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  • Oliviero Beha
     
    12
    ago.
    2015

    Le crociate parlamentari di Matteo Craxi

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    renzi-telefono-675

    Siamo un Paese che ha trasformato la politica in una lizza tra lacché renziani e gufi antirenziani nella quale al massimo combattono come “pupi” Staino e Cuperlo. Intanto tutti gli indicatori della realtà socioculturale (non soltanto economici) scolorano e le nuove generazioni sono a spasso. Così non è semplice mettere a fuoco un aspetto che rischia di essere determinante: l’irreversibilità di Matteo Renzi. Scrivevo alla vigilia delle ultime elezioni amministrative che a mio avviso Renzi non era il clone di Berlusconi benché ormai sempre più spesso venga considerato come tale dai suoi avversari, bensì “semplicemente” la sua continuazione, con le differenze del caso tra le due figure e le due epoche: troppo evidente quella tra l’uomo d’affari extra-politico cui destra e sinistra sembravano solo convenzioni da sfruttare e il giovane onnivoro di potere che fin dall’inizio della sua carriera di amministratore provinciale aveva già piallato i trucioli del passato, che palesemente non gli interessavano e non gli interessano.

    C’è piuttosto nella parabola politica di Renzi molto di craxiano aggiornato a tempi in cui la politica si sfrangia nei tweet e nelle parole irrelate dalle azioni. Certo, la preparazione d’antan di uno come l’ex leader socialista Matteo se la sogna, ma neppure ne sente il bisogno: casomai ne riprende il piglio trent’anni dopo, senza avere però intorno concorrenti al contrario di ciò che accadeva a Craxi nel dopo-Berlinguer, con il patto del camper ed il CAF. Mentre Bettino ha oggettivamente sfaldato il Partito Socialista, storia e cronaca (giudiziaria) alla mano, Matteo sta minando alle radici peraltro fragili, da fusione fredda tra Ds e Margherita, il Partito Democratico. Sempre meno democratico, stando a comportamenti ed atteggiamenti di una maggioranza militarizzata verso una minoranza ondeggiante tra la resistenza e il reducismo.

    Nel prossimo voto al Senato o sposa di nuovo morganaticamente Berlusconi oppure deve fare concessioni legislative e di immagine alla minoranza, smontando un pezzo della sua corsa verso il Pup, Partito Unico Personalizzato. In entrambi i casi non sarà più come prima. Ma il punto nodale è l’irreversibilità di questa marcia renziana. Temo che dopo le crociate del premier non si possa più tornare indietro, e che quindi se si dovesse rivelare fallace la sua scommessa su se stesso, poi ne pagheremmo conseguenze tuttora almeno all’apparenza non analizzate.

    Prendiamo l’Italicum: se dovesse essere bocciato dalla Consulta saremmo al grottesco. Un Parlamento già delegittimato per la prima volta nella storia Repubblicana da una sentenza avrebbe votato sotto sferza governativa un altro Porcellum, senza “desuinizzare” il primo. Sarebbe come rendere inoffensiva la Corte Costituzionale, disarmandola. Idem e peggio con il Senato: se sono i consigli regionali a indicare i senatori, si dà per scontato che le Regioni siano eterne e inabolibili. Alla faccia della Costituzione. E questi sono danni irreparabili. Ma passando dal Palazzo alla Piazza, come ci si immagina un successore di Renzi? Sarebbe possibile tornare alla politica com’era, ammesso che ci piacesse? Oppure Renzi, molto più del Craxi colpito e affondato tra la Prima e la Seconda Repubblica, molto più del Berlusconi creatura del maggioritario (sia pure incompiuto e straccione), sarebbe stato solo il primo dei leader di questo tipo, tutto media e promesse senza verifiche, un populista senza popolo, un azzeratore di differenze, un omologatore di mezzi e fini in funzione del proprio potere? Avendo antropizzato di gufi e lacché un Paese con un’opinione pubblica ormai disassiata…?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    1
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    Bruna Gazzelloni .
    12/08/2015 alle 20:38
    Non mi sembra ci sia bisogno di aspettare il responso della Corte Costituzionale sull'Italicm per prendere atto che Renzi l'ha già resa irrilevante non sognandosi minimamente di rispettare la sentenza che avrebbe dovuto obbligarlo a risarcire tutti i pensionati che avevano sibito blocco della perequazione per tutte le pensioni superiori a tre volte il minimo INPS. Ha rimborsato un minimo di quanto gli imponeva di fare il responso della Corte ed è sembrato perfettamente normale...

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