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  • Oliviero Beha
     
    24
    giu.
    2015

    Dietro la critica della ragion televisiva

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    michele-santoro-servizio-pubblico

    Nella scia dell’ultima puntata fiorentina di “Servizio Pubblico” si sono accesi dei fuocherelli polemici sui giornali. La critica televisiva non è stata tenera (perché poi, m’è parsa invece una trasmissione piena di dignità anche se un po’ passatista, addirittura sfolgorante se confrontata…) e nella coda quello che passa per il maggiore in grado di tale disciplina sportiva sulle pagine del “Corrierone” se n’è uscito contro le tre “dame rosse”, Ferilli, Guerritore e Parietti, che furoreggiano a sinistra ma non sposano – che so – i carpentieri, provocandone la consequenziale reazione. Fuocherelli subito spenti, visto il livello della querelle. Eppure sotto la cenere dovrebbe covare qualche interrogativo sulla materia, un po’ più impegnativo. Al di là del Grasso di turno, ad esempio quale è e quale dovrebbe essere il compito del recensore televisivo? Che rapporto ha la tv (leggendario elettrodomestico alla Eduardo) con la carta stampata? Come interagiscono e si influenzano?

    Al decadimento pressoché generale dell’offerta televisiva degli ultimi anni (“Quelli della notte” di trent’anni fa sembra il futuro impossibile…), alla diserzione dai teleschermi (come dalle urne?) da parte dei giovani calamitati dal web, all’impoverimento economico dovuto alla progressiva latitanza degli investitori pubblicitari, corrisponde forse anche un peggioramento professionale da parte di chi ne scrive sui giornali? Sembra invece che tutto rimanga in superficie, da una parte i numeri dell’Auditel dall’altra le illuminazioni (sub)concettuali dei recensori a volte parallele a volte intersecate con quei numeri, nell’equivoco che essi siano l’essenza e la supplenza di tutto. Non c’è davvero niente da scavare, niente da sapere oltre i carpentieri delle guevariste nostrane? Per esempio, c’è un concorso per conduttori tv? E c’è un concorso per critici televisivi? Come ci si arriva? E i critici salvano amici e parenti e attaccano quelli che stanno loro antipatici, in mancanza di qualunque metro di giudizio oggettivo?

    Di solito si abbonda sul versante politico-partitico: il tale è fazioso oppure no, la talaltra è l’incarnazione della par condicio (ma quale, ma quando?) ecc. ecc. E tutto ciò rimane nell’ambito para o peripolitico, e con la tv e il suo benedetto “specifico” ha assai meno a che vedere. C’è poi la relazione tra fare tv o radio, od occupare posti di potere soprattutto in Rai (il critico dei carpentieri ha diretto con risultati purtroppo irrilevanti vent’anni fa una rete radiofonica Rai: per concorso?), e scriverne sulla stampa. In tv vige un grande complesso di inferiorità nei confronti della carta stampata, di genere qualitativo: tutti a scorrere avidamente pur avendo milioni di telespettatori le poche righe destinate a una conventicola di lettori. Inversamente tra coloro che ne scrivono o scrivono sui giornali (o li dirigono) vige un grande complesso di inferiorità nei confronti della tv, ma di genere quantitativo. Sommati, i due complessi producono un diffuso abbassamento di qualità , oggi all’evidenza di tutti. Non parliamo poi dell’intreccio mafiosetto tra i due versanti, basta applicare moduli di interpretazione buoni ormai in generale in questo Paese. Sarebbe probabilmente il caso di responsabilizzare molto di più un po’ tutti. Rimanendo alla critica tv, fornire più informazioni su ciò che non si vede ma che contribuisce al prodotto sarebbe un modo per scartare il pacchetto, bypassando l’impressionismo a volte pilotato da altri interessi cui siamo abituati. Parlo dei soldi che i programmi costano, come arrivano in video, quali percorsi hanno fatto le faccette che vediamo per essere lì ecc.ecc. Certo, è impegnativo e rischioso perché con una cosa gelatinosa e sfuggente come la tv se afferri il capo del gomitolo e tiri può venir via tutto, non solo ciò che riguarda lo “specifico” dei recensori. Ma almeno avrebbe un senso. I carpentieri da sposare credo molto meno…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    1
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    Emanuele66 .
    24/06/2015 alle 11:57
    Chiaro ritratto del pasto che da troppi anni TV e giornali propinano e sottolineò propinano perché in mancanza di meglio (cioè ormai quasi sempre estate o non estate...) le TV mandano cuochi e cuoche, professionisti o dilettanti purché cucinino il loro palinsesto. Che sia una sottile metafora? "Mangia ch'è buono, mangia ch'è buono...)

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