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  • Oliviero Beha
     
    29
    lug.
    2015

    La legge bavaglio e il comma del bavaglino

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    Antonello Soro, garante della privacy
     
    Antonello Soro, garante della privacy

    Spesso parlano a vuoto, a vanvera, a ricasco di una retorica per lo più grossolana. Eppure a volte dicono più di ciò che appare a una prima lettura. Prendete il Garante per la privacy, il politico Pd di lunghissimo corso Antonello Soro, intervenuto ripetutamente nel dibattito sulla legge-bavaglio che con una periodicità matematica torna di attualità tra gli scranni parlamentari. Ha detto, quasi quattro mesi fa: “Non difendo solo i politici, le intercettazioni irrilevanti rovinano la vita della gente”. E poi, giorni fa: “Si tratta di tutelare il diritto alla vita privata dei cittadini troppe volte violato”. Intanto, notate come “non difenda solo i politici”. E grazie, ci mancherebbe altro per la carica che ricopre. Ma non è un ferramenta, bensì uno del ramo messo dov’è non per un’estrazione a sorte tra gli italiani bensì, naturalmente, proprio dalla politica.

    Vediamo però se la sua affermazione è vera, cioè se non è la classe politica quella che ci guadagna di più da un eventuale e auspicabilmente rimandato bavaglio. Soro parla di “vita privata dei cittadini”, di diritto alla privacy che lui istituzionalmente deve garantire. La contrapposizione tra privacy e diritto/dovere di informare è un classico dei nostri tempi, come per esempio l’antinomia libertà-sicurezza che tocca l’esistenza del singolo come della collettività. Ma è il livello di tali contrapposizioni che testimonia del grado di maturità del Paese e della cultura anche politica chiamata in causa. Qui il livello è basso, bassissimo, più che immaturo, addirittura acerbo: se siamo vecchi come popolazione, siamo dei bebè nel ramo, per cui più che una legge-bavaglio è in gioco un comma-bavaglino.

    Esaminiamo i due antipodi della questione: l’informazione italiana vive, secondo tutte le classifiche internazionali che se ne occupano, uno dei periodi più bui della sua storia. Lasciando perdere il ventennio del “puzzone” e rimanendo al secondo, più recente, di stampo mediatico, e poi all’attuale stagione renziana, autonomia e indipendenza del giornalismo sono in linea di massima una remotissima chimera. L’altro polo di interesse dei Soro sarebbe questa fantomatica privacy: per carità, ne ho un rispetto sacrosanto. Peccato che siano gli stessi cittadini che di essa abbiano fatto strame, ovviamente soprattutto i giovani, quindi non Soro ma i suoi eventuali figli o nipoti. Grazie a un qualsiasi smartphone, alla sequela di foto e di selfie immessa in Rete, la privacy è stata polverizzata ad opera degli stessi che il Garante vorrebbe o dovrebbe difendere. Difficile pensare che sia davvero a favore di una cospicua fetta di popolazione, che attraverso i social network mette alla berlina qualsiasi momento di intimità, che il nobile Soro e i suoi sodali governativi o parlamentari intendano battersi all’arma bianca. E’ in atto una rivoluzione culturale o piuttosto sottoculturale (parliamone) che passa sotto il naso dei Soro. Gli sfugge questo dettaglio di costume?

    Ecco che però malignamente tra le due esternazioni menzionate del Garante spunta la registrazione “penalmente irrilevante” di un segretario di partito (il suo) X che parla con un generale della Finanza Y di un governo da far cadere. Siamo sicuri che proibire la diffusione di una simile intercettazione sia quello di cui hanno bisogno i cittadini “per difendere la loro vita privata”? O non è piuttosto la casta dei politici – con il corredo di tutti i poteri di contorno anch’essi lontani dalla privacy dell’uomo della strada- che difende allo stremo l’insindacabilità e l’opacità dei propri comportamenti?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Commenti
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    giovanna .
    09/08/2015 alle 11:46
    Qualcuno mi spiega che utilitità possa avere la diffusione della conversazione tra Bossetti e la madre, che mentre gli fa visita in carcere risponde alle domande del figlio circa il suo stato di presunto figlio illegittimo sventolato ai quattro venti? Io sono ancora scandalizzata dal mancato intervento del garante a tutela di una donna (già sofferente per l'orribile delitto attribuito al figlio) la cui vita vita privata è stata dilaniata su tutte le reti e che addirittura vede violato il momento di confronto drammatico con un figlio che, colpevole o innocente che sia, le fa domande sull'identità del proprio padre. Dicono che chi uccide una ragazzina sia una bestia, ma non vedo civiltà e umanità nel diffondere morbosamente una privatissima conversazione che espone una donna innocente alla bestiale attenzione dell'opinione pubblica senza che ci sia una qualsiasi utilità ai fini delle indagini su un delitto che la donna suddetta non ha certo commesso. E poi c'è chi continua aa parlare di lesa maestà per intercettazioni di personaggi pubblici che tramano cose losche nell'esercizio di un mandato confertogli dai cittadini.

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