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  • Oliviero Beha
     
    17
    ago.
    2015

    Ma davvero vogliamo le Olimpiadi a Roma?

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    Ma davvero vogliamo le Olimpiadi a Roma?
     
    Ma davvero vogliamo le Olimpiadi a Roma?

    La vigilia di Ferragosto deve essere risultata piuttosto mossa per il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, principale azionista dell’azienda “Come ti organizzo le Olimpiadi a Roma”. Dopo la rinuncia alla candidatura da parte di Boston, e restando Parigi una delle città più accreditate, sembra sul punto di saltar fuori dal cilindro Usa quella di Los Angeles. Ipotesi in teoria e in pratica fortissima, tanto da far definire la metropoli californiana “la città ideale per i Giochi” da parte del suo sindaco. Ignazio Marino, occupato da trasporti, monnezza e varia disumanità, non è mai arrivato a tanto. Ci sono gli impianti dell’edizione del 1984 – dopo quella “premoderna” del ’32 – in rampa di veloce aggiornamento pronti a rendere LA appetibilissima per il CIO.

    Ma facciamo un passo indietro. Perché Boston ha rinunciato? Perché c’è stata una sollevazione della cittadinanza contro la prospettiva di ospitare per la prima volta i Giochi, benché le tradizioni sportive, gli impianti e la cultura locomotoria bostoniane certamente facciano impallidire quelle del Campidoglio. Eppure la comunità della capitale del Massachusetts si è pesantemente ribellata, e il sindaco ha dovuto astenersi dal presentare la candidatura. Non risulta che Obama sia intervenuto nella faccenda, come invece ha fatto Renzi ormai mesi fa, scendendo in campo (e sì, lo so, la formula vi prude, ma è quella…) a fianco del CONI. A questo punto urge prendere esempio civico da Boston, indicendo almeno un referendum tra i romani per sapere se davvero sentono questo bisogno impellente di Olimpiadi, in una città trafitta dalle contraddizioni e da una regressione palpabile quasi da ogni punto di vista. Ma questo referendum dovrebbe essere indetto da subito, così da evitare, se il parere della maggioranza fosse negativo, il bis del 1996, quando Roma fu candidata per i Giochi del 2004 poi andati ad Atene con le conseguenze economiche che tutti hanno sotto gli occhi. Mi riferisco alla costosa nascita di un Comitato Promotore, che simpaticamente Malagò affiderebbe alla cura di Luca Cordero di Montezemolo evidentemente non pago delle esperienze precedenti (do you remember “Italia ‘90”?), né sufficientemente occupato in aerei (Alitalia), treni (Italo) e altre amenità di impresa.

    Un referendum popolare capitolino a favore suffragherebbe le scelte renziane e sarebbe anche un piccolo test su di lui e il suo ruolo guida in un Paese in cui politicamente si è buttata la chiave dei seggi… Naturalmente mi aspetto che con tale referendum, “Olimpiadi a Roma sì, oppure no”, per far meglio votare i romani vengano snocciolati tutti i costi intanto del Comitato Promotore, per capire come si dice di che morte si deve morire. Se le urne bocciassero l’ipotesi, Renzi, Malagò e Marino avrebbero motivi fondati per indietreggiare, come ha fatto il sindaco di Boston, Walsh, con il duplice vantaggio di risparmiarsi anche le spese iniziali in un momento in cui gli indicatori economici nostrani non si sollevano dalla crisi. E non vedrei questo snodo referendario solo come un’opportunità per evitare un nuovo Kolossal quanto mai dubbio (il popolino direbbe “basta con queste cazzate”), bensì anche come occasione di un dibattito pubblico sullo stato dello sport in Italia.

    Sul piano governativo non ha neppure un Ministro, sul piano del coordinamento sport-salute-scuola-ambiente solo a parlarne si passa per marziani dopo decenni di crassa incultura sportiva, sul piano mediatico salvo rare eccezioni c’è una generale grancassa che “smercia” lo sport, a partire da quel travisamento sportivo che è il calcio, solo come un prodotto non possedendo la minima idea di “servizio”, di utilità del cittadino.

    Lo so, sembrano vaneggiamenti anacronistici. E dalla sua villa di Sabaudia Malagò portando le mani a visiera e guardando lontano, a parte la rottura di scatole di Los Angeles pensa piuttosto alla Roma di cui è grande tifoso, commentando sulla spiaggia le prodezze di Dzeko e Salah. E lui è il presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, pensate agli altri… Il tutto mentre la cronaca ci dà due notizie da sorbire insieme dopo averle ben shakerate, per vedere l’effetto che fa: tra il 2008 e il 2013 i risparmiatori italiani hanno tagliato i consumi di 67 miliardi, più di tutti gli altri europei messi insieme; quest’estate il calcio italiano ha speso nel mercato estivo a due settimane dalla chiusura oltre 400 milioni di euro, secondo solo a quello inglese, più del doppio dell’anno scorso… Non si vorranno mica organizzare le Olimpiadi su queste basi farlocche, vero?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Malefico .
    18/08/2015 alle 13:35
    il problema che queste persone per rimanere attaccate alla poltrona sono disposte a tutto, compreso il nostro presidente del consiglio che cerca accordi con B in tutti i modi. pertanto le olimpiadi, per le quali noi non siamo pronti, sono l'ennesimo progetto che mette in moto una macchina di distruzione mediatica senza soffermarsi sui i problemi veri che abbiamo.
    Dopp. .
    17/08/2015 alle 22:44
    Certo che la Roma americana sta incominciando a spendere stile nba, alla faccia dei gufi con le solite operazioni prestiti con interessi, progetta stadi e fa conferenze alla grandeur, il momento è favorevole..c'è liquidita, il mercato è in fermento si " sblocca litLia"..si sbloccano i cantieri
    Stefano .
    17/08/2015 alle 19:10
    Periodicamente, serve qualcosa di sempre nuovo e diverso su cui mangiare, su cui alimentare la corruzione, in perfetto Italian Style. Finite le olimpiadi invernali di Torino, l'Expo. Finito l'Expo, servono le olimpiadi, finite le olimpiadi, servirà qualcos'altro, che so, i mondiali di calcio, potrebbero essere papabili. Ferme restando le mangiatoie continuative, A3, tav, metro di Roma, mose...

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