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    04
    lug.
    2015

    L’Unione europea alla guerra contro i migranti nel Mediterraneo

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    EU-Innenminister reden über Flüchtlingswelle

    di Antonio Mazzeo

    L’Europa fortezza ha scatenato una vasta offensiva militare nel Mediterraneo per impedire il flusso di migranti dall’Africa o dal Medio oriente verso le coste dell’Italia e della Grecia. Unità navali, aerei da guerra, elicotteri, velivoli senza pilota pattugliano giorno e notte le acque con il solo scopo di monitorare rotte e traffici, mentre quasi nulla viene fatto per potenziare le operazioni SAR di ricerca e soccorso in caso di naufragi. L’obiettivo a medio termine è quello di proiettare ancora più a sud la frontiera Ue, occupando militarmente i porti e le città costiere della Libia e della Tunisia, trasferendo in Africa centri di “prima accoglienza” e strutture detentive per migranti, rifugiati e richiedenti asilo.    

    Dal 2004 c’è un’agenzia europea, Frontex, a cui è affidato il ruolo di predisporre e gestire le operazioni, sempre più spesso semiclandestine e illegali, di guerra alle migrazioni e ai migranti in fuga dai conflitti che insanguinano il pianeta (in Europa orientale, Africa, Medio oriente, Asia sud-orientale, ecc.). Istituzionalmente Frontex ha il compito di coordinare le attività degli Stati membri Ue nel controllo delle frontiere esterne marittime, terrestri e aeree. Negli anni, l’agenzia ha assunto la guida di molteplici e complesse attività di sorveglianza del Mediterraneo, delle frontiere terrestri tra Grecia e Turchia e nei Balcani e, grazie ad alcuni accordi di esternalizzazione dei controlli anche in Bielorussia, Moldavia, Ucraina, Georgia, Capo Verde, Nigeria, Mauritania, Libia, Egitto, Senegal. L’agenzia europea si occupa inoltre di rimpatri forzati (Joint Return Operations): dal 2006 al 2013 Frontex ha partecipato a 209 operazioni congiunte di rimpatrio, in collaborazione con gli stati Ue, che hanno coinvolto 10.855 migranti.

    Sin dalla sua nascita, l’agenzia europea ha avuto a disposizione costosi strumenti militari e d’intelligence; nel 2010, Frontex era già dotata di 26 elicotteri, 22 aerei leggeri, 113 navi, 476 apparecchiature elettroniche (radar mobili, video termici, sonde e detector). Se nel 2005 il budget assegnatole annualmente era di 6 milioni di euro, nel 2011 esso ha superato i 118 milioni; complessivamente nel periodo 2007-2013 Frontex ha ricevuto finanziamenti per oltre 285 milioni di euro. L’Unione europea assegna ulteriori fondi all’agenzia di controllo delle frontiere con il programma di ricerca e sviluppo FP7, consentendole di sperimentare e acquisire sistemi militari sempre più sofisticati, droni, ecc.. Grazie all’organizzazione di seminari, workshop e vere e proprie fiere internazionali di armi, software e attrezzature d’intelligence, Frontex ha assunto un ruolo chiave per la promozione e lo sviluppo del complesso militare-industriale-finanziario europeo. Ciò ha contribuito a condizionare pesantemente le scelte dell’Unione europea nel settore delle politiche migratorie e della protezione dei rifugiati. Mentre vengono dilapidate risorse ingentissime per l’acquisto e l’implementazione di muri e recinzioni, sistemi di sorveglianza e per il pattugliamento delle frontiere esterne, Bruxelles ha progressivamente ridotto le spese per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Secondo quanto documentato da Amnesty International nel rapporto Il costo umano della Fortezza Europa: le violazioni dei diritti umani nei confronti dei migranti e dei rifugiati alle frontiere d’Europa (luglio 2014), tra il 2007 e il 2013 l’Ue ha speso quasi due miliardi di euro per “proteggere” le sue frontiere esterne e appena 700 milioni per assistere i richiedenti asilo e i rifugiati giunti in territorio europeo. Ancora più sbilanciato, nello stesso periodo, il rapporto tra le diverse voci di spesa in Italia: a fronte di 250 milioni di euro per militarizzare i confini in funzione anti-migranti, i vari governi succedutisi alla guida del Paese hanno destinato solo 36 milioni per l’accoglienza di migranti e richiedenti asilo (7 volte in meno), con tutte le distorsioni e le illegalità prodotte dal sistema criminogeno delle false emergenze “invasione” e della falsa assistenza in centri detentivi e semidetentivi (CIE, CARA, Centri di prima accoglienza, ecc.), come evidenziato dalle numerose inchieste giudiziarie in corso.

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