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  • Oliviero Beha
     
    10
    apr.
    2015

    Nostra megera televisione

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    tv-generalista

    Costretto ai domiciliari accidentalmente e non penalmente (nessuno è perfetto) da un paio di settimane, ho preso a fare ciò che non facevo o facevo solo parzialmente da tempo: guardare la tv, a varie ore, in chiaro e criptato ecc., curiosando ovunque o quasi. Ebbene, per quel che può valere una mia opinione sommaria, essa fa davvero pena senza giri di parole né circumlocuzioni sull’Auditel, se si eccettuano alcuni telegiornali spesso rigorosamente non della Rai e più in generale uno straccio di informazione di superficie spalmata in qualche modo e possibilmente non irritante. Non il telespettatore naturalmente, bensì chi sta a cassetta. Il resto è tremendo.

    La qualità dei programmi è stata polverizzata quasi ci fosse una congiura o un “cartello” meravigliosamente funzionante per qualunque “target”. I conduttori sembrano per lo più o dinosauri o figurine bidimensionali, che molto hanno a che vedere sul modo in cui si finisce in tv descritto ripetutamente dalla serie smandrappata “1992”, anch’essa un pastrocchio ben reclamizzato. Vedi quotidianamente la Lilly, una plastica professionista dell’informazione a noi  “veterani”così cara, e poi te la ritrovi che cerca di fare gossip con Salvini, gondoliere della rabbia di strada che in quel caso fa miglior figura di lei, della “nostra” protettissima Gruber. E così è un po’ per tutto, a qualunque ora. Film per lo più modesti, rimandati mille volte, calcio ad ogni secondo a terminare l’opera di rincoglionimento generale, la politica che più che spuntare renzianamente dal monoscopio tende a uniformare verso il basso qualunque notizia o sortita, come un ruumore o un’immagine di fondo che non debba colpirti. In continuazione zombies che ti si presentano dal video e ti guardano con la virtuale scritta in sovrimpressione “ebbene sì, sto facendo televisione”, in un degrado analfabeta di ritorno che è linguistico ma anche espressivo. Le facce come sempre parlano.

    L’impressione complessiva è che chi fa tv oggi non se ne renda conto, viva come in un castello incantato, cioè disincantato, che si sovrappone alla realtà quotidiana sia dei milioni di disgraziati sia dei pochi fortunati. I primi ci sbattono contro confondendosi o rassegnandosi ancora di più, i secondi ne possono fare a meno e semplicemente sono “oltre”. Forse mi sono distratto, ma un simile precipizio televisivo mi mancava. Va molto oltre le camarille dei sindacati di categoria nati solo per far carriera o per esempio la “rivoluzione culturale” simulata della Rai, copy Renzi e sodali. Quelle sono recite di repertorio. Invece oggi la tv è un vero buco nero. Ma poiché ancora chi è fuori, nelle lande periferiche del paese e del monoscopio, vorrebbe entrarci, e chi è dentro si conserva con qualsiasi mezzo la posizione ottenuta quasi sempre con mezzi indicibili, la situazione è destinata non a restare così, ma a scivolare su questo piano inclinato e a peggiorare. Se è possibile. Un detto romano ci conferma che lo è. Forse il segreto è evadere dai domiciliari…

    Oliviero Beha

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    1
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    Franco Tremul .
    12/04/2015 alle 11:53
    Concordo malinconicamente su tutto tranne su una cosa: chi fa tv oggi si rende perfettamente conto di quello che fa. Semplicemente, però, sa anche che il suo operato è tremendamente funzionale all'opera di rincoglionimento generale spesso perpetrata da molti media e sviluppata all'ennesima potenza dal berlusconismo. E la posizione ottenuta nessuno ci pensa minimamente a mollarla, tantomeno in nome di una battaglia "culturale" che, fra l'altro, in ben pochi sarebbero in grado di combattere...

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