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  • Oliviero Beha
     
    15
    lug.
    2015

    C’era una volta la reputazione. Perfino in Italia

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    renzi-telefono-675

    Ebbene sì, amo Il Foglio, settecentesco giornale d’élite se mai ve ne furono, amo la sua raffinatezza sia pure seminariale, amo soprattutto la sua capacità di giocare a squash con le notizie. Ma nella parte del muro. Scoppia lo scandalo “Mafia Capitale”e il reggente dei bastian contrari all’epoca ancora suo Direttore oltre che suo fondatore, si spende tantissimo per togliere il vocabolo “mafia” dalla vicenda. Ma che mafia e mafia, trattasi di un gruppetto di lazzaroni quasi insignificanti magari a vocazione leggermente delinquenziale che a “Cosa nostra” manco legano i mocassini. Non insista la Procura né i quotidiani “manettari”, loro non sanno distinguere tra ciò che è mafioso e ciò che non lo è.

    Può essere, Ferrara è una provincia di cultura, politica e non. Non basta. Il solito Fatto tira fuori le intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra il pre-premier nostrano e la peccabile Fiamma Gialla ed ecco subito la risposta del “muro”, con una bella palla ad effetto. Chi se ne frega di queste telefonate, non c’è nulla di nuovo, se non le “solite smargiassate irrilevanti” (copyright il pirotecnico Dagospia), casomai ci sarebbe da ragionare su chi ha tolto gli “omissis” dalle parti di conversazione di nessuno spessore penale. Per ciò che concerne la parola “mafia” e le sue varie declinazioni, perfettamente coerenti col pasticciaccio brutto dei Buzzi e dei Carminati, non c’era molto da precisare se non l’accezione più ampia della mafiosità tricolore.

    Nel caso Renzi-Adinolfi e mettiamoci pure Nardella, invece, persino nella palla effettata di rimando dello squash Foglio ci sono un paio di aspetti civilmente, culturalmente e politicamente rilevanti, tanto per rimanere nello stesso perimetro linguistico. Intanto si obietta che non ci sia nulla di nuovo, che sia Berlusconi nei confronti di Napolitano che Renzi in quelli di Letta nipote si erano già espressi pubblicamente in modo analogo alle frasi intercettate. Che insomma sia sempre la solita pappa. Calma, dire di Renzi che è come gli altri, specie da parte di chi l’ha sempre difeso investendolo anche terminologicamente di una dignità sovrana (non sarebbe lui il “royal baby”?), significa polverizzare in un sol colpo tutta l’originalità del renzianesimo, dalla rottamazione iniziale alle “smargiassate” successive.

    Dunque Renzi è come gli altri, che lo hanno preceduto? E in questo Paese devastato ancora la stiamo facendo così lunga con “uno come gli altri”? L’altro aspetto il cui disvelamento dobbiamo ai rimbalzi da squash, è quello che riguarda l’impressione che fanno queste telefonate lette su un (solo) giornale, casualmente questo. Forse sarò codino e anacronistico, ma esse non mandano un buon odore. Anzi, per arrivare subito al sodo, forniscono elementi di giudizio più o meno impressionistico o logico che attengono a quella cosa che una volta si chiamava reputazione. Oggi anche la parola è scomparsa dai vocabolari correnti, ormai suddivisi in ciò che è penalmente rilevante e ciò che invece non lo è, o non lo è ancora. Ma la reputazione è o dovrebbe ancora essere quel risvolto della dignità personale e professionale che va difeso con le unghie e coi denti, banalmente riassumibile nel popolano detto “nessuno mi può sputare in faccia”.

    Non mi pare che ci siano tracce ancorché lievi o infinitesimali di rispetto della propria e altrui reputazione nelle conversazioni tra Renzi e Adinolfi. Sono temo sufficienti a far dubitare il lettore, che magari giunge a chiedersi “ma perché devo avere un Presidente del Consiglio e un altissimo graduato della Guardia di Finanza così?”. Davvero in giro non c’è niente di meglio?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Commenti
    2
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    paolo .
    16/07/2015 alle 08:05
    Potremmo introdurre un neologismo che in enigmistica suonerebbe " aggiunta di consonante ": reSputazione...
    victor .
    15/07/2015 alle 11:28
    Buongiorno Oliviero,da un po' di tempo mi stavo chiedendo perche' ferrara tendesse sempre a minimizzare fatti gravissimi, cui prodest?

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