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  • Oliviero Beha
     
    24
    giu.
    2015

    Dal Papa ad Habermas passando per noi

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    papa-francesco

    Ha cominciato Papa Francesco nella sua ultima enciclica. Ieri ha continuato con un testo pubblicato da “Repubblica” uno dei più importanti filosofi viventi, il tedesco Jurgen Habermas. Il Pontefice è stato chiarissimo: ha deprecato con forza “il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendone pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema”. L’intellettuale laico erede della scuola di Francoforte se l’è presa molto duramente con la Merkel e con la Germania: “La Cancelliera ha anteposto gli interessi degli investitori al risanamento della Grecia. La Germania ammetta le sue responsabilità per le devastanti conseguenze del piano neoliberista. Basta banche, il destino dell’Unione lo scelgano i popoli”. Il tutto mentre i mercati finanziari respirano per i rinvii del default greco in vista di una qualsivoglia forma di intesa e la questione “migranti”, presente con grande evidenza nell’enciclica verde del Papa, continua a farsi sentire quotidianamente. Ora, i popoli di cui parlano due figure così eminenti ognuno per il suo campo queste cose le sanno. Non saranno raffinati politologi o economisti, ma la gente comune fino a capire che sono state fottute le persone e invece salvate le banche ci arriva eccome. Siamo quindi a una sorta di paradosso.

    Dal punto più alto della cristianità si alza un grido di dolore rispecchiato soprattutto negli strati più bassi della popolazione, quelli più sofferenti, quelli che a partire dalla Grecia sentono la crisi come morsi sulla pelle di ogni giorno. In mezzo, tra il Papa e le popolazioni, sta la classe politica europea di governo, i vertici finanziari e monetari, appunto gli istituti di credito. Ci voleva Bergoglio per dire le cose come stanno? In che cosa si sono distinti gli schieramenti della politica italiana di fronte a una questione simile, letteralmente esiziale? Naturalmente nei confronti delle scelte della Merkel, stigmatizzate da Habermas, sono stati proni o hanno prodotto al massimo dei tweet… A un anno dal suo inizio, chi si ricorda ad esempio del semestre italiano alla guida della Comunità Europea? Che tracce ha lasciato? La nomina a Lady Pesc della Mogherini, regolarmente bypassata da Renzi in tutte le occasioni di qualche rilevanza? E il fatto che anche le altre nazioni non stiano messe tanto meglio di noi né abbiano opposto resistenza alla finanziarizzazione della politica da parte tedesca non credo ci sollevi di molto. Se poi si passa dalla questione/banche a quella migranti, il discorso non è poi molto diverso per le responsabilità politiche europee e italiane, cambia invece l’impatto sull’opinione pubblica. Sulle banche nemiche tutti d’accordo.

    Ci si divide invece, sulla scorta delle strumentalizzazioni partitiche dilatate dai media, sulle scelte, le conseguenze, la realtà delle migrazioni. Ma anche qui, in quindici anni d’Europa Unita, politicamente che cosa è stato fatto verso un dramma epocale e inarrestabile come questo? Davvero ci voleva il Papa per fare da cassa di risonanza a un’emergenza che è ormai una tragedia senza soluzione di continuità? Tragedia che come sappiamo bene ormai ha arricchito troppe persone. Ci si interroga se tutto ciò dipenda da incapacità, impotenza o disonestà politica: se un’ Europa mai nata dal punto di vista principale, ossia politico, abbia trovato nei lustri una sorta di alibi monetario al proprio buco nero identitario; se quindi la dizione papalina e habermasiana “le banche al posto dei popoli” non sia che la logica conseguenza di un errore madornale a monte, mentre la più politica delle vicende, ovvero la migrazione senza fine che coinvolge non solo il Mediterraneo ma un’area estesa del pianeta, è stata semplicemente “tollerata” perché dovevano sfangarla i Paesi costieri. Almeno chiariamoci: di quale Europa stiamo parlando?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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