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  • Oliviero Beha
     
    29
    giu.
    2015

    Le Olimpiadi di Roma sulla nostra pelle

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    roma2024

    A Roma si gioca con i Giochi, e sulla nostra pelle: il sindaco Marino prima rimanda “i fascisti nelle fogne” e poi li richiama, scusandosi, per avere i voti dell’opposizione e approvare la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024. La prima cosa da chiarire è forse l’equivoco che viene fatto passare per acquisito in questa corsa all’ospitalità del fuoco d’Olimpia. Parrebbe, a sentir Lorsignori (cfr. Fortebraccio) e i media a pronta grancassa, che chi è a favore delle Olimpiadi a Roma lo sia perché è dalla parte dello sport, mentre chi è contrario risulterebbe un odiatore del medesimo. È un falso ideologico, tranquilli, una presa peri fondelli, è come “menare un bambino mentre fa la pipì”, detto romanesco di un’icasticità rara. Lo sport e l’amore per esso non c’entrano nulla. Così come pure non c’entra nulla l’affezione o la predisposizione emotivo-laica nei confronti delle Olimpiadi. Prendendo uno a caso, il più vicino, cioè chi scrive…, aderisco totalmente allo sport nella pratica e nella teoria e ho un’autentica passione per le Olimpiadi, anche se denaro e strumentalizzazioni politiche ne stanno destituendo le radici più vere. Ma poiché in ballo non ci sono le Olimpiadi ma “soltanto” la loro organizzazione casalinga, mi trovo a non volerle per non rischiare di precipitare ulteriormente. Costano, creano debiti (lunga la striscia nelle decadi, e il caso Atene forse conta qualcosa), non accrescono cultura o pratica sportiva, sono pericolose per il rischio attentati Isis o non Isis, non sono un affare per la città/Stato che li alloggia bensì per la casta che li organizza.

    Non vorrei nemmeno perdere righe per tirare in ballo il traballante Marino, o i suoi colleghi capitolini di qualunque colore o stinta. Dedichiamoci ai maggiori in grado. Si parte da Renzi, il premier. Ma che ne sa di Olimpiadi, di effetti collaterali, di rapporti costi/benefici ecc.? Niente, è palese. Si limita a twittare parole a fondo perduto sui supposti vantaggi del Paese, su “grandi occasioni da non trascurare”, sulla “Rinascita che passa anche attraverso lo sport e la grande vetrina planetaria”. Confesso che di tante parole al vento non se ne può più. Le ho sentite prima di ogni evento sportivo (se penso all’Expo, dovrei dire non solo sportivo) da diversi lustri a questa parte. I risultati sono poi pesantemente e negativamente ricaduti sulla popolazione.

    Tre anni fa in un lampo di ragionevolezza il sobrio loden di Monti ci fece sapere che non era il caso. Scandalo dei gentili del Coni, allora con alla testa ancora il veterano Petrucci, che lo considerarono e lo definirono more solito “nemico dello sport”. Ora, che né Monti né il suo Ministro deputato, Gnudi, noto alle cronache sportive per qualche biciclettata domenicale, sapessero alcunché di sport, di pratica sportiva, di urgenze, di conseguenze positive per tutto il sistema-Paese se affidato a una crescita “locomotoria”, né di teoria su questo versante importante e impegnativo della vita del singolo e della collettività, è verissimo. Ma almeno il loden evitò l’azzardo di un’ulteriore catastrofe dei conti con un’Olimpiade da organizzare. Da allora la ripresa italiana è stata economicamente così fulminante da farci cambiare idea? Ma su, non prendiamoci in giro. E dire come è stato detto che non bisogna fermarsi alle polemiche politiche del presente perché i Giochi e la loro prospettiva sono appunto cosa del futuro, è un salto velleitario nel buio e di nuovo una canzonatura dell’opinione pubblica. In tutti questi anni lo sport l’avete lasciato morire, l’avete affidato alla fitness del privato, avete distrutto quel poco di pubblico che c’era nella scuola, e ancora la menate con le Olimpiadi?

    Prima le fondamenta, culturalmente e logisticamente ancora inesistenti, miei cari, poi l’edificio… Lo so, né il Presidente del Coni né il designato Presidente del Comitato Promotore (altri soldi…) sono d’accordo con questa tesi. E grazie, fanno gli affari loro e sono in filiera: dagli Agnelli a Montezemolo, da Luca a Malagò, e via andare, finché si può, a colpi di “occasioni da non perdere”: come per il ’90, Mondiali di calcio, con Cordero di Montezemolo non un omonimo Direttore Generale… È sempre l’Italia che non va, ma resiste sulle poltrone (anche Frau)…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    4
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    Dopp. .
    29/06/2015 alle 22:44
    Se dovessi scegliere la cravatta con la quale impiccarmi sceglierei quella di marino
    Dopp. .
    29/06/2015 alle 22:37
    Zombie tre la vendetta..chi striscerà per terra senza farsi travolgere dallautobus vincerà il premio pappina dell'anno
    Franco Lebrino .
    29/06/2015 alle 17:16
    Decisamente puntuale e preciso l'articolo, ormai siamo allo sbando, la fiducia ormai al lumicino resta appesa ad un filo al successo del Movimento 5 stelle, mal che vada riuscirà ad evitare il caos sociale. Ma incombe la scure del mercato o che si chiami economia, quella che certamente ci metterà al tappeto, allora saranno dolori per tutti, anche per i ricconi, che per camminare dovranno evitare di calpestare i poveri per la strada. Quanto insipido mangiare a fianco di un digiuno, dov'è la gioia quando si è circondati da rovine e tristezza. scusa Oliviero e grazie.
      Dopp. .
      29/06/2015 alle 22:39
      Non credo che m5s potrà mai farcela, verrà riciclato con la scusa del reddito di cittadinanza dal Renzi di turno che si prenderà i meriti della regalia di stato

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