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  • Oliviero Beha
     
    27
    lug.
    2015

    La Viola stritolata tra Diego e Matteo

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    Milinkovic-Savic rompe con la Fiorentina
     
    Milinkovic-Savic rompe con la Fiorentina

    Per chi pensi che mantenere irrelato dal contesto sociale lo sport e il calcio sia un reato intellettuale, gli ultimi giorni hanno fornito spunti interessanti. Vediamo di tenerli insieme, giustapponendo le tessere del mosaico. Cominciamo dal calciomercato. La pantomima più gustosa è stata certamente la vicenda di tal ventenne serbo Milinkovic-Savic. Conteso da più squadre, tra cui la Lazio, pareva essere stato acquistato dalla Fiorentina. Non si parla di noccioline anche se ormai il cosiddetto e truffaldino fair-play finanziario (non si compra se non si vende) introdotto da Platini, presidente dell’Uefa e attuale pretendente alla carica di Blatter, presidente della Fifa, ovvero dall’Europa al mondo, è andato a farsi benedire: una decina di milioni, euro più euro meno. Così sabato lo spilungone del Genk era a Firenze per la firma e le visite mediche. Dopo un paio d’ore di tentennamenti lacrimosi, invece, la dirigenza della Fiorentina s’è stufata e l’ha mandato a quel paese. Pare che fosse la fidanzata a non gradire. Al di là del grottesco ma non inedito della vicenda, è abbastanza curioso che in pastoie di questo tipo capiti spesso proprio la Fiorentina. Tre anni fa fu con Berbatov, atteso all’aeroporto e invece autodirottato da un’altra parte. Poi, rifiuti di prolungamento di contratto a parte, vedi prima Montolivo e poi Neto, c’è stata la bagarre Montella, quindi la telenovela Salah.

    Un po’ troppi indizi sempre sullo stesso assassino, non vi pare? E’ probabile che sia il maggiordomo… Detto altrimenti, c’è chi fa notare come nella società del giglio regni la confusione, con una serie di appunti precisi. I Della Valle non sono abbastanza presenti, specie Diego, e si sono barricati fuori dal club dietro una pletora di dirigenti, quasi tutti magari manager all’altezza (ma è da vedere), di sicuro estranei al mondo del calcio. Che come ognun sa è certamente un’azienda ma anomala, anomalissima. Di qui la nebbia che regna a Firenze sul piano dirigenziale e decisionale. Chi sono, o chi vorrebbero essere i Della Valle? Perché non promuovono il vivaio conterraneo (Rugani dall’Empoli alla Juve come tanti altri prima non è segno come minimo di disattenzione? Ecc.ecc)? Hanno intenzione di fare come i patron dei grandi club oppure sono dei Pozzo dell’Udinese ma a Firenze (peraltro senza la struttura specifica di quest’ultimo, che da decenni con il pallone ci guadagna)? Questo sotto gli occhi della gleba tifosa che non riesce a seguire quasi nulla.

    Ma alle domande strettamente calcistiche di solito comunque non poste, si aggiungono appunto quelle extracalcistiche: come intende usare la Fiorentina, in terra di Renzi, nell’attuale temperie politica, in cui se la prende moltissimo col premier e annuncia “scese in campo” un po’ alla sperindio? Che idea ha della politicità del calcio in questo momento? La confusione del club è casuale o voluta? Se si pensa ai rapporti tra Milan e Forza Italia degli ultimi vent’anni abbondanti per il tramite dell’ex Cav, si ha un’idea di quello che voglio dire. Il calcio come cassa di risonanza ma insieme come cuscinetto mediatico tra politica e affari. Non solo. C’entra anche la giustizia, secondo punto cui mi riferisco.

    Giorni fa la “Gazzetta dello Sport” ha fatto una bella e piena intervista al Procuratore Capo di Cremona, Roberto Di Martino, a proposito dell’inchiesta “Last bet”, quasi 5 anni su scommesse e partite truccate. Tra i rinviati a giudizio anche il Ct Conte, invece solo sfiorato dalla giustizia sportiva con lo scherzetto dell’omessa denuncia (qualche mese di squalifica, e stop, a tarallucci e vino). Di Martino ha detto cose tremende sul calcio, la sua gestione, la sua giustizia interna. Nessun riscontro in giro. Per capirci, qui c’avremmo (forse) aperto il giornale… Qual è il nesso con il resto? Che Di Martino e il Gip Guido Salvini, capisaldi di queste indagini, sono anche – ma tu guarda – due figure di rilievo dell’inchiesta sulla strage di Piazza della Loggia, a Brescia, sopravvissuta al tempo e appena conclusa in Appello dopo 41 anni. Voglio dire che tenere insieme il calcio e lo sport con il resto è ancora e sempre di più indispensabile in una società magmatica come la nostra. Anche nel caso del Di Martino “calcistico”, ci sarebbe voluta maggior applicazione e serietà mediatiche, cosa che non è stata, almeno finora. Il mosaico non può essere spezzettato, pena la mancanza di comprensione.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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