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    02
    mag.
    2015

    Stile di leadership, ma non leaderschip di stile

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    leadership

    di Domenico De Masi, dal sito InPiu.net
    La partecipazione è sempre vincente

    Le manifestazioni dei professori vertono almeno in parte sui pieni poteri conferiti ai presidi che, in base alla riforma, avranno il diritto-dovere di prendere decisioni autonomamente. Nella ricerca e nella letteratura organizzativa il problema della leadership e del suo stile più efficace occupa una posizione centrale. Iniziò la General Electric nel 1926, investendo una cifra favolosa per uno studio sul rendimento operaio affidato alla Harvard University, diretto da Elton Mayo e durato fino al 1955. Poi altre prestigiose università, con il contributo di studiosi del calibro di Kurt Lewin e di Rensis Likert, estesero le analisi anche ad équipes di manager, di studenti, di professori, di militari, di atleti, di scienziati.

    I risultati sono stati unanimi: i leader, in qualunque settore e a qualunque livello, ottengono risultati molto migliori dalle loro squadre se esercitano una leadership partecipativa, coinvolgendo nelle decisioni quegli stessi collaboratori che dovranno poi tradurle in azioni concrete. Il tempo che si impiega nella consultazione dei collaboratori prima di prendere le decisioni, si recupera ampiamente nella fase successiva, perché le decisioni vengono eseguite meglio e più rapidamente. La partecipazione al processo decisionale risulta tanto più efficiente quanto più si tratta di lavori intellettuali e quanto meno forte è la distanza di competenze tra capi e dipendenti.

    Crea perciò molte perplessità l’idea di affidare pieni poteri al solo presidente della Rai e, negli istituti scolastici, ai soli presidi. Significa pretendere che una persona sola si assuma enormi responsabilità decisionali senza fruire dell’apporto dei collaboratori che ne sanno più o meno quanto lui, o addirittura più di lui in determinate discipline. Significa anche demotivare i collaboratori ridotti al rango di succubi sordomuti, proprio in mestieri dove la motivazione è tutto. In queste professioni di natura intellettuale, più che mai occorre che la leadership sia esercitata da persone che, per accertate attitudini, comprovata formazione e coerente esperienza, siano capaci di guidare gruppi di lavoro formando i loro collaboratori all’attività collettiva, coinvolgendoli il più possibile nei processi decisionali e resistendo alla tentazione di decidere individualmente.

    Ma, alle ragioni di efficienza organizzativa si aggiungono quelle di opportunità politica. Non si costruisce una grande democrazia mettendo insieme tante piccole dittature. Scrive Alexis de Tocqueville: “Una costituzione che sia repubblicana nel cervello e ultra-monarchica in tutte le altre parti, mi è sempre apparsa un mostro effimero. I vizi dei governanti e l’imbecillità dei governati non tarderebbero a condurla in rovina: e il popolo, stanco dei suoi rappresentanti e di se stesso, creerebbe delle istituzioni più libere oppure si sdraierebbe ai piedi d’un solo padrone”.

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