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  • Oliviero Beha
     
    19
    ago.
    2015

    Il Governo Renzi, le tasse di ieri e quelle di oggi

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    Matteo Renzi
     
    Matteo Renzi

    Dove ti volti senti quasi dappertutto parlare di tasse, per una generale lamentazione, tra papaveri e papere. E’ vero che un mesetto fa Renzi ha promesso un taglio fiscale di 50 miliardi nei prossimi 5 anni, ma – come dire – l’impegno ha suscitato un leggero scetticismo da parte delle opposizioni (dove prenderà i soldi?) e temo anche dei contribuenti. Poiché l’argomento è cruciale, su ispirazione dell’ex avvocato dello Stato Emilio Zecca, noto su queste pagine per la sua battaglia costituzionale contro il Porcellum e l’Italicum, ho fatto un piccolo esperimento.

    Non si dice forse che è il passato che deve illuminarti il presente e che un Paese (come il nostro) senza memoria non riesce ad avere un’identità sufficiente a prefigurarsi il futuro? E dunque… Non ho fatto altro che andare sul web a cercare il testo unico delle imposte dirette del 1958, nutrito della dottrina del Ministro competente di allora, Ezio Vanoni, e di Pasquale Saraceno. Erano tra quei cattolici lungimiranti che nel cosiddetto codice di Camaldoli, nel ’43, quindi in piena guerra, pensavano al dopo, alla ricostruzione dell’Italia. E poi alla sua Costituzione cui si sta mettendo improvvidamente mano, e al governo democristiano di quegli anni propedeutici al boom economico. Che dice in proposito la Costituzione all’art.53 ? “Tutti sono tenuti a concorrere alla spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Di progressività? Interessante. Ancora più interessante se confrontato con le attuali aliquote Irpef, magari commisurando il dicembre ’58 e il dicembre 2014. Qualche numero di allora, aggiornato ad oggi, ci dice cose molto intriganti. E deprimenti. Intanto si andava per moltissimi scaglioni dalle 240mila lire annue non tassate ai 500 milioni tassati al 50%.

    Oggi abbiamo 5 sole fasce, dal 23% fino a 15 mila euro al 43% oltre i 75mila euro. La prima tassazione era al 2% da 240mila a 245mila (oggi 3.360 euro) crescendo gradualmente di centesimi. Per esempio un milione di lire era tassato al 3,17. Oggi sarebbero 13mila 715euro ma tassati al 23 %.Andiamo ai 10 milioni di lire, nel ’58 tassati all’8,11, che oggi sono 137mila155 euro, ma tassati al 43%. Fino ai 100 milioni di allora tassati al 23,43% che oggi sarebbero un milione371mila554 euro ma tassati sempre al 43% come ultimo scaglione odierno.

    Il nocciolo è dunque che la progressività e l’equità del ’58 ce le sogniamo, alla faccia della Costituzione. Oggi si prende a raffica dalle fasce più deboli, più facilmente identificabili, e assai meno da quelle di più alto reddito. Non solo. La riduzione a 5 fasce va in direzione contraria a quella progressività di cui sopra. E l’osservazione immediata che a differenza di quegli anni da qualche decade godiamo di un Welfare per di più costoso è lontana dal motivare le enormi differenze fiscali con allora. Oggi i plutocrati italiani guadagnano ben più dei 500 milioni di vecchie lire tassati al 50%, equivalenti a 6milioni e 800 mila euro, ma la fiscalizzazione (al 43%) è in confronto ridicola. Quindi se il governo Renzi dovesse davvero metter mano alle tasse, non si tratterebbe di ridurle di 50 miliardi, come slogan fine a se stesso, ma di reintrodurre un minimo di equità e decenza fiscale, evitando di tartassare le fasce deboli sorridendo gratuitamente a quelle più ricche. Ricorrendo al confronto con gli anni ’50, questa direzione politica sarebbe l’unica in grado di riequilibrare lo stato delle cose fiscali, riprendendo in mano quell’art. 53 di una Costituzione che si sta facendo per altri versi a brandelli.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    20/08/2015 alle 23:13
    A tu per tu di corbucci ritengo che sia la pietra miliare del cinema brillante all'italiana , da rivedere la mattina appena svegli prima che gli altri si mettano in viaggio

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