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  • Oliviero Beha
     
    30
    giu.
    2015

    Adesso Renzi parla in “calcese”

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    Ne è passata di acqua (inquinata) sotto i ponti da quando Aldo Moro, più di una generazione fa, coniava le famose “convergenze parallele” elevando a sistema l’incomprensibilità del cosiddetto “politichese”. Poi all’insegna del linguaggio della politica c’è stato tutto il filone democristiano, cui si contrapponeva la linearità secca di Berlinguer all’inizio degli anni ’80. Senza farla troppo pallottolosa arriviamo ai giorni nostri, passando per la ventennale stagione del “venditore” per eccellenza, il Caimano, che almeno a parole aborriva la politica tradizionale e dell’essere un uomo d’affari e d’azienda se ne faceva un vanto anche linguistico. L’altro ieri c’era Bersani che intendeva “smacchiare il giaguaro” a colpi di ratio paesana, immettendo la vulgata di Bettola nella geografia terminologica di Montecitorio. E poi è arrivato Renzi. Dovendo rottamare i suoi predecessori, pareva logico che ne rottamasse anche il modo di esprimersi. Aiutato dalla tecnologia e dall’informatica, si è avviato sulla strada della concisione così ben resa dai tweet. Era come se all’inizio ci stesse dicendo, all’interno della sua affabulazione se vogliamo anche un po’ rustica: non sentite la mia diversità dagli “altri”, non capite che sono “oltre”, che sto riportando la politica dal politichese alla lingua che usiamo noi contemporanei?

    La sua formazione familiar-professionale di stampo pubblicitario lo ha aiutato moltissimo, al punto che ogni parvenza di programma politico era uno slogan o gli assomigliava parecchio. Era un modo per scendere tra la gente comune, dando loro furbescamente l’impressione che fosse la gente comune a salire sul palcoscenico con lui. La galoppata nei sondaggi e nei consensi, benedetti prima delle Europee da stratagemmi socio-economici di comunicazione come gli 80€, è certamente associabile alla novità del linguaggio che era contro il politichese e raccoglieva solo le spoglie (tra venditori ci si intende) del sistema espressivo di un ormai ex Cavaliere.

    Fin qui il filo del discorso è stato sufficientemente chiaro, e almeno nel rapporto con il pubblico, che possiamo anche chiamare elettori per simpatia, ha funzionato benissimo. Ma come sappiamo da qualche tempo politicamente le cose non vanno a Renzi così bene come in passato. I numeri prima generosi adesso parlano impietosamente di una risacca, l’implosione relativa del Pd è quella che è, i rapporti con i suoi omologhi europei a partire dalla Merkel gli danno poca o punta soddisfazione e il “giglio magico” pare abbia iniziato a sfiorire. Ma che cosa è successo al suo linguaggio in questi mesi declinanti? Le parole che usa e il modo di usarle riflettono la sua difficoltà politica, esattamente come – a rovescio – all’inizio il suo linguaggio ne rappresentava una sorta di trionfo personale su ogni piano? Mi pare proprio di sì.

    Da un esame accurato degli ultimi mesi una società di ricerche di riconosciuto spessore avrebbe individuato una trasformazione nel linguaggio di quello che il cancelliere mediatico Ferrara ha soprannominato il “Royal Baby”: ormai da tempo Matteo Renzi è infatti passato al “calcese”. Che cos’è questo calcese, di cui il Premier fa un uso smodato sia in Italia sia all’estero, impapocchiando qualche cespuglio verbale di inglese? Il calcese sta al mondo del calcio, comprensivo di tutti i milioni di appassionati, come il politichese sta o stava al mondo della politica. E’ fatto di poche espressioni ripetitive, banalizza a forza qualunque concetto con sprezzo benemerito dell’ovvio (pensate a un “Vogliamo vincere domenica” trasferito al partito prima di una votazione magari di fiducia), risucchia e metabolizza le domande nelle risposte in un tutt’uno informe, si propone di uscire dal momento comunicativo vuoto di contenuti come vi era entrato. E’ l’iterazione del concetto in assenza del concetto, sostituito da una sverniciatina di senso comune che non coincide necessariamente con il buon senso.

    Ma il calcese riferito al calcio gode di una franchigia positiva, di un pregiudizio favorevole: chi ci investe passione e tifo forse sa ormai quanto sia finto, ma preferisce ignorarne la parte in ombra privilegiando l’oggetto del desiderio sublimato emotivamente. Il calcese riferito alla politica, invece, non gode affatto di un pregiudizio favorevole, al contrario ormai si confronta spessissimo con il vuoto: della politica, dei programmi, quindi del linguaggio per esprimerli. Così che il calcese di Renzi si trasforma e si capovolge nella didascalia di Caporetto, andando in direzione opposta a quella che lui vorrebbe imboccare. Dovrebbe rifletterci su, ma se volesse o avesse voluto farlo per tempo, non si sarebbe espresso in calcese…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    5
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    Franco Lebrino .
    30/06/2015 alle 23:20
    Il perfido! stia sereno, cambia pelle come i serpenti, striscia per nascondersi ma ormai lo conosciamo tutti; è un mercenario.
    Claudio .
    30/06/2015 alle 17:26
    Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire. Stanislaw Lec.
    Dopp. .
    30/06/2015 alle 16:41
    Cosa gliene fotte agli italiani di sapere che tutte le partite son truccate..tanto il calcio vive di verità e speculazioni solo personali..antipatie preconcetti e sospetti hanno ormai divorato sto mondo schifoso, per cui le partite si guardano solo col pretesto di affermare la propria visone o verità...più il calcio sarà parlato e commentato ( e scommesso) più sara ridicola e sottile la differenza tra la realtà è la finzione
    Dopp. .
    30/06/2015 alle 16:36
    Cosa gliene fotte aglk Italia i della comuniczazione, dei sondaggi e degli altarini di questo o quello..siamo alla sopravvivenza ormai della carne e di quel che resta della dignità..che se ne fotte se Renzi è più figo di salvini o se berlusconi paga questo o quella..che se ne fotte se ci sono i ladri di stato che si fottono il loro presente e futuro( quale dove è perché???)..qui ormi stimo alla mollica di pane da razionare..anche se facciamo finta di non accorgercene ancora
    Dopp. .
    30/06/2015 alle 16:31
    La fate lunga più del dovuto..qui tra un po' basterà che l'ultimo,arrivato di sinistra o di destra offrirà un po si soldi agli italiani e la giostra continuerà come sempre..altro che " io ero, volevo, credo..balablablabla quando la stanza brucia chiami aiuto al primo che passa sotto

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