• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    24
    lug.
    2015

    A.A.A. ragionevolezza cercasi

    Condividi su:   Stampa
    scontri-casal-san-nicola

    I due muri
    E la percezione dell’immigrazione
    di Nando Pagnoncelli, Inpiu.net

    Il tema dell’immigrazione sembra fortemente sovrastimato. Certo, l’attenzione e la preoccupazione tendono a crescere negli ultimi mesi, collegate ai flussi in arrivo ed alla necessità di sistemare gli immigrati sul territorio. Ma oggi il tema immigrazione è citato spontaneamente come priorità dal 18% dei nostri intervistati (dato di metà luglio). E, quando sollecitati, come da sondaggio condotto per Ispi/Rai News a fine giugno, il tema viene individuato come una minaccia per il paese dal 25% degli italiani, decisamente meno della crisi economica (40%) e quasi allo stesso livello del terrorismo islamico (21%). Un problema da non sottovalutare ma non un’emergenza tragica. I recenti episodi di protesta sembrano essere in parte circoscritti, in parte fomentati politicamente, in parte sovrarappresentati mediaticamente. Col che non si vuole sottostimare queste reazioni, ma cercare di ricondurle alle loro dimensioni reali. Tuttavia si percepisce che il fenomeno assume aspetti di consistente gravità, in particolare in relazione al fatto che rappresenta una minaccia per la sicurezza. La percezione è naturalmente enfatizzata dal fatto che queste minacce non sono più solo relative alla microcriminalità ma anche alle possibili infiltrazioni terroristiche.

    I dati Demos pubblicati recentemente evidenziano che la quota di italiani che considerano gli immigrati un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone passa dal 33% di gennaio al 42% di giugno. Se a questo si aggiunge un’errata percezione del fenomeno (in un’indagine Ipsos condotta meno di un anno fa in 14 paesi del mondo risultava che la percezione della presenza di immigrati nel paese da parte degli italiani era più che quadrupla rispetto alla realtà), si comprende come mai l’atteggiamento prevalente sia quello di allontanamento. Meno del 20% dei nostri connazionali si schiera per l’accoglienza, circa il 40% opta per misure di contenimento nei paesi di provenienza, mentre altrettanti si schierano per misure radicali: contrasto con i militari o respingimenti. Insomma, una quota rilevante dei nostri connazionali erige una sorta di muro virtuale nei confronti dei nuovi arrivi.

    Ma questo non cancella la tradizionale “umanità” del buon italiano. Infatti il progetto di costruzione di un muro tra Serbia e Ungheria proposto dal presidente Orban viene stigmatizzato dalla maggioranza assoluta degli italiani. Siamo quindi di fronte ad un atteggiamento complesso che, come emerge da numerose altre indagini, coniuga un atteggiamento difensivo (e qualche volta di rifiuto) con un orientamento inclusivo. Strabismo? Forse no. Non si tratta solo della sindrome Nimby (includo, purché non vengano a casa mia), quanto di una reazione ad un’aggressione paventata. Ci sono spazi per un dibattito razionale? Forse, se i media sapranno dismettere i toni gridati e se le istituzioni e il governo sapranno mostrare una coesione che al momento non sembra esserci. Ma cavalcare le paure e gli allarmi sociali risulta più premiante in termini di consenso e di audience.

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Facebook
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio