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  • Oliviero Beha
     
    23
    giu.
    2015

    Arromog. Gomorra letto da un altro punto di vista

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    Arromog. Gomorra letto da un altro punto di vista | di Ciro Perna
     
    Arromog. Gomorra letto da un altro punto di vista | di Ciro Perna

    Riceviamo & Pubblichiamo

    Arromog. Gomorra letto da un altro punto di vista” è la controinchiesta di Ciro Perna, un operaio napoletano, sul libro cult di Roberto Saviano. Un’indagine che ha portato a conoscenza – anche dopo che i magistrati hanno sentito più volte Saviano su alcuni episodi raccontati nel suo libro – che molti aspetti del suo libro prendevano spunto dalla realtà, ma venivano “gonfiati”, romanzati, per renderlo più appetibile.
    Ciro Perna lavora al porto di Napoli dal 1992 e, dopo aver letto il primo capitolo di Gomorra e della storia dei container carichi di cadaveri di cinesi, ha deciso di vederci più a fondo, così ha iniziato la sua ricerca personale.

    Ciro Perna nasce a Napoli, nel 1968, quinto di sei figli.
    Diplomatosi come perito elettrotecnico, nel 1988, va in Germania a cercare lavoro. Chiamato in Aereonautica, 1989, a fare il servizio di leva, vi rimane tre anni e si congeda con il grado di Sergente ed una specializzazione di elettricista aereoportuale. Congedatosi, 1992, riparte per Norimberga(Germania), a cercare lavoro e fortuna.
    Nel Dicembre del 1992, viene chiamato da un’amico di scuola, a lavorare nel porto di Napoli. Ancora oggi lavora nel Porto di Napoli, come terminalista.
    Si occupa di sindacato (essendo rsa), ed è proprio in questa veste che frequenta un corso per dirigenti Fit Cisl a Firenze e si prende la qualifica di dirigente sindacale.
    Sposato e padre di tre bambini. Ama i film comici, programmi di informazione, la musica di qualsiasi genere, lingua, o dialetto.
    Ama lo sport (vederlo) e va pazz’ per il Napoli.

    Presentazione del libro
    Era una mattina di lavoro come tante, di un Giovedì come tanti, del Gennaio del 2011. Carrello, container da imbarcare per la Cina, collega al fianco, solita routine insomma.
    Drin, drin, arriva un sms: “Preparati a partire la settimana prossima, per Firenze, per 5 giorni”.

    Era il segretario regionale, che mi metteva al corrente della possibilità di frequentare un corso per nuovi dirigenti Fit Cisl a Firenze, al Centro studi Cisl.

    Sinceramente non mi era mai balenata per la testa, l’idea di ritornare sui banchi di scuola a 43 anni, comunque decisi di accettare l’offerta, è cosi mi ritrovai un Lunedì soleggiato del Gennaio 2011 a Roma, a passare le preselezioni, insieme ad un amico di Napoli.

    Passata la selezione partimmo per Firenze, dove ci ritrovammo in una classe, io, il mio amico e altri trenta ragazzi come noi (ragazzi mò), provenienti da tutta l’Italia. Erano passati circa 25 anni dall’ultima volta che ero stato seduto in un’aula a studiare, sembrava che il tempo però, non fosse mai passato.
    In realtà erano due le sensazioni che si mescolavano, quella dell’essere tornato studente e quella di essere tornato militare, con quel mescolarsi di accenti, dialetti, Calabrese, Pugliese, Napoletano, Romano, Veneto, Ligure, Toscano, Emiliano, Lombardo, Sardo, Siculo, veramente, sembrava di essere tornato ai tempi della leva militare, di stare in caserma.
    Si alternavano, interesse, per le lezioni, per la simpatia dei docenti, con la noia dello stare tanto tempo in aula, il poco appeal di alcuni docenti, con il desiderio della sospirata pausa caffè dove parlare di tutto ma soprattutto di calcio, con il solito campanilismo e rivalità tra le squadre (sempre forza Napoli ), o fare battute su questo o quell’argomento, ognuno mettendo la simpatia del proprio accento, che da
    solo era già argomento del ridere.

    Sì, effettivamente erano passati 25 anni, ma sembrava ieri. Le lezioni erano varie e interessanti, abbracciavano tematiche e materie diverse.
    Il corso si svolgeva sulla collina di Fiesole al Centro studi Cisl, un posto immerso nel verde e nella tranquillità. Un posto ideale per studiare e soggiornare. Là infatti, studiavamo, mangiavamo (stupendamente) e dormivamo. Il corso era strutturato su 5 moduli, ogni modulo durava 5 giorni (dal Lunedì al Venerdì), ogni modulo si svolgeva una volta al mese nei mesi di Gennaio, Marzo, Aprile, Maggio, Giugno del 2011.
    I mesi e i moduli scorrevano in fretta, come in fretta nacque l’amicizia, la complicità con gli altri ragazzi del corso, aiutata dal cameratismo che si era creato, la full immersion tra di noi, tra lo stare in classe tante ore, il mangiare insieme, le uscite serali, che acceleravano tutto ciò.
    Una volta finito il modulo, tornavamo a casa, con dei compiti assegnati che riguardavano il modulo appena finito.
    In questi 5 mesi furono organizzate visite interessanti all’esterno della struttura, visita al quotidiano La Nazione, alla Barbiana (nella scuola di don Milani), visita al battistero di Giotto e altre ancora.

    Già dal mese di Marzo, ci avevamo avvertito che dovevamo lavorare ad una tesina, riguardante un argomento a piacere, tesina che doveva essere pronta per Settembre 2011, che sarebbe stata discussa a Roma nella sede della Fit Cisl, dove si sarebbe svolta una sessione di tre giorni, al completamento dei lavori del corso.
    Erano passati Marzo, Aprile, Maggio, Giugno, Luglio ed io non avevo stilato nemmeno una frase sulla tesina, né tantomeno avevo un’idea sull’argomento da trattare.
    In una mattina di un Agosto caldo del 2011, avevo portato i miei tre ragazzi a trovare un po’ di refrigerio e distrazione nella libreria Feltrinelli di Napoli, le nostre ferie infatti, come tutti gli anni, erano finite nel mese di Luglio.
    Mentre loro leggevano nella sezione ragazzi, io mi godevo l’ennesimo caffè, reduce dall’ennesimo turno di lavoro di notte, mentre ero seduto e consumavo nell’angolo caffè della libreria, davo un’occhiata un po’ qua e un po’ la, ai vari titoli in esposizione.
    Le mie letture preferite, erano del genere “impegnatissimo” Siani, Littizzetto, Luttazzi, Guzzanti, tra i vari titoli adocchiai Gomorra, libro uscito anni prima.
    Gomorra libro di un successo strepitoso, da vendite da primato, vari premi letterari e da cui avevano tratto un film di successo, premiato pure al festival di Cannes.
    Sinceramente del libro sapevo poco o nulla e quel poco l’avevo saputo dalle tantissime interviste fatte dalla tv dal Saviano, ed ai continui servizi che i programmi mandavano per parlare ora del libro, ora del film, che non avevo visto.

    Dai servizi visti in tv, ascoltati in radio o dagli articoli dei giornali letti, mi ero fatto l’idea di un libro documento, che narrava di vicende di camorra, attraverso racconti di cronaca nera, abbinati alla trascrizione di sentenze dei vari processi. Ma soprattutto, il libro aveva messo in luce, in risalto, il potere del clan dei casalesi, attraverso le verità venute fuori dal processo Spartacus, svoltosi a Santa Maria Capua Vetere. Sinceramente il libro non l’avevo mai preso in mano, né tantomeno mi era venuta voglia di leggerlo, avendone abbastanza di tutta la cronaca nera che quotidianamente tra giornali, tg, narravano di Napoli e della Campania. Poi non essendo un gran lettore (purtroppo), le poche volte che sfogliavo un libro, era per evadere e farmi quattro risate e non dedicarmi a letture che descrivevano
    del quotidiano da me vissuto sin da piccolo, essendo nato in zona Forcella e vivendo da sposato a Barra, due quartieri non famosi sicuramente per la loro tranquillità.
    Non so il perché, apri il libro. Mi andai ad imbattere nella prima riga, della prima pagina e con mia somma sorpresa parlava del porto di Napoli e cioè, del luogo dove lavoravo dal 1992, e che dopo 19 anni di lavoro là, avere la presunzione di saperne “qualcosina” di navi, di containers, di Cina.

    La maggior parte dei miei amici corsisti, giustamente, si buttarono su tematiche riguardanti contrattazioni o problematiche, riguardanti i vari settori a cui essi appartenevano, portuali, piloti, ferrovieri, autoferrotranvieri, marittimi e via di seguito.
    Io era una vita, dai tempi delle superiori, che non mi cimentavo in un lavoro del genere e all’inizio trovai molta difficoltà a trovare un argomento che potesse interessarmi a tal punto da studiarci e lavorarci sopra, e allo stesso tempo destare interesse in colui che lo leggeva.
    Parlare del mio contratto da portuale, o delle battaglie fatte all’interno del porto di Napoli, poteva interessare me, ma già alla lettura di un collega, un amico, di un parente, destare molto meno interesse.
    Appena giro la copertina di Gomorra, mi imbatto nella prima pagina e il mio sguardo si sofferma sulla parola container, si vede che sono un portuale pensai, difatti il libro inizia così: “Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave”.
    Ecco adesso avevo l’argomento, su cui costruire la mia tesina, difatti andando avanti nella lettura delle prime pagine, mi ero convinto di come fosse facile scrivere cazzate su un qualsiasi argomento, senza il rischio di essere smentiti e da questa considerazione partì la mia tesina, leggetela è interessante, non ammorbante, e da lì capirete il perché di questo libro. Ecco la mia tesina sarà la mia prefazione.
    Buona lettura, ma soprattutto, intendetelo come un mio punto di vista, giustificato, controllato, ricercato, ma sempre un mio punto di vista e non una verità assoluta, contro cui nessuno può osare alzare perplessità, come fanno autori di successo, Robbè… capisc’ à mmè…

    Postato da Redazione
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