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  • Oliviero Beha
     
    05
    mag.
    2015

    La clessidra rovesciata del Carpi

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    Carpi, una favola da Serie A
     
    Carpi, una favola da Serie A

    Mentre quello che è stato il tycoon più importante d’Italia dell’ultimo quarto di secolo, il Silvio nazionale, negoziava in modo opaco il Milan con thailandesi, magari cinesi e forse arabi, con eclatanza la Juve vinceva il quarto scudetto di fila e zitto zitto il Carpi è salito in Serie A. Questo trittico di eventi contiene fondamentalmente l’attuale calcio italiano di vertice, le sue incoerenze, la sua natura politico-economica, in un termine greco-antico la sua hybris, la sua superbia e tracotanza, ma insieme rovesciandone la clessidra la sua umiltà e il suo carattere più genuino. Che altro è se non una clessidra rovesciata il Carpi, arrivato al traguardo della B tra l’incredulità generale, che ha appena battuto il suo capoluogo di provincia, il Modena, e con due lire ha dominato l’annata?

    Spinto dagli scongiuri telefonici di Lotito, peraltro “onestamente” recidivo nelle sue esternazioni contro il calcio piccolo, che non attira gli investimenti di tv e sponsor, il Carpi ci sarà, contro la Juve, il Milan e le altre, scatenerà in dagini socioeconomiche più approfondite di quello che è giù uscito, richiamerà media stranieri e farà un po’da Sassuolo e un po’da Castel di Sangro, la miniatura abruzzese in B di qualche anno fa. E con il Carpi probabilmente ci sarà il Frosinone, ovvero la Ciociaria sul megaschermo, le ciocie al posto degli scarpini, Nino Manfredi alla memoria, il tutto sempre in beffa di Lotito e dei magnati del pallone. Del Carpi conta parecchio anche il fatto che sia risorto dal terremoto di tre anni fa con la sua rete di molte migliaia di piccole e medie imprese che non si sono arrese. E quindi vai con la “bella favola” del pallone e altre ricorrenze più che prevedibili. Perché in realtà il nocciolo è proprio questo: che mettendo insieme al paesaggio della Serie A assai discutibile che abbiamo sotto gli occhi anche la novità Carpi, diversa dal con terraneo Sassuolo almeno perché il club non ha dietro il presidente di Confindustria, si riproduce attraverso il pallone la varietà italiana con le sue contraddizioni. Basta addentrarci nella giungla specifica per rimodellarne l’idea: con la messa in liquidazione vera o presunta del Milan si perfeziona l’autunno del patriarca a tutto tondo, anche se in questa fase mescola la tuta al doppiopetto. È un ventennio italiano politico complessivo che ha già fatto storia che assorbe il trentennio pallonaro, del primo piattaforma e motore.

    Cambio di stagione, in tutti i sensi, anche se non in quello spiccio ed epidermico del Renzi tuttofare. Con il quarto scudetto di seguito della Juventus, invece, a maggior gloria di Allegri dopo Conte, la seconda infilata della sua storia dopo il quinquennio degli anni 30, si tenderebbe a cremare le ceneri di Calciopoli e dell’onta della Serie B, anche se resta in piedi numericamente, simbolica mente e polemicamente la vi cenda di quanti sono i titoli complessivi: 31, come dice la Federcalcio e come sentenziò la giustizia sportiva nel pastic ciaccio brutto di nove anni fa (pasticciaccio brutto perché non se ne sono affatto chiariti i contorni), o 33 come sostiene il popolo juventino a partire dal suo più giovane sire, An drea Agnelli? Discordanza che invece è più che sufficiente a tenere in piedi una questione cruciale. E comunque al polo opposto del Carpi c’è la squa dra più titolata in Italia, con la storia più densa, combinata con l’epopea di una dinastia e di una fabbrica che è stata l’Ita lia anche se ora ha tagliato astutamente la corda. L’idea che la sorte, o la chance che il calcio rappresenta e che il Carpi ha sfruttato fino in fondo, giustapponga il Milan del Caimano, la Juventus sovrana e il minuscolo Carpi senza santi né in Paradiso né in federa zione effettivamente impres siona e riavvicina alle radici del gioco e al pallone ingenuo di strada. Questo evidentemente è un tasto che non suona bene alle orecchie di chi è abituato a vedere il pallone con gli occhi esterni a esso, ossia con le logiche che governano gli affari e i loro paraggi. Lotito, Galliani e molti altri lo hanno sempre sostenuto, in Italia nelle leggendarie diatribe sulla spartizione dei diritti tv, in Europa vaneggiando (per ora) di supercampionati in cui davvero e senza rimorsi ci sia una sorta di “riserva miliardaria” del calcio dove pa scolino solo i grossi club. Che significano grandi investi menti alle spalle, un retroterra urbano all’altezza e insomma tutto il contrario del Carpi, o del Frosinone.

    Si può tranquillamente ammettere che è ragionevole il punto di vista dei Lotito, ma a condizione che si sappia che un tipo di calcio verrebbe radicalmente sostituito a quello che resta del calcio com’è, con tutte le sue nequizie e i suoi scandali. Naturalmente adesso che si è costituito il famigerato “zingaro” del calcio-scommesse inter continentale, qualcuno potrà temere che venga fuori che an che il Carpi è frutto di un simile equivoco (eufemismo…): ebbene, penso che proprio Lotito per primo si dovrebbe augurare che fosse tutto in regola, nell’interesse di un pallone già abbastanza sgonfio di suo.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    05/05/2015 alle 22:11
    Da quando c'è renzi..il calcio italiano finalmente torna a primeggiare..avanti così la volta buona che ci togliamo di mezzo le procure che indagano sui figuranti dell'est che lavano i panni coi nostri eroi..e Dio voglia una doppietta europea con Juve e Napoli a ridosso delle regionali e finalmente ci togliamo berlusconi Grillo e tutti gli altri di torno e diamo tutto il potere finalmente alla parte migliore del paese..la volta buona
    Dopp. .
    05/05/2015 alle 16:51
    Esserci..e basta e questo quello che conta..non come arrivi al traguardo..anche il carpi nel suo piccolo segue lo stesso copione di tante cose che in Italia si fanno, si programmano prima e magari si subiscono dopo..a mio avviso il calcio non sarà più credibile se si permetterà la scommessa libera autorizzata su ogni cosa..così facendo si farà vincere sempre il sospetto..sopratutto se si arriverà ad un livello sempre più grigio e mediocre dove i valori in campo saranno difficili da decifrare come peraltro succede da sempre in b

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