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  • Oliviero Beha
     
    20
    lug.
    2015

    Coppi o Merckx? Non dimenticate Gino

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    Fausto Coppi e Gino Bartali, 1949
     
    Fausto Coppi e Gino Bartali, 1949

    La domenica del Tour scorre a fianco del Rodano senza eccessivi sussulti. Aspettiamo Froome e quel che resta di Nibali nell’ultima settimana in forte pendenza. Due giorni fa Gino Bartali avrebbe compiuto 101 anni. Qualche settimana fa è stato festeggiato mediaticamente il settantesimo di Eddy Merckx, il “cannibale”. È seguito dibattito se sia stato più forte lui o il “Campionissimo” di vent’anni prima, Fausto Coppi. Dibattito interessante, per carità, con la premessa sempre valida dell’impervio confronto tra epoche assai differenti. Mi pare però che allora, come quasi sempre, si sia fatto un torto a Gino Bartali, che comunque un paio di Tour con una guerra in mezzo effettivamente li ha pur vinti, volevo dire stradominati. Questa della disattenzione o sottovalutazione di Gino è storia vecchia.

    Metto subito le carte in tavola, per evitare illazioni peraltro legittime sul mio personale e ridanciano conflitto di interessi. A Bartali ho dedicato un libro, come a un “Grande del Novecento”, saccheggiato “anonimamente” dalla stampa. Matant’è… Il punto è che frequentando la memoria di Gino, nato con la prima guerra mondiale e morto nel 2000, ho trovato capitoli del suo lungo libro esistenziale assolutamente straordinari. Come persona, per quello che ha fatto nell’inverno tra il 1943 e il ’44, postino sconosciuto e meraviglioso del Cardinale di Firenze, Dalla Costa, tra il capoluogo toscano e Assisi, dove una tipografia clandestina rigenerava i vari documenti di ebrei e non solo che Gino infilava nel telaio della sua bici rischiando ogni giorno la pelle. Non sto a farla troppo pallottolosa con una vicenda storica che non ha eguali, e che gli ha procurato postumo dal Museo dell’Olocausto di Gerusalemme nel 2013 il riconoscimento di “Giusto tra le Nazioni”. Se mi credete, è un’avventura umana fantastica su cui Gino ha steso una coltre di silenzio per tutta la vita, raddoppiando i suoi straordinari meriti.

    In un’epoca in cui si parla molto specie in Tv (e Gino c’è stato, ma tacendo su tutto ciò…) e si fa poco e niente, cfr.il nostro amato Premier nativo delle parti di Gino per ironia del destino, dovrebbe fare un effetto deflagrante la vicenda di chi ha fatto tutto e non ha detto niente. Ma poiché il confronto eventuale con il duo fenomenale di cui sopra, Coppi-Merckx, atterrebbe alle imprese sportive non essendoci partita umana, morale, etica sull’altro versante a favore del commovente Gino, eccomi qui a ricordare quello che forse non è abbastanza rimarcato, ovvero a togliere Bartali dall’ombra di Fausto. Gino non valeva certo meno di lui, lo ha anzi aiutato in corsa in tutti i modi, leggenda del passaggio della bottiglietta da lui a Coppi di cui in quel momento si era messo al servizio gregario compresa. Se si va a sfruculiare anche soltanto tra le pieghe agonistiche della carriera di Bartali, mai dedito ad alcuna forma di doping, si evidenzia immediatamente la sua caratura di superuomo in bicicletta, come Fausto se non di più.

    Il mito di Coppi strappato dagli dei troppo presto alla terra, “Campionissimo” certo, riconosciuto dallo stesso Bartali, è sempre prevalso sull’eccezionalità sportiva di Gino, frammentato nel suo percorso di campione indiscusso dalla guerra proprio nel pieno della sua strapotenza atletica e tecnica come accadde a Fausto, ma in embrione. Se oggi o meglio ieri esaltavamo la maglia gialla finale di Nibali, che si deve pensare e dire delle imprese di Bartali, del suo primo Tour del’38, di quello del ’37 –per non parlare dei Giri d’Italia –rubatogli da vicende estranee alla bicicletta, dalla sfortuna con cadute in torrenti e varie amenità del genere, dalla sua paradossalmente eccessiva disponibilità? E qualcuno ricorda il Tour del’48, quando a 34 anni (allora un imprinting di senilità atletica) rimonta, straccia tutti e vince il Tour in contemporanea all’attentato a Palmiro Togliatti?

    Senza nulla togliere a Coppi, il ciclismo d’antan è pieno, stracolmo della figura di Gino Bartali, che secondo il costume corrente ha avuto il torto di essere meno “trasgressivo” del mitico Fausto e più digeribile del “cannibale” Eddy. Non mi fa velo nulla nel ritenere che almeno al livello di quel duo empireo possa e debba starci anche Gino, inteso anche solo come asso del ciclismo. Un momento più in là si apre la storia, dove lui giganteggia e gli altri scompaiono.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    angelo41 .
    22/07/2015 alle 17:28
    All'epoca, ero tifoso di Bartali perchè ritenevo Coppi imbattibile ed ho sempre sostenuto "i secondi" per solidarietà umana. Col senno di poi ho capito, invece, che Bartali era un vero atleta, incontaminato da accordi, camarille e ogni tipo di aiutino chimico, cosa che, pare, ricorresse anche il grande Fausto. Quando si è saputo tutto il resto e si è scoperto la dirittura morale di Gino, lo ritengo grande come uomo e come atleta.

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