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  • Oliviero Beha
     
    10
    ago.
    2015

    Una pioggia di milioni sul calcio malandrino

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    Il campo di calcio dove si è disputata la Supercoppa italiana a Shanghai
     
    Il campo di calcio dove si è disputata la Supercoppa italiana a Shanghai

    L’impresa “agonistica” più impressionante di questi ultimi giorni ha il nome di un quarantenne sudanese, Abdul Rahman Haroun: è vero, la sua è una “disciplina” molto particolare, di un’infinita tragicità, ma se agonismo e agonia hanno la stessa radice greca e ciò che ha fatto Haroun è anche fisicamente qualcosa di eccezionale, vale la pena di rimarcarlo. L’uomo è un migrante che si è fatto al buio, in un giorno, a piedi, nei 90 cm tra la parete e il binario su cui corrono i treni ad Alta Velocità tra Calais e  il Kent, gli oltre 50 km del Tunnel della Manica, per poi essere arrestato dalla polizia inglese. Se questa è una misura della disperazione, possiamo regolarci di conseguenza.

    Per tornare ai nostri montoni di tutti i giorni, l’evento più grottesco è rappresentato invece dalla telecronaca di Juventus-Lazio da Shanghai per la Supercoppa italiana. Per una pura questione di soldi si è giocato lì come già in passato (dai cinesi sono arrivati 1,5 milione di euro a club più 300mila alla Lega Calcio), in uno stadio pieno, su un terreno miserando e con riprese cinesi in mondovisione. Orrende, al limite del ridicolo, come sapete: affidate a una produzione cinese da Infront, la società che gestisce per conto della Lega suddetta gli eventi e ha un passato e un presente contigui a Mediaset. Curioso, le altre partite amichevoli arrivate dalla Cina nell’ultimo mese sui canali Mediaset erano di buona fattura televisiva, quella dell’altro ieri su Rai 1 invece un disastro… E davanti ai teleschermi c’erano oltre 4 milioni e 600 mila telespettatori, un italiano su tre tra quelli con la tv accesa. Ma tutto questo in buona parte già lo sapete, o almeno lo avete letto ieri su queste pagine. Ho cercato la versione dei fatti nel principale quotidiano sportivo de’ noantri, la Gazzetta dello Sport, che ha dedicato le prime sette pagine intieramente all’evento, a partire dal titolone ovvio sulla Juve vincente in prima.

    Ebbene, sull’aspetto televisivo, che giocandosi a Shangai ha riguardato pressoché tutti gli italiani interessati, c’era solo un pezzetto, troppo scarno e impaginato con troppo poca evidenza per rendere l’idea di che cosa fosse successo e del giro di interessi bianconeri ( non nel senso juventino…) da ricostruire dietro quelle riprese. Cito l’esempio perché in questo caso o ci fanno o ci sono: o preferiscono lasciare i tifolettori nell’ignoranza o sottovalutano di gran lunga il peso di una tale vicenda. E poi ci si domanda perché il mondo del calcio e più in generale la società italiana affondano vieppiù nel becerume. C’è un forte contributo mediatico a spingere in questa direzione. Si obietta che allo “sportivo” (virgolettato, perché ahimé temo sia una specie quasi estinta) interessa piuttosto sapere come hanno giocato le due squadre, gli acquisti che fanno ecc. ecc. E’ esattamente il criterio con cui in politica, in economia e nei vari generi di cronaca ci si ferma in superficie e tutti credono di sapere mentre non si sa quasi niente.

    Quello che si sa è, a proposito di calciomercato a due settimane dal campionato, che la Juventus ha cambiato pelle tattica ma resta la più forte, avendo investito bene i suoi denari, tra l’altro italiani: per un Tevez, un Vidal o un Pirlo che vanno, c’è un Mandzukic e un Dybala (e un Khedira, e uno Zaza) che vengono. Dietro hanno speso frotte di milioni (italo-americani, indonesiani e thailandesi…) la Roma, l’Inter e il Milan, che adesso debbono vendere non tanto o solo per una questione di bilancio ma di truppe di giocatori da smaltire, né più né meno che se fossero figurine. Più oculate la terza e la quinta dello scorso torneo, la Lazio e il Napoli, la prima contando su un organico soddisfacente e rinforzato, il secondo su una rivisitazione completa a partire dal tecnico.

    L’impressione generale, comunque, è che a parte la lungimirante Juventus le altre non coltivino progetti a lungo metraggio, giacché si privano di giovani propri come Bertolacci, forse Romagnoli, El Shaarawy  (è italiano…) ecc. Fa eccezione la Fiorentina, che conserva i Bernardeschi e i Babacar ma risente del braccino corto della proprietà. Il fratello sportivo dellavallesco, Andrea, vorrebbe potenziare la squadra per difendere o migliorare il quarto posto degli anni scorsi, ma l’astuto Diego pensa solo allo stadio e casomai a vendere (anche la società, se se ne presentasse l’occasione?), non a comprare. Così nelle trattative la Fiorentina o esce perdente o sembra sempre che le manchi un euro per completarle. Peccato.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    11/08/2015 alle 23:32
    alteo che province o regioni, aboliamo la giustizia sportiva! Tanto lo abbiam capito che certi personaggi non si devono toccare, altri sfiorare..altri devono esser riciclati per fare le solite giravolte di danari sporchi i ricettacoli giocondi di sommesse scommesse..

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