse il cuore premeva troppo sulla testa mossa da mille altre suggestioni interiori mischiate a quelle artistiche di un autore con le palle straquadre che ci ha regalato film e idee di film (“Habemus Papam”, per dire) strepitosi. E’ come se Nanni fosse rimasto imbozzolato in qualcosa di esistenzialmente sublime come una madre che ci lascia, qualcosa che ci riguarda tutti e a quasi tutti accade, in forme diverse ma visceralmente simili. Poi se qualcuno ci vuol vedere un capolavoro, apprezzo lo sforzo di metterci molto del suo, da spettatore, è in fondo il mistero del cinema e il suo fascino. Ma stavolta Nanni forse poteva serenamente non spostarsi. Chi non si sposta di sicuro temo sia Renzi…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    2
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    Dopp. .
    29/04/2015 alle 21:06
    Per quanto riguarda Renzi sarebbe troppo facile prendersela con le cosiddette minoranze o berlusconi accusandoli di incoerenza( patetico il metodo di voler scaricare la responsabilità dell italicum a questo o quello manco fosse la lebbra...)..come se la coscienza sporca di riforme cattive le debbano avere tutti e non chi sopratutto ha il dovere di governare ..tanto poi il tempo cancella il ricordo di porcherie passate e tutto diventa attuale, " una volta finalmente buona" da cavalcare a piacimento ..Napolitano che fa la voce grossa e mattarella zitto...
    Dopp. .
    29/04/2015 alle 20:58
    Nann moretti non è refista nella maniera classica di de oliveira..ma apparentemente almeno sembra un politico mancato che in maniera fredda asettica asciutta racconta la sua favola della società con inquadrature da centro vetrine mischiate con Merlot..in realtà usa la sua maschera borghese per raccontare una visione di sinistra in una realtà che non ha più nulla di sinistra..per questo magari appare " non riuscito" " sospeso" ( in questa mancanza almeno è meno paraculo di sorrentino e company )..ma a me piace perché autentico con il suo percorso di " artista"

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