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  • Oliviero Beha
     
    22
    lug.
    2015

    Il sud è molto più a sud

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    Piazza del Plebiscito,  Napoli | Fonte: ph. Genny Manzo
     
    Piazza del Plebiscito, Napoli | Fonte: ph. Genny Manzo

    SUD-EXIT
    Che sfascio economico, etico, estetico
    Domenico De Masi, InPiu.net

    Centodieci anni fa Francesco Saverio Nitti scriveva: “Napoli, la grande città che era ancora qualche secolo fa la seconda in Europa per popolazione, che nel 1860 soverchiava per importanza tutte le città italiane, Napoli muore lentamente sulle sponde del Tirreno. Tra tanto cielo e tanto mare, tutto un grande dramma umano si svolge”. Oggi non sappiamo neppure quanti sono gli abitanti di questa “capitale del Sud”. Persino nel sito ufficiale del Comune il loro numero passa disinvoltamente da 960.079 a 989.768 e poi a 1.004.500 unità. Se allarghiamo lo sguardo all’intero Mezzogiorno, che oggi ha 21 milioni di abitanti, l’Istat ci dice che tra 50 anni la sua popolazione si ridurrà di almeno 4 milioni e ad andarsene saranno soprattutto i giovani. Pil ed esportazioni sono praticamente fermi. Le uniche vere multinazionali endogene e attive restano quelle del crimine organizzato: mafia, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona. Il Pil pro-capite è praticamente la metà di quello del Nord (16mila contro 30mila euro); il tasso di occupazione è pari ai due terzi (42 contro 64%); il tasso di disoccupazione nel Sud è 11 punti maggiore di quello del Nord. Gli aiuti nazionali (spese in conto capitale) sono calati del 12% l’anno; i fondi europei restano scandalosamente sottoutilizzati in Calabria, Campania e Sicilia; le imprese private investono sempre meno e molte se ne vanno. Negli anni della crisi (2007-2014) gli investimenti industriali nel Mezzogiorno sono calati del 50%. Il risultato finale di tutto questo è che i poveri nel Nord sono il 5% della popolazione mentre nel Sud sono il 21%.

    Praticamente i dati del nostro Sud ricalcano quelli della Grecia. Se il Mezzogiorno, invece di essere una regione d’Italia fosse una nazione autonoma (con una popolazione quasi doppia di quella Greca), oggi parleremmo di Sud-exit. Dallo sfascio economico deriva quello culturale. Nel Nord 48 persone su cento leggono almeno un libro l’anno; nel Sud la percentuale scende al 31%. Secondo l’impeccabile graduatoria delle 107 province italiane elaborata dal “Sole 24 Ore” in base alla qualità della vita, tra le ultime 30 province, ben 29 sono meridionali. Lo sfascio economico e culturale è causa ed effetto dello sfascio morale. Nel 2014 un gruppo di 86 personalità meridionali – intellettuali, imprenditori, politici – hanno firmato un “manifesto” in cui auspicano il riscatto economico, etico, estetico del Sud per liberarlo dai suoi atavici difetti che minuziosamente e coraggiosamente enumerano. Nella sfera economica: individualismo infantilismo, incompetenza, clientelismo, disorganizzazione. Nella sfera etica: arroganza, disfattismo, dietrologia, familismo, irriconoscenza, presunzione. Nella sfera estetica: pressappochismo, provincialismo, rassegnazione, rozzezza. Come si vede, dopo 140 anni dalle parole sconsolate di Francesco Saverio Nitti, tra tanto cielo e tanto mare, tutto un grande dramma umano continua a svolgersi.

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