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  • Oliviero Beha
     
    24
    ago.
    2015

    Lungo è il cammino da Totti a Bolt

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    Usain Bolt
     
    Usain Bolt

    Mentre aspettavo davanti al televisore la gara dei 100 metri dei Mondiali di Pechino, nel fantasmagorico stadio a “nido d’uccello”, lunghi minuti con i nove finalisti a ondeggiare dietro i blocchi e davanti alle telecamere, cercavo di ricordarmi quale fosse stato l’ultimo italiano presente in una finale della specialità, mondiale od olimpica. Forse Pavoni… ma torniamo ai tempi di Pietro Mennea. Intanto il primatista leggendario Usain Bolt evitava le solite sceneggiate e si mostrava più compunto e preoccupato del solito. Ci credo: mezzo mondo dava favorito il rivale Usa, olimpionico ad Atene e poi recuperato dal doping, Justine Gatlin, con migliori tempi stagionali nelle gambe, apparente sicurezza e maggior reattività nei turni eliminatori di Pechino. Poi il lampo, la conferma che di Bolt ce n’è ancora uno solo, il controllo della gara appena davanti a quello che restava “l’altro”. E quindi un po’ di spettacolo a nervi distesi da parte del più titolato campione di sempre dell’atletica leggera ormai da una decina d’anni. Veloce Gatlin, certo, ma irrimediabilmente deuteragonista di fronte al migliore, anche se appena acciaccato forse più di spirito che di forma.

    Senza scomodare Andreotti, la vittoria logora chi non la ottiene, come i record, ma logora anche i vincenti esposti a una pressione che gli sport di squadra neppure si sognano. Il calcio, che pure è un gioco trasfigurato in business, in questo senso potrebbe accampare il rigore decisivo, è vero: ma succede ogni tanto mentre per le discipline individuali, in primis per i 100 m. in cui ogni frazione di secondo si compone o scompone come determinante per la gara, accade tutte le volte. Ma subito dopo il trionfo del giamaicano, da anni al proscenio in buona compagnia di conterranei che hanno studiato negli Usa oppure vengono allenati da tecnici americani, di nuovo mi sono chiesto dove fossero gli italiani. E per ora non solo nella gara simbolo dell’atletica leggera e di maggior godimento anche per i profani, ma in tutte le gare: dove erano gli italiani? E’ vero, abbiamo appena gioito per i successi nel nuoto e nella pallavolo giovane, benedetti da Renzi alla velocità di Bolt, ma ecco che subitaneamente la disciplina regina dello sport per antonomasia ci tratta come ospiti indesiderati. Noi, che vorremmo ospitare le Olimpiadi sia pure temo per tutt’altro genere di motivi?

    Noi calcistizzati, che abbiamo atteso come una gigantesca messa laica la ripresa del campionato, mescolata ai botti finali del calciomercato anche se il campo ha già cominciato a mostrare le differenze tra un album di figurine e le squadre vere e proprie. Quelle che riescono a darsi un’identità, esattamente come le persone, che hanno dei connotati, qualunque sia il risultato sul terreno, e non paiono glomeri più o meno casuali di api richiamate dal miele del denaro per ingrassare se stessi e i loro procuratori. Noi che quando c’è la Nazionale, dalla cima ventosa delle istituzioni giù giù a “schiovere” fino al popolino, ci trasformiamo in Commissari Tecnici e ci lamentiamo che sia debole e non si faccia abbastanza per i vivai, fregandocene invece che tutto l’establishment sportivo sia contento così e non noti quasi che “nessun atleta italiano va in finale ai Mondiali”, almeno per ora. Ma anche in campionato, dove sono gli italiani? Le prime tre squadre dello scorso anno hanno schierato titolari cinque italiani la Juventus (una rarità, che infatti poi paga…), due la Roma e due la Lazio. Dunque 9 su 33. Ed è rimasto fuori, a languire in panchina per tutto il tempo, Totti l’anziano, il vetero, il Capitan Passato. Mentre il Verona sguinzagliava Toni, un anno meno del Re di Roma (Totti, non Casamonica…).

    Tutti i soldi spesi per gli stranieri andrebbero motivati molto meglio: è davvero scelta tecnica, è perché i nostri costano troppo, ci sono ragioni di fiscalità occulta che spingono per acquisti oltre confine ecc.ecc.? Di sicuro la preoccupazione maggiore dei principali club nostrani è spartirsi i milioni in crescita dei diritti tv piuttosto che considerare il movimento pallonaro del suo complesso. Siamo avviati come al solito, come se non peggio degli ultimi anni: che vuol dire l’assalto di un gruppo di ultras laziali a un pullman di supporter bolognesi, sabato sera, prima della partita di Roma? Vogliono rassicurarci anche sul futuro che non cambierà nulla? Lungo il cammino da Totti a Bolt…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    andrea barsotti .
    24/08/2015 alle 18:09
    In atletica leggera sono diversi anni che assistiamo ad una penuria imbarazzante di risultati ma qualche cosa si sta muovendo in ambito giovanile grazie anche all'apporto dell'ex campione olimpico Stefano Baldini. Solo qualche nome che nel prossimo futuro dovrebbero darci delle belle soddisfazioni: Chiappinelli yohanes, Yeman Crippa, Filippo Tortu, Marta Zenoni.
    gianni .
    24/08/2015 alle 14:46
    veramente chi segue il calcio sono anni che si chiede del perchè di tutti questi "miracolati" stranieri che trovano posto solo nella serie A a scapito di promettenti (nelle giovanili) ragazzi italiani. Gli unici che rinunciano ad approfondire sono i media che vivono dello stesso business. Un caso?

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