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    28
    apr.
    2015

    Perché all’Italia non interessa degli italiani assassinati dai droni

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    Drone
     
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    di Antonio Mazzeo

    Vittime collaterali, inconsapevoli e innocenti, dell’ennesimo atto di una guerra unilaterale. Niente più eserciti contro eserciti, solo killer-robot contro uomini, donne, bambini. Il cooperante siciliano Giovanni Lo Porto, colpevolmente ignorato dalla politica con la P maiuscola, dalle istituzioni e dall’intero Parlamento italiano, è stato brutalmente assassinato in Pakistan in uno degli innumerevoli bombardamenti scatenati dagli stormi di droni Usa. “Si è trattato di un  tragico e fatale errore dei nostri alleati americani, riconosciuto dal presidente Obama, ma la responsabilità della morte di Lo Porto e di un secondo ostaggio, lo statunitense Warren Weinstein, è integralmente dei terroristi, contro i quali confermiamo l’impegno dell’Italia”, il liquidatorio commento del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Nessuna colpa dunque per gli agenti Cia che hanno ordinato l’attacco, nessuna responsabilità politica per chi, a Washington – violando il diritto internazionale – ha promosso e legittimato l’uso dei droni, in un’escalation infernale verso la totale disumanizzazione dei conflitti.

    I raid Usa contro le presunte postazioni delle milizie filo-al Qaida al confine con l’Afghanistan risalgono allo scorso mese di gennaio. Warren Weinstein, originario di Rockville, Maryland, direttore per il Pakistan della J. E. Austin Associates, era stato rapito a Lahore nell’agosto 2011, qualche giorno prima di rientrare negli Stati Uniti per la fine del contratto lavorativo con l’U.S. Agency for International Development. Giovanni Lo Porto era stato rapito invece nel gennaio 2012 a Multan, nella provincia centro-occidentale del Punjab, dove lavorava per la ong tedesca Welthungerhilfe” (Aiuto alla fame nel mondo), impegnata nella ricostruzione della regione colpita dalle inondazioni del 2011. Nel bombardamento in cui ha trovato la morte il cooperante siciliano, sarebbe rimasto ucciso anche un altro cittadino statunitense, Ahmed Farouq, ritenuto dalla Cia come uno dei maggiori leader di al Qaida in Pakistan. Pochi giorni dopo, sempre con un missile sganciato da un drone, è stato assassinato in Pakistan un terzo cittadino statunitense, Adm Gadahn, indicato come uno dei “portavoce ufficiali” di al Qaida. Secondo Washington, i militari Usa non erano a conoscenza dell’identità degli “obiettivi” spiati dai droni. “Sebbene Farouq e Ghadahn fossero membri di al Qaida, nessuno dei due è stato specificamente preso di mira, non avevamo informazioni che indicassero la loro presenza nei siti delle operazioni”, ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. “L’autorizzazione al raid è stata data dopo centinaia di ore di sorveglianza; sulla base delle informazioni in nostro possesso, al momento dell’attacco nel compound controllato c’erano solo quattro militanti di al Qaeda, ma non ostaggi o civili pakistani”.

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    Postato da Redazione
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